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sabato, 15 ottobre 2005
In questo tempo di rinascita religiosa, un oggetto che non può mancare nelle vostre casette. Il papa che cambia colore.
domenica, 17 aprile 2005
Jacopo Fo, Il Cacao della domenica, 17 aprile 2005
[...] La Nike ha reso pubblico un rapporto realizzato dai suoi stessi analisti, sulle condizioni di lavoro nelle 700 fabbriche che costruiscono le loro scarpette. Porca miseria, quanti anni sono che rompiamo le palle al mondo con questa storia? Un sacco di benpensanti che ci dicevano che esageravamo a dire che erano dei criminali. Per non parlare dei compagni che ci ripetevano che col nostro boicottaggio degli acquisti non avremmo concluso niente... E adesso la Nike conferma tutte le accuse: violenze fisiche, condizioni di lavoro inumane e tossiche (1), lavoro minorile, ipersfruttamento, aggressioni ai sindacalisti, licenziamenti punitivi. Insomma sono delle bestie. Ora promette di voltare veramente pagina. E lo fa grazie al movimento del consumo etico. Intendiamoci, non credo a una riga delle loro promesse. Sono solo cannibali senz'anima e senza cervello. Prima che mi compri una sola stringa, da loro, devono come minimo salvare più bambini di Madre Teresa di Calcutta. E non li vogliamo solo salvi e ben pasciuti, li vogliamo anche laureati all'Università di Stanford. Ma il fatto che oggi, su tutti i giornali del mondo, ci sia, per la prima volta in termini così totali, la resa incondizionata di una multinazionale davanti a un mare di accuse è strepitoso! Una multinazionale è arrivata a spendere alcuni milioni di euro per certificare in modo incontrovertibile la propria colpevolezza su tutti i capi di accusa. Se non è una vittoria storica questa...
venerdì, 15 aprile 2005
LETTERA A GIOVANNI PAOLO IISant'Angelo a Scala, 7 aprile 2005
Beatissimo Padre, avrei voluto scriverti prima, ma ero sicuro che una mia lettera non ti sarebbe mai giunta tra le mani, ma si sarebbe fermata tra quelle di qualche tuo solerte collaboratore. Oggi sono sicuro che potrai finalmente leggermi e ascoltarmi, leggere e ascoltare il mio cuore. Ti ho voluto bene, ho ammirato il tuo coraggio nel difendere sempre i poveri e la pace; oggi sono addolorato per la tua morte, come sono addolorato ogni volta che muore un uomo o una donna, come sono stato addolorato per la morte di mio padre.Non sono angosciato e non condivido lo strepito che sta facendo "la folla" e i troppi potenti che dicono di piangerti; non credo nell'angoscia nazionale raccontata dai giornali e dal "salotto buono" italiano di Bruno Vespa, preoccupato solo dell'audience; non credo nemmeno nelle lacrime dei tanti in piazza S. Pietro, che in questo modo scaricano collettivamente altre angosce e altre paure, preoccupati esclusivamente di immortalare sul display del loro telefonino l'immagine del tuo corpo esanime...
domenica, 10 aprile 2005
Tommaso Di Francesco, il manifesto, 9 aprile 2005
Appena è terminata la lunga, teatrale liturgia del saluto per l'ultima volta in terra, in piazza S. Pietro, al papa globale Giovanni Paolo II, un'altra «liturgia» non smetteva di lavorare, recitando la sua parte. Migliaia e migliaia di militari hanno continuato a vigilare sulla cerimonia e in una città blindata che ha visto all'opera agenti dei servizi segreti di tutto il mondo, tiratori scelti, navi da guerra allertate nei porti, spazio aereo chiuso pattugliato da bombardieri. Non era certo l'eco di un temuto attentato al papa, visto che il seggio è, ancora per pochi giorni, vacante. E' stato invece il segno, tutto terreno, della reale rappresentazione del mondo nel quale ci è dato vivere. Era l'ombra imperante della guerra. Così come inverosimile invece era il recinto che faceva tutti eguali i potenti e i governi della terra. Mentre le contrapposizioni del mondo, mal sopite davanti all'essenziale bara in cipresso del papa, erano solo nascoste dalla scelta del rituale: elencare il potere terreno sulla base dell'alfabeto...
sabato, 09 aprile 2005
IL PAPA CHE NON HA SCONFITTO IL FASCISMO
Aldo Antonelli e Raffaele Garofalo (preti), Carta, 6 aprile 2005
"Se vuoi sapere la verità su te stesso devi morire o partire per un lungo viaggio". Per un papa non vale questa massima. Ancor meno per Wojtyla. A lui è stato attribuito già tutto in vita, dall'esaltazione più incondizionata alle riserve più esplicite. Wojtyla è entrato nella storia e nel mito prima di morire. La morte di ogni essere umano porta via una parte di noi stessi, dice un poeta, ma esula da un sentire cristiano il culto idolatrico della persona. Il papa non è un faraone, è il "servo dei servi di Dio". Dice O. Wilde che il sopravvento della morte ci deve sottrarre all'uso ipocrita di dover dire tanto bene dei morti quanto male sappiamo dire dei vivi". Wojtyla è stato un papa re, nella realtà e nel mito...
venerdì, 08 aprile 2005
Per l'infinita schiera dei suoi adoratori non ci sono dubbi: il papa ha dato un contributo fondamentale alla sconfitta del comunismo. Eppure c'è qualcuno che non la pensa così: " [...] Sappiamo che il comunismo alla fine è caduto a motivo dell'insufficienza socio-economica del suo sistema". E chi osa sostenere questa tesi ardita? Lo stesso Wojtyla, a pag.63 del suo ultimo libro «MEMORIA E IDENTITÀ». Una qualità che riconosco a questo papa è che era assai più intelligente di molti suoi laudatores.
Hans Kung, IL CORRIERE DELLA SERA, 30 marzo 2005
Wojtyla, il Papa che ha fallito
La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere dopo. Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra- ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti critici e contraddittori...
Giovanni Miccoli, il manifesto, 6 aprile 2005
Tra la croce e la curia Giovanni Paolo II ha avuto indubbiamente una concezione altissima della sua missione, così come estremamente forte sembra essere stata in lui la persuasione che una speciale assistenza celeste l'ha accompagnato nel suo cammino. L'idea di un Dio che interviene con la sua mano nel dipanarsi delle vicende umane emerge più volte nei suoi discorsi e nei suoi atti di devozione. Nell'ultimo suo libro, Memoria e identità (Rizzoli), egli afferma: «Vivo nella costante consapevolezza che in tutto ciò che dico e faccio in adempimento della mia vocazione e missione, del mio ministero, accade qualcosa che non è esclusivamente iniziativa mia. So di non essere io solo ad agire in ciò che faccio come Successore di Pietro»...
Giovanni Miccoli, il manifesto, 5 aprile 2005
Le due facce di un pontificato
Non è un'impresa facile per l'interprete odierno, ma ugualmente non lo sarà, credo, per lo storico futuro, quando la documentazione relativa al pontificato di Giovanni Paolo II sarà interamente o quasi disponibile, cercar di dipanare e discernere le varie fasi e le complesse linee della sua azione religiosa e politica per comporre il tutto in un quadro e in una interpretazione coerenti. E non solo per la quantità delle fonti o per la loro diversa qualità. Già ora le migliaia di discorsi da lui pronunciati nel corso dei suoi innumerevoli viaggi, nei diversi paesi del mondo, nelle diocesi italiane, nelle parrocchie romane, pongono il serio e difficile problema di sceverare ciò che è frutto diretto suo e dei suoi collaboratori di fiducia da ciò che è opera, e sia pure rivista e controllata, degli ambienti da lui visitati...
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