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domenica, 02 marzo 2008
L'amico Paolo prosegue la sua collaborazione con il blog (e mi ha già preannunciato nuovi articoli...).
Le sottolineature sono mie. Buona lettura!
Eccoci di nuovo qui a parlare di rifiuti, ed in particolare di incenerimento. Personalmente in questo periodo di campagna elettorale incenerirei alcuni candidati, ma pare che non si possa, allora conto sulla capacità dei cittadini di capire prima di votare... Speranza plausibile?
Tornando all'oggetto, secondo me c'è un po' di confusione su cosa e come si incenerisce, su cosa significa bruciare i rifiuti e quali sono i prodotti di decomposizione. In più, siamo sinceri, c'è un po' di illusione sull'opzione “rifiuti zero”, ovvero sulla possibilità di una vita senza rifiuti da smaltire.
E per parlare di “rifiuti pochi” occorre dare dei numeri. Duri, freddi, cinici numeri che descrivono il sistema dei rifiuti. Preferisco limitarmi al mio Comune e alla provincia di Torino, un po' perchè so dove reperire rapidamente i dati, un po' perchè la conosco meglio. E come dati preferisco usare i dati della quantità di rifiuti che finiscono in discarica: è meglio avere il 50% di raccolta differenziata e mandare in discarica 1 tonnellata di rifiuti o avere il 45 ma mandare solo 800 kg?
Se contiamo solo i rifiuti indifferenziati, ovvero quelli che vanno in discarica, nel 2003 ogni abitante produceva 909 grammi al giorno di rifiuti indifferenziati, nel 2007 ne ha prodotti 669. A questi vanno aggiunti i rifiuti differenziati, ma quelli non li contiamo per semplificare. La produzione media della Provincia (con qualche calcolo dei numeri trovati sul sito della provincia di Torino) dice che la media della provincia nel 2007 è di 778 grammi al giorno per abitante.
Passetto avanti. Abbiamo chiesto a quattro famiglie particolarmente sensibili di pesare i loro rifiuti dopo la differenziazione. Salta fuori un dato interessante: la quantità di rifiuti indifferenziati è di 82 grammi al giorno per abitante. Riassumiamo: le famiglie “modello” producono ogni giorno 82 grammi di rifiuti da avviare in discarica, le famiglie “medie” di Volvera ne producono 669, quelle della Provincia ben 778 grammi. Insomma, la raccolta differenziata, che pure in Provincia è al 46%, ha ancora dei grossi spazi di miglioramento. Ma qualcosa rimane sempre, fossero anche solo gli 82 grammi delle famiglie brave brave. Che ragionevolmente su grossa scala sarebbero molti di più: la raccolta differenziata al 70% in tutta la Provincia (un risultato fantastico!) lascerebbe comunque sul campo 350.000 tonnellate all’anno da farsene qualcosa. Ho parlato del 70%, perchè è la cifra citata da Greenpeace nella descrizione dell'impianto di trattamento a freddo. Cito: "In questo modo in discarica vi andrà non più del 30% della frazione residua formato da inerti, pellicole di plastica (anch’esse teoricamente recuperabili), e materiali organici stabilizzati la cui potenzialità inquinante e’ ridotta del 90%” (pagina 2 del documento di Greenpeace). Senza andare fino a Sydney come Greenpeace, un impiantino di trattamento a secco è a Pinerolo, puoi vederne una descrizione qui.
Ti sei già perso? Provo a riepilogare ancora: la Provincia di Torino è arrivata al 46% di raccolta differenziata e manda in discarica 778 grammi al giorno per abitante; il Comune di Volvera ne manda 669, l’impianto descritto da Greenpeace ne manderebbe grosso modo 400.
E qui veniamo all’incenerimento. E’ chiaro che nessuno, nemmeno (forse) la Provincia di Torino, pensa di caricare dei camion e buttare tutto quanto dentro un grande buco che brucia tutto. Altrimenti non si metterebbe in piedi tutto questo ambaradan di raccolta differenziata. Si parla di come trattare il residuo di rifiuti indifferenziati, che siano 778, 669, 400 o 82 grammi al giorno per abitante. Li mettiamo in discarica o li bruciamo? La legge italiana (che porta il nome di Ronchi, che non è certo un italoforzuto devastatore dell’ambiente) dice “li bruciamo”. Greenpeace non dice nulla, tra le righe dice “li mettiamo in discarica”. La mia opinione - che sono pronto a cambiare se si troveranno sistemi migliori - è che sia meglio bruciarli. Perché è meglio bruciare oggetti (meglio pezzi di oggetti) che hanno già avuto un loro ciclo di vita e produrre energia, piuttosto che produrre energia utilizzando metano estratto direttamente dal sottosuolo. Ovvio che sto parlando solo della frazione che resta da una buona raccolta differenziata, non certo dei cumuli di rifiuti napoletani. Chiaro che occorre pensare a sistemi di abbattimento dei fumi. Ma la diossina e le microparticelle arrivano da quasi tutti i processi di combustione, compresa la stufa a legna dei nostri nonni… Mi fa davvero tenerezza vedere i fumatori accaniti che dicono “no all’inceneritore, perché ci porta la diossina”. Ho finito, perdonami ma la materia è tutt’altro che semplice. E ho tralasciato una questione enorme, che è “come fare ad arrivare al 70% di raccolta differenziata, e quanto ci costa”.
Concludiamo con una nota politica: Berlusconi ha defenestrato oggi Mastella. Che correrà da solo. Bene: in quale cassonetto lo dovremo infilare dopo le elezioni? Oppure ci sarà un riuso? O un riciclo? Sono certo di una cosa: in discarica, ahinoi, non finirà nemmeno stavolta.
Paolo F.
lunedì, 28 gennaio 2008
Lo so, è successo di tutto e io non ho scritto nulla. Mastella, crisi di governo, il papa e la Sapienza, il ritorno del Cainano, varie ed eventuali, ma ero affaccendato in altre faccende (più importanti). Vedrò di buttar giù qualcosa. Per il momento gustatevi un intervento del caro amico Paolo, che ha risposto al mio appello per un articolo sulla questione rifiuti ( David...aspetto anche il tuo!). La sua riflessione inaugura un nuovo tag: GLI AMICI DEL BANCARIO SCRIVONO.
Caro Faustino,
ti ho promesso di scriverti qualcosa sui rifiuti campani ed eccomi qui. Se fossi Jena (“quella” Jena, che sta a pagina 3 della Stampa), ti liquiderei così: “Rifiuti campani: Mastella dice no al governo Prodi”. Ma non sono Jena, allora scrivo qualcosa per davvero. Anzitutto, credo di poter dire qualcosa perchè dal 2004 faccio il consigliere comunale, e mi occupo proprio della gestione dei rifiuti, e dell'arduo compito di aumentare la raccolta differenziata, con anche qualche discreta soddisfazione. Sui rifiuti campani mi sento di fare qualche considerazione, al limite del banale.
La prima: è evidente che l'unica soluzione al problema dei rifiuti è quella di farne il meno possibile. O meglio, utilizzare un “banale” percorso a passi successivi.
⇒ Comprare meno rifiuti possibili, ad esempio acquistando beni durevoli al posto di quelli "usa e getta", riparando le cose che si rompono, evitando gli imballaggi inutili, bevendo l'acqua di rubinetto e via dicendo. Sembra banale, ma in un Paese dove la vita media di un cellulare è inferiore all'anno e il consumo di acqua in bottiglia è ai vertici planetari forse ci sono ancora spazi di miglioramento. Sull'acqua in bottiglia ci sarebbe da scrivere a lungo, ma lasciamo perdere.
⇒ Prolungare la vita degli oggetti che si acquistano. Non cambiare una auto che funziona, una TV che si può ancora guardare (nel senso dell'apparecchio, purtroppo qui ci sono problemi di programmi che rendono la TV inguardabile, ma ne parleremo assieme all'acqua in bottiglia), una lavatrice che fa solo un po' di rumore.
⇒ Riutilizzare gli imballaggi “tal quali”, come si faceva una volta con il vuoto a rendere delle bottiglie del latte.
⇒ Riciclare i materiali classici: carta, vetro, plastica. Sarebbe meglio usare le bottiglie tal quali, ma se non servono vanno buttate al posto giusto.
⇒ Raccogliere in modo separato i rifiuti organici. I processi di compostaggio sono ormai sufficientemente in grado di produrre concime a partire dai rifiuti. E poi la parte umida è la peggiore da trattare, in qualsiasi tipo di impianto (discarica o inceneritore).
Seconda considerazione: la percentuale di raccolta differenziata dipende dal sistema di raccolta. Se cerchi in rete “Attilio Tornavacca” trovi un sacco di materiale scritto da lui che spiega molto bene questa cosa.
Terzo. La raccolta differenziata fa aumentare i costi. Anche tutti i passaggi descritti sopra costano, costano eccome. La cosa più economica è probabilmente quella di non differenziare nulla e buttare tutto in discarica. Certo, differenziando si recupera qualcosa dalla vendita dei materiali, ma mica si raccolgono diamanti, si raccoglie sempre carta sporca e vetro rotto. C'è, quindi, una competizione drammatica fra ragioni economiche e ragioni ambientali. In altri settori esiste una sinergia fra risparmio e ambiente, ad esempio per l'ottimizzazione dei consumi delle auto o del riscaldamento, ma in questo caso no...
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