IL BANCARIO

   "I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono che il sen. Andreotti ha coltivato amichevoli rapporti con gli stessi boss mafiosi, ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui; ha omesso di denunciare la loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella" (sentenza corte d'Appello, 2 maggio 2003, confermata in Cassazione)

 



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sabato, 10 giugno 2006
 

La difesa di Lidia

Lidia Menapace (tratto da LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO, n.1322, 10 giugno 2006)

Da dove cominciare? Mi piacerebbe cominciare dal fondo, cioe' dalle tante lettere di solidarieta', non solo da chi mi aspettavo, da voi compagne e compagni pacifisti femministe nonviolenti, ma da studenti, madri di ragazzi e ragazze tenuti in carcere addirittura senza accuse precise, genitori di figli portatori di handicap che temono i tagli morattiani degli insegnanti di sostegno, soldati democratici, che sperano in una democratizzazione e sindacalizzazione delle forze armate, insomma un vasto mondo non conosciuto che pero' e' capace di indignazione, punto di partenza di qualsiasi presa di posizione etica. Pero' vi devo dare un resoconto e quindi ecco una sommaria cronaca.
postato da fcaffa | 12:00 | commenti | link
politica, nonviolenza, sinistra



venerdì, 03 marzo 2006
 

Crescere, che passione

Pierluigi Sullo, Carta

Scusate la battuta facile, ma non ho resistito. Ascoltare Guglielmo Epifani che con tono luttuoso ha aperto il congresso della Cgil, e tutto il dibattito che è seguito all'annuncio dell'Istat,mi ha veramente turbato. Lutto nazionale: il Prodotto lordo italiano del 2005 è cresciuto dello zero per cento. Si sono persi un milione e rotti di posti di lavoro, si presume che siano aumentati i non posti di lavoro precari e super precari. La crescita del Pil è percepita unanimemente, da destra e sinistra, sindacati e industriali, come un bene in sé, a prescindere. Come quando piove e si evita la siccità. Un fenomeno naturale, appunto. E benefico. Dopo di che, sinistre a destra, sindacati e industriali litigano su come farla ripartire, la crescita ["L'Italia riparte" è infatti il titolo principale della campagna di Prodi]...


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postato da fcaffa | 23:59 | commenti | link
politica, sinistra



venerdì, 02 dicembre 2005
 

Il dibattito, sì

Va bene, obiettivo numero rispedire ad Arcore il cav. Berlusconi. Ma per il resto ? Sanità, istruzione, lavoro, scuola, immigrazione e via enumerando: quale razza di programma sta preparando l'allegra brigata dell'Unione e, soprattutto, quali sono le idee forti che può convogliare la sinistra? Per cercare di capirci qualcosa ho ridato vita a uno spazio creato mesi fa e ben presto abbandonato. È una specie di cassetto nel quale depositerò, sino alle elezioni del prossimo anno, provocazioni, contributi e articoli scovati nel mio vagabondare per la Rete. Con un grandissimo sforzo di fantasia l'ho chiamato L'ARCHIVIO DEL BANCARIO. Buona lettura, se non vi addormentate prima.



martedì, 20 settembre 2005
 

Pirlismi

Pierluigi Sullo, Carta, 20 settembre 2005

Chissà se i socialdemocratici tedeschi leggono la Repubblica. E chissà se la leggono Oskar Lafontaine e Gregor Gysi, i due leader di Die Linke, il nuovo partito di sinistra che ha sorpreso tutti aggiudicandosi quasi il 9 per cento dei voti e rendendo un rompicapo impossibile la geometria delle coalizioni di governo, all'indomani delle elezioni politiche di domenica scorsa. Già, perché sul giornale fondato da Eugenio Scalfari, giusto domenica, è comparso un sorprendente articolo di Giorgio Ruffolo, economista e socialista di lungo corso. Sorprendente almeno quanto quello di Giovanni Sartori, che, sul Corriere della Sera, in prima pagina, aveva commentato così il disastro di New Orleans: "Non sarà il mercato a salvarci"...
postato da fcaffa | 20:58 | commenti (1)| link
politica, sinistra



lunedì, 09 maggio 2005
 

Terza via? In fondo, a destra

ROMA, 8 MAG - «È paradossale che mentre in Inghilterra si discute apertamente sui voti persi da Blair non solo sulla guerra ma anche sulla politica sociale, i dirigenti del più grande partito di sinistra in Italia, diventino paladini del blairismo al tramonto». Lo sostiene in una nota Gloria Buffo, del Correntone Ds. «Blair ha un grande futuro ormai dietro alle spalle. Non vorrei che da noi ci si appresti alla prova elettorale e di governo - conclude Buffo - con idee e politiche che perdono consensi, oltre a rendere il mondo più pericoloso».

fonte: Articolo 21, 8 maggio 2005
postato da fcaffa | 10:44 | commenti (10)| link
politica, sinistra



sabato, 07 maggio 2005
 

Loro c'entrano

Gloria Buffo, l'Unità Online, 7 maggio 2005

Dove vanno i riformisti Italiani? Non è un domanda oziosa. Se si accostano le prese di posizione di queste settimane sull’uso della forza, l’amministrazione Bush, il papato di Ratzinger, la flessibilità nel lavoro, i diritti degli omosessuali e persino la fecondazione assistita l’opzione moderata e la torsione verso il centro emergono con chiarezza e si accentuano. Tanto è vero che Blair, vincitore delle elezioni ma fortemente ridimensionato in seggi e consensi, è citato ad ogni piè sospinto. Altrettanto frequentemente si prendono le distanze da Zapatero, nitido nel rispettare le promesse sul ritiro dei soldati dall’Iraq, e altrettanto nel distinguere il ruolo della legge da quello della chiesa.

A questo punto è giusto chiedersi se questa corsa al centro è ciò che occorre per vincere le elezioni politiche e soprattutto se l’impianto blairiano al governo è ciò che ci chiede l’Italia di oggi. È vero che il vento di liberazione da Berlusconi che ha soffiato sul voto regionale è potente e non guarda per ora tanto per il sottile. Ma se vinceremo lo farà e temo saranno guai. Guai che si intravedono già ora quando al centrosinistra viene chiesto che scelte farà una volta al governo. Il problema tocca questioni di primordine. A partire dalla flessibilità: è giusto che si sappia se il centrosinistra, una volta al governo si propone di ridurre la flessibilità del lavoro o – come dicono ormai molti riformisti – si impegna soltanto a predisporre un sistema di ammortizzatori sociali in modo che l’inevitabile flessibilità non si traduca sempre e tout court in precarietà. La differenza è molto consistente in termini di politiche del lavoro e politiche sociali e ancor di più in termini di esito sulla vita di milioni di persone. Noi non sappiamo ad oggi quale sarà la scelta. Per ora si registrano le differenti posizioni sulla legge 30...

postato da fcaffa | 17:36 | commenti (4)| link
politica, sinistra



domenica, 17 aprile 2005
 

Le scarpe al chiodo

Jacopo Fo, Il Cacao della domenica, 17 aprile 2005

[...] La Nike ha reso pubblico un rapporto realizzato dai suoi stessi analisti, sulle condizioni di lavoro nelle 700 fabbriche che costruiscono le loro scarpette. Porca miseria, quanti anni sono che rompiamo le palle al mondo con questa storia? Un sacco di benpensanti che ci dicevano che esageravamo a dire che erano dei criminali. Per non parlare dei compagni che ci ripetevano che col nostro boicottaggio degli acquisti non avremmo concluso niente... E adesso la Nike conferma tutte le accuse: violenze fisiche, condizioni di lavoro inumane e tossiche (1), lavoro minorile, ipersfruttamento, aggressioni ai sindacalisti, licenziamenti punitivi. Insomma sono delle bestie. Ora promette di voltare veramente pagina. E lo fa grazie al movimento del consumo etico. Intendiamoci, non credo a una riga delle loro promesse. Sono solo cannibali senz'anima e senza cervello. Prima che mi compri una sola stringa, da loro, devono come minimo salvare più bambini di Madre Teresa di Calcutta. E non li vogliamo solo salvi e ben pasciuti, li vogliamo anche laureati all'Università di Stanford.
Ma il fatto che oggi, su tutti i giornali del mondo, ci sia, per la prima volta in termini così totali, la resa incondizionata di una multinazionale davanti a un mare di accuse è strepitoso! Una multinazionale è arrivata a spendere alcuni milioni di euro per certificare in modo incontrovertibile la propria colpevolezza su tutti i capi di accusa. Se non è una vittoria storica questa...
postato da fcaffa | 17:56 | commenti (8)| link
sinistra, papa gp

 

Da che parte vogliamo andare?

Giovanni Cesareo, il manifesto, 16 aprile 2005

«C'è vita a sinistra, facciamola crescere» ribadisce Valentino Parlato (manifesto, 15 aprile). Giusto, molto giusto. Ma per farlo bisogna, credo, partire o ripartire da alcune affermazioni chiare. Ad esempio. Il centrodestra ha subito una pesante sconfitta nelle elezioni regionali. Il centro sinistra ha vinto nettamente. Bene molto bene. Ma perché Berlusconi ha perduto? Qualcuno dice: perché ha deluso gli italiani, nel senso che non ha realizzato quel che aveva promesso. Dunque, gli italiani vogliono che si realizzi quel che Berlusconi aveva firmato nel suo famoso contratto a Porta a Porta e non ha saputo portare a termine? E agli italiani delusi da questa inadempienza il centrosinistra deve rispondere: quel che non ha saputo fare Berlusconi lo faremo noi se ci manderete al governo? Oppure gli italiani hanno bocciato il centrodestra perché si sono resi conto che la sua politica - anche quel tanto che Berlusconi è riuscito a realizzare - è esiziale per il nostro paese, anzi per qualsiasi società che si voglia giusta e aperta? E, dunque, quel che bisogna fare è presentare agli italiani un programma assolutamente alternativo a quello di Berlusconi e impegnarsi a realizzarlo? La scelta sta qui e non concede, mi pare, tante manovre, verbali e politiche...
postato da fcaffa | 17:16 | commenti | link
politica, sinistra



sabato, 16 aprile 2005
 

Gente che lascia

Oskar Lafontaine lascia la Spd. Leggi qui. Ersilia Salvato e Roberto Sciacca lasciano i Ds. Leggi qui e qui. Anche Asor Rosa aveva lasciato. Vedi qui. E di Folena abbiamo già parlato.


postato da fcaffa | 15:45 | commenti | link
politica, sinistra



giovedì, 14 aprile 2005
 

Da qualche parte bisogna cominciare

Lidia Menapace, il manifesto, 6 gennaio 2005

Dico per titoli i fatti storici dai quali parto: il crollo dell'ipotesi sovietica, la crisi irrimediabile dell'esperienza della socialdemocrazia europea e la sconfitta del '68. E' un elenco che - in modo del tutto sommario e sempre a mo' di titolo di una possibile e auspicabile ricerca analitica adeguata - narro cosi'. Il tentativo fallito di costruire il socialismo mutando la proprieta' dei mezzi di produzione, non il modo di produzione, e l'illusione di potersi servire dello strumento "stato" per fare l'operazione, dimostra che non e' possibile, senza mutare anche il modo di produzione e senza costruire uno stato che non sia - come quello uscito dalla Rivoluzione francese - uno strumento dotato di garanzie giuridiche e di laicita', ma in fin dei conti autoritario e militarista...
postato da fcaffa | 22:00 | commenti | link
politica, nonviolenza, sinistra