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domenica, 21 ottobre 2007
E' sempre difficile stare dietro il flusso delle notizie, in una realtà come la nostra nella quale scorrono milioni di informazioni, spesso confuse e contraddittorie. Mi pare che le questioni inerenti il treno ad alta capacità Torino-Lione rientrino, a pieno titolo, in questo caos informativo e un riassunto delle "puntate" è ormai d'obbligo. Questo intervento, pur di di parte, del prof.Angelo Tartaglia, mette a fuoco la situazione.
prof. Angelo Tartaglia, Megachip, 16 ottobre 2007
Vedo circolare in rete messaggi di cui fatico a capire il senso e l'obiettivo. Mi scuso se travalicherò i confini di un ruolo strettamente tecnico, ma ritengo che qualche commento possa essere utile. Non mi pare il caso di ricostruire storicamente una vicenda che tutti conoscono, ma ne riprendo soltanto l'essenziale.
Il governo (anzi: i governi e gran parte della classe dirigente del paese) vogliono fare, a spese pubbliche, una serie di grandi gallerie in Val di Susa. La cosa è assurda in quanto immotivata, nociva e antieconomica. I proponenti però dispongono di potentissimi strumenti di propaganda, per il tramite di tutti i maggiori mezzi di comunicazione, i quali inoltre esercitano una censura strettissima (anche oggi) non facendo filtrare nessuna argomentazione critica di merito...
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sabato, 04 marzo 2006
Giuseppe Berta / Bruno Manghi, Una Tav per partito preso, Il Mulino 1/2006
Il tratto comune che spiega l'adesione automatica e poco riflessiva di progetti di grande dimensione e di lunga durata è probabilmente di natura ideologica (...) Una sensazione di benessere riscalda lo sguardo e la voce dell'uomo politico che può finalmente promettere una grande opera (...) Dietro queste sensazioni immediate campeggia la voglia di sentirsi dalla parte del progresso e della modernità, con un senso di riscatto (almeno per alcuni componenti della sinistra) dall'accusa serpeggiante d'essere un ostacolo alla soluzione dei problemi (...) Ma c'è forse di più: le grandi opere si protendono con la loro forza autonoma verso un futuro che ci inquieta; occupano uno spazio che la nostra immaginazione stenta a a percorrere (...) In fondo le grandi opere è più importante pensarle e prometterle che realizzarle (tanto più se si proiettano in un arco vago di tempo come quindici o vent'anni...).
venerdì, 03 marzo 2006
Laura Eduati, Liberazione
Intervista all’urbanista Antonio Tamburrino. Nella rivista ”il Mulino“, oggi in edicola, boccia il progetto. «La Tav? E’ tutto inventato. Non c’è traccia del “Corridoio 5” nei documenti di Bruxelles» Professor Tamburrino, lei sembra darci delle notizie strepitose: che il corridoio 5 non esiste nelle planimetrie europee e che la Torino-Lione serve solo a collegare l’Italia alla Tgv francese, cioé ad un sistema che trasporta persone e non merci. Non ho trovato alcuna fonte sul corridoio 5. Esiste l’asse 6, cioè un tentativo di collegare l’Italia all’alta velocità francese. Inoltre Berlusconi sostiene che nel semestre di presidenza italiana a Bruxelles è riuscito a far spostare a Sud dell’Italia l’asse di comunicazione fra Europa dell’Est e dell’Ovest. Non è vero: l’asse è ancora lì, si chiama asse 2... Leggi tutto
Vi prego, vi scongiuro, vi supplico: acquistate questo numero della rivista Il Mulino. All''interno troverete alcuni articoli che fanno a pezzi il mito del Tav Torino-Lione e tutti i luoghi comuni che circolano attorno a questa grande opera. Prometto di riportarne degli stralci nei prossimi post. La rivista è diretta da Edmondo Berselli, amico di Prodi ed editorialista della Repubblica.
domenica, 26 febbraio 2006
Vittorio Agnoletto, il manifesto
Se si osserva il comportamento di molti leader politici sulla vicenda Tav non c'è da meravigliarsi che l'Italia sia finita al 40.mo posto nella classifica internazionale sull'onestà stilata qualche giorno fa da Transparency international. Da almeno un anno risuona incessante il ritornello: «Ce lo impone la Ue, se non si avviano i lavori l'Italia perderà i fondi». Lo hanno dichiarato uno dopo laltro molti ministri, lo hanno affermato con una sola voce Mercedes Bresso e il sindaco di Torino Chiamparino. Chi si oppone alla Tav sarebbe quindi anche un cattivo cittadino che non ha a cuore le sorti nazionali visto che mostra indifferenza al rischio che la patria possa perdere ingenti finanziamenti europei. L'importante è arraffare il malloppo, senza neanche perdere tempo a domandarsi se non sia possibile riuscire a utilizzarlo, almeno in parte, in qualche altro modo, come potenziare l'attuale linea ferroviaria e accettando che qualche container impieghi 30 minuti in più per raggiungere Lione da Torino, evitando così scempi ambientali e rischi sanitari...
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giovedì, 16 febbraio 2006
A parlare e' uno dei 'cervelli' di Romano Prodi il candidato premier del centro-sinistra, il sociologo del lavoro Bruno Manghi per il quale "non e' in discussione il collegamento merci ma la dimensione sproporzionata dell'attuale progetto".
TAV: MANGHI, OPERA CICLOPICA SU CUI TUTTI DEBBONO RIFLETTERE
(AGI) - Roma, 15 feb. - Inserita nel 'Corridoio 5' che prevede il passaggio dell'Alta Velocita' in Val di Susa, la Torino-Lione "e' un'opera ciclopica di cui e' difficile capire le giustificazioni e sulla cui realizzazione tutti debbono riflettere, chiunque dei due schieramenti politici sia a vincere le elezioni".
Per l'ex-sindacalista della Cisl di Milano e Torino e gia' collaboratore di Prodi nel suo governo, "la discussione aperta nel Paese sulla Tav deve basarsi piu' sui dati concreti che non su slogan puramente ideologici". Un'opera ciclopica, 4-5 volte piu' costosa del Ponte sullo Stretto di Messina, i cui lavori non dureranno meno di 15-20 anni "merita molta attenzione e riflessione - spiega Manghi - da parte di tutti: e' un progetto per come esposto poco ragionevole anche per le previsioni dei flussi di traffico non ben documentate e documentabili".
In altre parole, "per migliorare i grandi flussi di traffico si possono - precisa Manghi - studiare anche altri tracciati meno impegnativi, costosi e faraonici, ma piu' fattibili". Insomma, "prima della Tav, ci sono opere ben piu' urgenti e necessarie - conclude Manghi - da fare come la riforma del mercato del lavoro non piu' in termini giuslavoristici ma pragmatici per da agire nel vivo dei problemi cosi' da dare alle nuove generazioni".
giovedì, 09 febbraio 2006
Il mio amico Pablo mi ha inviato questa sua analisi sulla questione TAV. Buona lettura, anarco-insurrezionalisti che non siete altro.
Weltanschaung no Tav
Se la Tav fa paura, il movimento No Tav ne fa ancora di più.
Tra gli Euroburocrati asserviti al pensiero unico del Nuovo Ordine Mondiale dei Rockefeller e dei Rothschild suscita molta preoccupazione un movimento spontaneo, nato dal basso come quello contro l’alta velocità in Val di Susa. Soprattutto perché è un movimento nato in montagna, da gente di montagna, dove fin dalle guerre Celto Romane si è combattuto contro l’imperialismo e lo sradicamento etno culturale imposto con la forza a popolazioni libere e sovrane. Luoghi dove Roma è entrata solo deforestando e comprando a peso d’oro la fedeltà di Re Cozio nel primo secolo dopo Cristo. Questa volta il prezzo sarà molto alto e la nuova Roma Imperiale con sede a Bruxelles e mente oltre oceano si sta accorgendo che la battaglia questa volta sarà dura. Non è bastato tagliare gli alberi e sradicare le foreste, ora vogliono addirittura forare le montagne per spianare del tutto la coscienza della propria libertà e della propria individualità a persone che altro non chiedono che di poter vivere libere e sane a casa loro. I valsusini non sono disposti a cedere il loro territorio perché sia una scacchiera dove aziende multinazionali possono fare e disfare a loro piacimento, nella logica di accentrare i profitti e nazionalizzare le perdite, riversando sulla popolazione locali i problemi e l’inquinamento di un’opera faraonica come la Tav, speculando sulla salute delle generazioni future della valle.
Le motivazioni pro Tav non possono fare appello né al liberalismo inglese di matrice Lockiana perché in palese contrasto con la libera iniziativa individuale, né alle teorie liberali più recenti e all’avanguardia come quelle della scuola libertaria di Rothbard e di Hans Hermann Hoppe. Una valle militarizzata e privata del diritto elementare di libera circolazione degli uomini non è terreno fertile per lo sviluppo di una economia di scambio e di mercato. Nessuna imposizione statale sulla libera iniziativa viene infatti accettata da coloro che si professano anarco-liberalisti, figuriamoci se sarebbe possibile sviluppare una impresa economica partendo dal presupposto di una intera valle con decine di migliaia di poliziotti in assetto anti sommossa che la notte manganellano a tradimento.
Sia le teorie politico liberali ottocentesche sia le loro correnti attuali non possono spiegare perché la costruzione di una linea ferroviaria fondamentale come la tratta Torino-Lione, senza la quale l’intera economia europea potrebbe crollare, debba partire da presupposti dispotici e illiberali come la militarizzazione di una valle alpina, la schedatura politica dei manifestanti e le azioni di forza e repressione che invece ricordano i regimi sudamericani del secolo scorso...
martedì, 03 gennaio 2006
Maurizio Pallante, Carta
ll tam tam della disinformazione è iniziato appena la delegazione dei sindaci valsusini si è alzata dal tavolo dell'incontro convocato dal governo a Palazzo Chigi il 10 dicembre, due giorni dopo la grande manifestazione con cui la popolazione della valle aveva riconquistato Venaus. Ribadiva ossessivamente, come se fossero notizie, i due obiettivi che i vertici istituzionali, nazionali e regionali, erano convinti di poter raggiungere con l'apertura della trattall tam tam della disinformazione è iniziato appena la delegazione dei sindaci valsusini si è alzata dal tavolo dell'incontro convocato dal governo a Palazzo Chigi il 10 dicembre, due giorni dopo la grande manifestazione contiva: la divisione tra un'ala responsabile, rappresentata dagli amministratori pubblici, e le frange oltranziste del movimento anti Tav indisponibili a qualsiasi forma di confronto; la risposta violenta dell'ala oltranzista all'isolamento in cui veniva confinata dall'apertura della trattativa. La manifestazione convocata a Torino per il 16 dicembre è stata disdetta dai giornali, tanto l'apertura del confronto l'aveva resa inutile. Poi, visto che non l'avevano disdetta i sindaci, è stata presentata come due manifestazioni contrapposte... Leggi tutto
giovedì, 29 dicembre 2005
Giuseppe Berta, Andrea Boitani, Claudio De Vincenti, Luciano Gallino, Bruno Manghi, Pippo Ranci, Marco Ponti, Carlo Scarpa, Francesco Silva (La Voce.info)
La sospensione dei lavori di scavo del tunnel di Venaus, che il Governo e le parti interessate hanno concordato nei giorni scorsi, può essere l’occasione per una riflessione seria sul progetto di linea ad alta velocità tra Torino e Lione e, più in generale, sulle grandi opere di collegamento tra l’Italia e la rete europea dei trasporti...
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mercoledì, 28 dicembre 2005
Guido Viale, il manifesto, 18 dicembre 2005
La Tav Torino-Lione si profila come una sorta di suicidio per il centrosinistra: sei punti per smontare un progetto che fa male all'ambiente, all'economia, alla democrazia Il centro-sinistra si sta spaccando le ossa sulla Tav Torino-Lione prima ancora di essere messo alla prova come maggioranza di un futuro governo. E' quasi una beffa. La Tav Torino-Lione non si farà mai. E' un'opera quattro volte più costosa del famigerato ponte sullo stretto di Messina; quattro volte più inutile quanto a volumi di traffico previsti (che anche artatamente gonfiati a 20milioni di tonnellate/anno non coprono che la metà della capacità da installare); quattro volte tecnicamente più incerta quanto alla sua effettiva fattibilità tecnica: Il ponte rischia di lasciare dietro di sé solo due giganteschi piloni in cemento armato mozzi, con i ferri che spuntano dalle cime, come nei tanti edifici abusivi in attesa di sopraelevazione costruiti nel Mezzogiorno, senza che in mezzo venga steso nulla. Quanto alla Tav Torino-Lione, nessuno sa ancora che cosa si troverà sotto quelle montagne; si sa comunque che la principale società di perforazione del mondo si è ritirata dall'affare - verosimilmente per le difficoltà incontrate - lasciando il suo posto alla Rocksoil del ministro Lunardi, debitamente nascosta dietro una catena di subappalti...
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