Gianfranco Panicucci, Enigma in corpo 4, ed.Panicucci
L'esordiente Panicucci tenta di ricalcare le orme del grande Raymond Queneau e dà alle stampe un'opera nella quale la sperimentazione linguistica è la cifra dominante. Usando solo le parole ignifugo, caciocavallo, manfrina, allocuzione, cratere e i verbi tormentare, dislocare e tendere, lo scrittore tratteggia un mondo immaginario, duecento pagine dominate dai sensi e dalla percezione dell'umana finitezza. L'esito è orrendo. Il lettore alla prima pagina accusa feroci cefalee, alla seconda vorrebbe sbattere la testa contro un muro e alla terza stermina la famiglia e i vicini di casa. Crediamo che alla pubblicazione di un'opera così orrenda abbia contribuito non poco il fatto che lo scrittore sia figlio dell'editore.






