|
venerdì, 10 marzo 2006
Alessandro Mantovani, il manifesto
Gigi Malabarba non è di quelli che girano attorno alle cose. Da tempo dice che Nicola Calipari è stato ammazzato deliberatamente per dare un segnale all'Italia sulla questione degli ostaggi, e il mandante morale dell'omicidio si chiama John Negroponte, lo strapotente capo supremo dei servizi Usa per il quale era stato organizzato il posto di blocco volante sulla via dell'aeroporto. La sua, scrive, «è una convinzione istituzionale»...
Leggi tutto
sabato, 04 marzo 2006
fonte: La Repubblica.it
Un anno dopo, scoppia una polemica interna al governo sulla morte di Nicola Calipari. "È un eroe, e Giuliana Sgrena vive grazie a lui". Con queste parole il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha aperto a Roma la cerimonia di commemorazione alla sede del Sismi. "Il suo gesto ha quasi i lineamenti di un'antica tragedia greca ed è stato il tentativo di portare a termine quella missione che tanto lo aveva impegnato, nel silenzio della difficile e rischiosa indagine, della paziente mediazione". Non crede all'idea della tragedia, però, Gianni Letta: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, la teoria del fato è cosa passata, e bisogna agire per conoscere la verità...
Leggi tutto
sabato, 03 dicembre 2005
Sandro Rutolo, blog personale (via Articolo 21)
Dopo la perizia che ha ricostruito quello che e' successo la sera del 4 marzo a Bagdad quando una pattuglia americana fece fuoco sulla Toyota Corolla uccidendo il funzionario del Sismi, Nicola Calipari e ferendo l'ostaggio appena liberato, la giornalista del "manifesto" Giuliana Sgrena, la procura della repubblica di Roma starebbe per incriminare il soldato che apri' il fuoco, l'ispanico tiratore scelto dell'esercito americano Mario Lozano. E' questione di giorni. L'ipotesi di reato sarebbe quello di "omicidio colposo con eccesso colposo in uso legittimo delle armi"...
Leggi tutto
venerdì, 28 ottobre 2005
Salamandra, Articolo 21
Due casi si aggirano per l’Italia, a metà strada tra l’inchiesta giudiziaria e il giallo spionistico: Nigergate e Calipari, ovvero le trame che portarono alla compilazione dei falsi dossier sull’uranio proveniente dal Niger e destinato ale “armi di distruzione di massa” di Saddam, al’origine dela guerra contro l’Iraq; e l’inchiesta della magistratura italiana sull’uccisione del dirigente del SISMI, Nicola Calipari , ucciso dai militari americani a pochi metri dall’aeroporto di Bghada, proprio mentre stava portando in salvo l’inviata del Manifesto, Giuliana Sgrena.
Tranne alcuni articoli su Repubblica e sul Manifesto, nessun servizio è stato realizzato dai TG e GR, come se a parlarne si rischiasse di “disturbare” le amicizie americane del premier Berlusconi.
Ne abbiamo parlato con Giuliana Sgrena.
Leggi l'intero articolo
Calipari, «spararono per uccidere» Non volevano «avvertire», non volevano limitarsi a fermare l'auto. I militari americani che il 4 marzo scorso aprirono il fuoco contro la Toyota Corolla a bordo della quale si trovavano Giuliana Sgrena e Nicola Calipari, uccidendo il dirigente del Sismi e ferendo la giornalista, spararono nell'abitacolo per colpire autista e passeggeri. Il contenuto della perizia della procura di Roma, depositata ieri, contraddice la versione americana dei colpi d'avvertimento sparati contro un'auto che andava a tutto gas. Secondo i periti i primi colpi vennero esplosi quando l'auto andava a 60 all'ora ed era a circa 130 metri di distanza dal posto di blocco, cioè all'altezza della «linea di avvertimento» in cui avrebbero dovuto scattare segnali luminosi o colpi in aria (e non fuoco letale), gli ultimi quando l'auto era a circa 40 metri dalla pattuglia americana ed era ormai quasi ferma. Per i tecnici del pool antiterrorismo del pm Ionta a sparare fu una sola arma, e lo stesso proiettile uccise Calipari e terminò la sua corsa ferendo alla spalla Giuliana Sgrena. Secondo i periti di parte, invece, le armi furono almeno due: chieste nuove verifiche. fonte: il manifesto, 27 ottobre 2005
domenica, 29 maggio 2005
Alessandro Mantovani, il manifesto, 26 maggio 2005
Due armi diverse. Forse perfino di tipo diverso, la mitragliera del blindato e un fucile mitragliatore impugnato da un uomo a terra. La sera del 4 marzo, sulla rampa che porta alla Irish route diretta all'aeroporto di Baghdad, la Toyota Corolla con a bordo Nicola Calipari e Giuliana Sgrena è stata colpita da proiettili che non provenivano dalla stessa arma. Il soldato Mario Lozano non è stato l'unico a sparare. Contro gli italiani ha fatto fuoco almeno un altro militare della pattuglia che presidiava il posto di blocco «volante» numero 541. Cade così ogni residua parvenza di attendibilità per il rapporto conclusivo della commissione d'inchiesta statunitense, quello che i rappresentanti italiani hanno rifiutato di sottoscivere per presentare una loro autonoma relazione. La novità arriva dagli accertamenti tecnici e balistici in corso a Roma sull'auto, ordinati dalla procura nell'ambito dell'indagine giudiziaria sull'omicidio di Calipari e il tentato omicidio di Giuliana Sgrena e del funzionario del Sismi che era alla guida. «Il professor Domenico Compagnini, nostro consulente tecnico - annuncia l'avvocato Alessandro Gamberini che assiste Giuliana Sgrena - ha rinvenuto sull'auto un frammento di proiettile, un frammento sufficientemente grande per poter rilevare la rigatura, l'impronta che permette ai balistici di identificare l'arma che ha sparato. Il frammento tra i vetri dei finestrini o del parabrezza. E il professore ha potuto compararlo, al microscopio, con il proiettile estratto durante l'autopsia di Nicola Calipari e appartenente al proiettile che l'ha ucciso. Le rigature del frammento non coincidono con quelle del proiettile, sono incompatibili»...
venerdì, 13 maggio 2005
Alessandro Mantovani, il manifesto, 11 maggio 2005
L'uccisione di Nicola Calipari e i contrasti tra Usa e Italia hanno aperto tensioni nel governo e una guerra d'apparati che investe il Sismi e coinvolge anche le gerarchie militari e il Viminale, mentre si discute la riforma dell'intelligence. Palazzo Chigi sabato ha diffuso un'insolita nota per censurare «insinuazioni» e «malignità» (non attribuite) e riconfermare la «fiducia» a Pollari «anche nei confronti degli alleati». Le opposizioni invece tacciono, allineate e coperte. «Verità e giustizia per Calipari» o al massimo: «Ritiriamo le truppe». Uno che parla a voce alta è Gigi Malabarba, capogruppo del Prc al senato e membro del comitato di controllo sui servizi (Copaco)...
fonte: ReporterAssociati autore dell'articolo: Umberto Pascali*
New York, 13 Maggio 2005.
Mayne Madsen presenta in questa esclusiva intervista il suo esplosivo ''teorema'' sull’omicidio di Nicola Calipari. Ex analista del National Security Agency (NSA), Madsen ora è un esperto e informato giornalista investigativo. Apparentemente sostenuto da informazioni interne, Madsen ricostruisce la tragedia di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena scavando con caparbietà sul passato, sui legami e le attività di personaggi e apparati ''al di sopra di ogni sospetto''. In questa intervista, Madsen spazia dai rapporti tra enti statunitensi e il regime di Saddam Hussein, i misteri del terrorismo, i giochi pericolosi di apparati segreti all’interno di apparati segreti per portare a termine la loro missione di guerra, gli scandali del petrolio e degli armamenti...
Madsen affonda il suo bisturi analitico negli scandali della Banca Nazionale del Lavoro di Atlanta, nell’Iran-Contra, nell’uso dell’asse Roma-Bagdad da parte di super apparati di intelligence, negli asseriti legami tra la famiglia Bush e traffici eccellenti. Arriva fino allo strano suicidio di un collega di Nicola Calipari, il Colonnello Schiavo, addetto militare a Bagdad alla fine degli anni Ottanta.
Le sue conclusioni sono mozzafiato: Calipari era l’obiettivo, Calipari sapeva troppo. Madsen non ci fa vedere ''prove documentate'' di quello che sostiene, ma ci dice che sono le sue specifiche conoscenze tecniche sul mondo dell’intelligence e alcune ''fonti interne'' a portarlo verso certe conclusioni.
I lettori quindi sono avvertiti: ciò che leggerete è ''Il teorema di Madsen'', che segue una logica ma è ancora tutto da dimostrare. A questo punto, riteniamo che sia utile dare la possibilità ad un ex funzionario di intelligence (e di intelligence elettronico) di dire la sua sulla morte di un altro esperto di intelligence come era Nicola Calipari...
domenica, 27 marzo 2005
fonte: Znet-it
autore dell'articolo: Mike Whitney
articolo originale: http://www.countercurrents.org/iraq-whitney170305.htm
I l giorno dopo il mancato omicidio di Giuliana Sgrena, Margaret Warner, conduttrice della PBS [Public Broadcasting Service, la televisione pubblica statunitense, NdT] rivelò un dettaglio che è passato quasi inosservato. Warner affermò che il checkpoint da cui si sparò a Giuliana Sgrena era stato installato solo 45 minuti prima del passaggio del veicolo in cui viaggiava.Quaranta cinque minuti prima? Perché?...
lunedì, 14 marzo 2005
Roberto di Nunzio, RepoterAssociati, 14 marzo 2005
Domenico Leggero è il responsabile del comparto difesa dell’Osservatorio Militare, nato nel 1997. Domenico Leggero è un militare, esperto di questioni militari. e in particolare è uno degli uomini che cerca di affrontare e risolvere i problemi che attualmente pesano sulla nostre forze armate. Un esercito che si trova ad affrontare, spesso impreparato, crisi internazionali di origine politica e indecifrabile soluzione. Uomo prudente e preparato, Domenico Leggero era amico di Nicola Calipari, con il quale aveva a lungo collaborato. Nell’intervista che ha concesso in esclusiva a Reporter Associati rivela cosa è andato storto a Baghdad in quella drammatica notte della liberazione di Giuliana Sgrena…
|
|