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   "I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono che il sen. Andreotti ha coltivato amichevoli rapporti con gli stessi boss mafiosi, ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui; ha omesso di denunciare la loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella" (sentenza corte d'Appello, 2 maggio 2003, confermata in Cassazione)

 



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martedì, 11 dicembre 2007
 

Disinformatja

Vittorio Grevi, Il Corriere della Sera, 10 dicembre 2007

La notizia dell’atto di incolpazione formulato nei giorni scorsi dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, a supporto di un’iniziativa disciplinare contro il magistrato della Procura di Catanzaro, Luigi de Magistris, sposta il fuoco dell’attenzione su atti e comportamenti diversi da quelli che già, nel recente passato, avevano formato oggetto di altre azioni disciplinari a carico dello stesso magistrato, oltreché di una richiesta di trasferimento cautelare da parte del ministro Clemente Mastella.
Questa volta, infatti, a de Magistris è stato contestato di avere acquisito – nell’ambito di un’inchiesta tuttora in corso – determinati tabulati relativi a comunicazioni telefoniche di Mastella, che è senatore, senza previamente chiederne l’autorizzazione a Palazzo Madama, e violando così la legge «con grave e inescusabile negligenza».

Al riguardo sarà utile fare alcune precisazioni, anche per capire bene i termini della questione.

Non siamo di fronte, dunque, a un problema di intercettazioni telefoniche illegittimamente operate dal magistrato nei confronti del ministro
(come alcuni giornali, non il Corriere, hanno per errore titolato, generando equivoci anche sul piano di certe reazioni politiche), bensì a un problema di acquisizione di tabulati, cioè di documenti dai quali risultano i dati esterni del traffico telefonico di una specifica utenza: numeri del chiamante e del chiamato, giorno e ora della chiamata, luoghi di provenienza e di ricezione, ove possibile, ma comunque senza alcun riferi-mento al contenuto della conversazione.
Che non si tratti di intercettazioni telefoniche è importante precisarlo, poiché l’articolo 68 della Costituzione esige la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza unicamente per «sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni» di comunicazioni, non facendo invece cenno ai suddetti tabulati.
E tuttavia la legge di attuazione di tale articolo (cosiddetta «legge Boato») estende la necessità della preventiva autorizzazione parlamentare anche alle ipotesi di acquisizione, da parte dell’autorità giudiziaria, dei tabulati telefonici concernenti le comunicazioni di un membro del Parlamento (così andando al di là dei confini sanciti dalla Costituzione, e suscitando perciò fondati sospetti di illegittimità).

Questo, in ogni caso, è l’odierno quadro normativo, per cui se de Magistris avesse davvero acquisito i tabulati telefonici relativi a utenze notoriamente in uso al ministro Mastella, senza prima esserne autorizzato in sede parlamentare, sarebbe senza dubbio incorso in una violazione di legge rilevante sotto il profilo disciplinare.
Senonché de Magistris, a quanto pare, nega che le cose siano andate così, sostenendo che i tabulati telefonici in questione sono stati acquisiti senza sapere che si riferissero (anche) a utenze mobili in uso al ministro Mastella, essendo state le medesime utenze individuate come tali soltanto in epoca successiva.
E la legge, in quest’ipotesi di acquisizioni «indirette» di tabulati, impone che l’autorizzazione venga chiesta alla Camera di appartenenza (come è stato chiarito anche da una recentissima sentenza della Corte costituzionale) unicamente ai fini dell’utilizzo processuale dei suddetti tabulati nei confronti del parlamentare.

Inutile dire che, se una simile ricostruzione dei fatti fosse esatta, verrebbe meno lo stesso presupposto dell’illecito disciplinare ipotizzato a carico di de Magistris. Ma questo, per l’appunto, sarà il tema principale del nuovo procedimento disciplinare avviato dal procuratore generale Delli Priscoli, ovviamente sulla base di una lettura degli atti di segno contrario.

postato da fcaffa | 21:48 | commenti | link
giustizia



lunedì, 05 novembre 2007
 

Clemente e Clementina

Massimo Fini, Il Gazzettino, 2 novembre 2007

Destra e sinistra si accapigliano su tutto, anche sulle cose su cui sono d'accordo, perchè son provvedimenti che, alternativamente, han preso sia l'una che l'altra, e non si capisce perchè. O meglio, lo si capisce benissimo: gli uni vogliono mantenere a tutti i costi il potere, gli altri a tutti i costi toglierglielo. E mentre si azzuffano, non si accorgono, che l'Italia si sta sfasciando.

In 35 anni di lavoro giornalistico - un arco che comprende le bombe di Piazza Fontana, il terrorismo rosso e nero, l'assassinio di Pecorelli, la misteriosa morte di Calvi, Ustica e tanti altri misteri italiani - non ho mai visto un caso così inquietante come quello di Clementina Forleo . Il Gip di Milano ha scritto al prefetto una lettera in cui, spiegando perchè rifiuta la scorta dei carabinieri, afferma testualmente: «La scorta non mi serve perchè ho ragione di ritenere che le minacce non vengono dalla piazza, ma da ambienti istituzionali... non posso certo accettare protezione dall'Arma dei carabinieri, la stessa istituzione dai cui vertici partono continuamente denigrazioni e attacchi nei miei confronti... Quando ero giudice delle scalate Antonveneta e Unipol da uomini delle istituzioni e di legge mi sono giunte pressioni perchè prendessi certe decisioni e non certe altre».
postato da fcaffa | 20:43 | commenti (1)| link
politica, giustizia