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domenica, 03 giugno 2007
Marco Travaglio, l'Unità, 2 giugno 2007
Il direttore mi chiede una testimonianza «dall’interno» su «Annozero». In realtà non c’è molto da dire sul «dietro le quinte», anche perché ormai le vergogne peggiori avvengono alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. E, soprattutto, «prima» dei fatti. Per due settimane, da quando Santoro annunciò l’intenzione di acquistare il reportage della Bbc (visto su Internet da 100 milioni di persone nel mondo e da 3-4 in Italia), insigni commentatori, amministratori Rai e politici hanno dedicato fiumi di recensioni preventive a un programma non ancora trasmesso. Il «Giornale» aveva già stabilito che Santoro avrebbe «diffamato la Chiesa», o il Papa, o tutti e due. Ferrara aveva già deciso che il documentario della Bbc era «spazzatura», un «cumulo di falsità». Il consigliere Rai in quota Udc, Marco Staderini, non si poneva nemmeno il problema, perché «quel che dice la Bbc è già stato confutato da “Avvenire”» (fonte notoriamente super partes). E con i suoi quattro sodali polisti minacciava di licenziare il direttore generale Cappon per aver osato acquistare un reportage dalla più prestigiosa emittente pubblica del mondo. Il direttore dei Gr Valzania telefonava a Odifreddi, dicendo di parlare a nome del direttore generale (che pure, stavolta, s’è comportato da uomo), per raccomandargli di «non esagerare». Intanto la sagace Isabella Bertolini di Forza Italia, una sorta di James Bondi in gonnella, invitava gli italiani a spegnere la tv in attesa che finisse la messa nera e cominciasse quella bianca, officiata da Bruno Vespa (una memorabile serata riparatoria sul terzo segreto di Fatima dal titolo: «Cosa disse la Madonna a suor Lucia?», ospite Andreotti). Insomma pareva dovesse venire giù il mondo. Invece tutti hanno potuto assistere a un programma che ha dato la parola a tutte le parti e gli orientamenti, ha mostrato testimonianze inoppugnabili, ha corretto la sola debolezza del reportage (quella che accostava Ratzinger al documento del 1962) e partendo dai fatti ha interpellato gli ospiti senza tacere nulla. La tensione in studio si tagliava con il coltello. Monsignor Fisichella, dinanzi al racconto dei casi di pedofilia che qualcuno liquidava come menzogne, si rendeva ben conto che erano verità e, pur nelle sembianze di una statua di sale, reagiva con impercettibili tremiti delle mani. Il giornalista irlandese Colm O’Gormsn lo incalzava implacabile, ma senza mai intaccarne la pacata sicurezza che viene da 2000 anni di storia della Chiesa. E questo sebbene la traduzione dei suoi «lei non mi ha risposto», «ma questo non è vero» suonasse in studio troppo vibrante. Anch’io sulle prime mi sono scoperto a pensare che forse Colm esagerava, forse era troppo aggressivo. Poi ho pensato: ma al suo paese fanno tutti, o quasi tutti, così. In ogni vera democrazia i giornalisti sono quasi tutti come lui e quasi nessuno come Vespa. O sono aggressivi, o non sono. E quando si trovano dinanzi un potente, lo torchiano. Il che spiega perché in Italia i politici vanno tanto spesso e volentieri in tv e all’estero molto meno: da noi, salvo eccezioni, non si fanno domande. In fondo, l’ansia di coprire e silenziare che emerge dal Crimen Sollicitationis e dalle prassi delle gerarchie, anche di fronte a casi emersi recentissimamente come quello di Firenze raccontato in studio da quattro credenti coraggiosi, è la stessa paura della verità che attanaglia la nostra politica e le sue pròtesi televisive. È come se il «Crimen Sollicitationis», tardivamente archiviato dal Vaticano, seguitasse tuttoggi a regolare le prassi dei partiti italiani e dell’informazione al seguito. Il che spiega perché tanti, troppi, ritenevano non si dovesse parlare della Chiesa che riteneva non si dovesse parlare della pedofilia nel clero. Il problema, qui, non è mai la faccia sporca, ma lo specchio che la mostra, l’obiettivo che la fotografa, la telecamera che la filma, la penna che la descrive, la voce che la racconta. A furia di ricevere ordini dai politici, molti giornalisti han finito con l’abituarsi all’idea che è giusto e normale così. E convivono con la censura. L’altra sera, quando il camerata Fini ha annunciato in diretta a «Ballarò» la soppressione di «Annozero», il semiconduttore non gli ha neppure chiesto a che titolo parlasse, chi fosse lui per deciderlo, come si permettesse. Ha semplicemente tirato avanti, per antica abitudine. «La verità - ha detto ad “Annozero” un giovane giornalista cattolico di “Adista” - non può che far bene alla Chiesa». E poi, rivolto a Fisichella: «Non abbiate paura!». Lo diceva già Giovanni Paolo II, no? Per fortuna, ormai, il sistema è talmente debole, timoroso di tutto, rannicchiato su un’eterna difensiva, spaventato dalle sue ombre e dai fantasmi che esso stesso si fabbrica, che basta una schìcchera per farlo crollare. Basta provarci. Mentre tutti si domandano tremanti «chissà se questo si può dire», è sufficiente che qualcuno lo dica per mostrare che si può: basta volerlo. E se, quando questo accade, qualcuno s’interroga atterrito su «che cosa succederà adesso», scoprirà con sua grande sorpresa che non succede nulla. Se «Annozero» ha sortito questo risultato, cioè mostrare che il re è nudo e che non esistono tabù per chi non li accetta, è stato un successo clamoroso, molto più dei dati di ascolto. Merito non solo di Santoro e della sua redazione, ma anche di monsignor Fisichella, che s’è smarcato dai difensori non richiesti (i «pretofili», direbbe Vauro) partecipando a un dibattito che quelli volevano bloccare, dipingendo «Annozero» come un mattatoio e Santoro come l’Anticristo. Fisichella ci ha messo la faccia ed è uscito a testa alta. Nel vederlo all’opera, anche il mangiapreti più impenitente avrà capito perchè la Chiesa vive da 2 millenni, mentre i nostri politici sono già morti da un pezzo, anche se nessuno li ha ancora avvertiti.
mercoledì, 30 maggio 2007
L'amico Paolo mi segnala questo sito a proposito del video della Bbc su pedofilia e chiesa cattolica, nel quale si confutano le tesi di quel filmato. Da queste parti siamo per il libero confronto e ogni contributo è ben accetto se aiuta ad avvicinarsi alla verità.
sabato, 28 ottobre 2006
Papa Ratzinger: "Un grave abuso i crimini sui minori da parte dei preti". Avvisare le gerarchie, forse il concetto non è chiaro.
Emilio Carnevali, Adista, 13 maggio 2006
PRETI PEDOFILI IN ITALIA: LA GERARCHIA MINIMIZZA, MA IL PROBLEMA ESISTE. I DATI DEGLI ULTIMI ANNI.
L'arresto avvenuto ad Assisi lo scorso 5 aprile di don Marco Agostini - religioso della Congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales – ha riportato alla luce la questione della pedofilia e delle disattenzioni della Chiesa italiana su queste gravissime vicende. Insieme a don Marco, attualmente agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma, sono indagati per favoreggiamento anche Ennio Di Giampasquale, ex parroco di San Benedetto a Pomezia, e Germano Agostini, parroco di San Michele Arcangelo, sempre a Pomezia, ed ex padre provinciale della stessa Congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales. Le accuse a carico di don Marco si riferiscono a violenze sessuali a danni di minori perpetrate a partire dal 1993, anno in cui il religioso prestava servizio presso la parrocchia Beata Vergine Immacolata di Torvajanica, una località vicino Roma, ed era animatore del centro giovanile "Ragazzi Nuovi". Nel 1998 don Marco, a seguito delle prime voci che erano cominciate a circolare sul suo conto, viene trasferito a Pomezia, dove diventa parroco di san Benedetto. Nel 2002 viene infine mandato ad Assisi a gestire una casa di accoglienza della Congregazione...
mercoledì, 07 giugno 2006
Roma (NEV), 7 giugno 2006 - "Sono gravemente e negativamente sorpresa dai toni del Documento 'Famiglia e procreazione umana' pubblicato ieri dal Pontificio consiglio per la famiglia. Le posizioni della Chiesa cattolica su temi come la famiglia, l'aborto, le coppie di fatto sono ampiamente noti e, in sé, il documento non dice assolutamente nulla di nuovo. In questo senso, ribadendo tesi quotidianamente espresse dal Papa, è un documento puramente pleonastico". Questa la reazione della pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese all'ultima pubblicazione vaticana. E continua: "Quanto ai toni, invece, il documento segna una svolta grave e preoccupante: dopo aver descritto in termini apocalittici e catastrofici quella visione 'puramente individualistica dell'uomo e della donna' che inciterebbe 'al superamento della famiglia', il testo denuncia i movimenti femministi, una vita coniugale 'volutamente sterile', l'eclissi di ogni riferimento a Dio nella visione predominante sulla procreazione responsabile', l'apologia 'della famiglia monoparentale, ricostituita, omosessuale, lesbica'. Infine il testo, associando l'aborto all'infanticidio, invoca una pena per chi lo pratichi". "Come credente evangelica rilevo che questo documento manca d'amore, è privo di ogni sguardo fraterno su chi soffre, su chi vive situazioni difficili e drammatiche. Non denuncia i pregiudizi e le violenze che in tante parti del mondo si compiono contro gli omosessuali o le ragazze madri; non dice nulla sulle violenze che si consumano anche all'interno di famiglie apparentemente rispettabili. Il documento, al contrario, giudica, condanna, invoca nuove leggi e pene più severe. Dov'è, in tutto questo, l'amore di Dio? Dov'è il rispetto laico per lo sforzo dei legislatori di garantire valori fondamentali da una parte e la pluralità delle visioni etiche e morali dall'altra? Viviamo in società secolarizzate nelle quali le chiese farebbero bene a testimoniare visibilmente il primato dell'amore di Dio che non si esprime solo nella famiglia e nella procreazione. L'Evangelo ci chiama a rinnovare tutti i nostri rapporti, a viverli tutti nella libertà da una parte e nella responsabilità e coscienza del dono della vita dall'altra. Sarebbe una grande testimonianza che le chiese potrebbero rendere ecumenicamente".
lunedì, 22 maggio 2006
Papa Ratzinger: "Per religiosi castità è anche rinuncia ad apparire, assumere uno stile di vita sobrio e dimesso...sono chiamati a dimostrarlo anche nella scelta dell'abito, un abito semplice che sia segno della poverta' vissuta in unione a Colui che da ricco che era si e' fatto povero per farci ricchi con la sua poverta".
Giustissimo. Religiosi, seguite l'esempio del Sommo Pontefice.
martedì, 09 maggio 2006
Ratzinger: "Non si può fare il prete per carrierismo, come tentativo di arrivare in alto". Giustissimo. Non si fa il sacerdote per diventare papa.
sabato, 04 marzo 2006
fonte: Adista"Non può esistere cristianesimo senza la libertà individuale", mentre la Chiesa di oggi sembra volere dal cattolico "superstizione, alienazione, arrendevolezza, dipendenza". Lo afferma in una lunga intervista al quindicinale tedesco di informazione religiosa Publik-Forum (n. 2/2006) il teologo tedesco Eugen Drewermann, scrittore e psicoterapeuta, che lo scorso dicembre, nel corso di un'intervista televisiva, annunciò di aver abbandonato la Chiesa cattolica (v. Adista n. 89/05)...Leggi tutto
domenica, 15 maggio 2005
Adista, n.36 del 14 maggio 2005
Non crede, il religioso cappuccino p. Ortensio da Spinetoli, teologo e biblista, che Benedetto XVI cesserà di essere "cardinale Ratzinger". Non ci crede, anche se lo auspica, a causa di quanto detto dal papa, il giorno prima dell'elezione, a proposito di "dittatura del relativismo", un discorso perfettamente in linea con l'opera svolta da Ratzinger in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Certo, non siamo alla Controriforma, al Medioevo, ai roghi, ma Gesù Cristo è tutt'altra storia. Ce ne parla Ortensio nell'intervista che ci ha rilasciato.
La scelta immediata del nuovo papa coincide sicuramente con la presenza di una componente conservatrice prevalente all'interno del conclave. Una maggioranza di nomina wojtyliana. Ciò significa che l'elezione di Ratzinger era assolutamente scontata? Inoltre, Benedetto XVI sarà un secondo Giovanni Paolo?
La scelta del nuovo papa non può dirsi una sorpresa. Al contrario, non poteva non ritenersi scontata, tenuto presente il collegio cardinalizio composto da porporati di nomina quasi esclusivamente wojtyliana da supporre propensi, fedeli al loro grande elettore. Si sarebbe anche potuto uscire dalla continuità, oltrepassare i confini del vecchio continente ma non era chiara la direzione da prendere e i padri hanno preferito soprassedere, ripiegando verso la scelta più comoda, quasi ovvia. Ratzinger non sarà un secondo Giovanni Paolo. Dato il suo temperamento e i suoi modi quasi timidi, almeno non del tutto disinvolti, non se lo potrebbe permettere. Per questo forse ha anche evitato di riprendere il nome, pregno di un'eredità quasi schiacciante. Non ha assunto nemmeno quelli egualmente prestigiosi di Paolo e di Pio, pur essi ben caratterizzati da coloro che li hanno portati. Ha creduto più opportuno fare un passo indietro per fermarsi a Benedetto XV, un pontefice non certamente incolore ma di diverso spessore degli altri. Eppoi, ormai lontano.
Se esiste una diversità sia "nei modi" che nella scelta del nome, esiste anche una diversità programmatica?
Se il nome segna un distacco, il suo programma sembra essere all'unisono con quello del predecessore: la salvaguardia della missione magisteriale della Chiesa nel mondo, dell'ortodossia di cui era stata per oltre un ventennio insindacabile tutore. Solo che si continua a chiamare "fede" ciò che è alla fine semplice riflessione teologica. Credere è infatti cercare di entrare in comunione con Qualcuno che si ritiene al di sopra di tutti e di tutto e che si può immaginare e chiamare nel modo che si ritiene più idoneo. È in altri termini un "contatto", sempre fugace e aleatorio, col Mistero o se si vuole un'accoglienza a "mozioni" inverificabili, non tuttavia irrazionali, che particolari esperti (i profeti) dicono venire dall'Essere ultimo, dallo Spirito di bene che da lui promana. Una realtà ben complessa ma che, secondo Gesù, si raccoglie nell'appellativo "padre", termine anch'esso improprio se si pensa a quanti sulla terra si fregiano indegnamente di tale nome, ma vale a dare un'idea di ciò che si è invitati a chiamare Dio. "Lo vedremo così com'è", afferma enfaticamente l'autore della I Lettera di Giovanni (3,2), ma è solo un auspicio più che una notizia...
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