IL BANCARIO

   "I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono che il sen. Andreotti ha coltivato amichevoli rapporti con gli stessi boss mafiosi, ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui; ha omesso di denunciare la loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella" (sentenza corte d'Appello, 2 maggio 2003, confermata in Cassazione)

 



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mercoledì, 26 settembre 2007
 

L'ottimo periodico "Carta" esce in versione quotidiana. Tutto on line, edizione principale alle 17. Per approfondimenti leggi qui.



mercoledì, 04 luglio 2007
 

Straccia la notizia

Marco Travaglio, l'Unità, 3 luglio 2007

Finirò per montarmi la testa: quattro anni fa, quando Rai e Mediaset diffondevano a reti unificate il Tg Unico Ad Personam del cavalier Bellachioma, raccontai nella rubrica Bananas un mio sogno ricorrente: vedere un mezzobusto, uno qualunque, ribellarsi in diretta alla sbobba che ogni sera era costretto a leggere, e stracciare davanti a tutti il foglietto dell’immangiabile scaletta. Il sogno ovviamente restò tale, almeno in Italia. L’altro giorno, però, s’è avverato in America, dove la bionda giornalista Mika Brzezinski, simbolo dei tg della Nbc, costretta ad aprire per l’ennesima volta sugli “sviluppi” dei caso di Paris Hilton, non ci ha visto più e ha chiesto del fuoco per bruciare la scaletta. “Datemi un accendino!”. Una mano pietosa gliel’ha passato, ma non funzionava. Così Mika ha stracciato e accartocciato il foglietto, aprendo il notiziario con la guerra in Iraq: una notizia che i “responsabili” della rete avevano ritenuto irrilevante. Ora Mika è un’eroina, riceve migliaia di lettere, telefonate, mail di telespettatori entusiasti per il suo gesto e stufi di una sedicente informazione che si occupa di fesserie. “Sto piangendo di gioia!”, le scrive uno. “Basta con queste scemenze!”, la esorta un altro. L’Nbc sulle prime aveva pensato di licenziarla per l’inqualificabile  insubordinazione, ma il pubblico ha fatto sapere che non l’avrebbe consentito. Così la rete ha abbozzato. Mika continuerà a leggere il tg, ma nessuno si azzarderà più a passarle notizie di gossip. E dire che la Nbc, come gli altri network Usa a eccezione dell’elitaria Pbs, è privata, “commerciale”. Noi abbiamo tre reti pubbliche, eppure nulla del genere sarebbe lontanamente immaginabile...
postato da fcaffa | 19:56 | commenti | link
giornalismo



domenica, 10 giugno 2007
 

Le citazioni vere del bancario /3

Forse è vero che, per conquistare il potere e per conservarlo tenendo gli elettori al gunzaglio, i politici sono costretti a mentire. Forse è vero che gli elettori, mitridatizzati, finiscono con l'«affezionarsi alla menzogna come il cane è affezionato al proprio guinzaglio». Ma il giornalista, in tutto questo, che c'entra? E, se c'entra, che ruolo ha? L'alternativa è secca. O si rassegna al suo ruolo di guinzaglio. Oppure il guinzaglio che lega il potere ai citadini lo recide con le cesoie, riscoprendo la sua missione [...] quella di raccontare i fatti. Possibilmente veri. Possibilmente tutti.

(Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, Il Saggiatore, pagg.302/303)



domenica, 03 giugno 2007
 

Ci vuole un Fisichella bestiale

Marco Travaglio, l'Unità, 2 giugno 2007

Il direttore mi chiede una testimonianza «dall’interno» su «Annozero». In realtà non c’è molto da dire sul «dietro le quinte», anche perché ormai le vergogne peggiori avvengono alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. E, soprattutto, «prima» dei fatti. Per due settimane, da quando Santoro annunciò l’intenzione di acquistare il reportage della Bbc (visto su Internet da 100 milioni di persone nel mondo e da 3-4 in Italia), insigni commentatori, amministratori Rai e politici hanno dedicato fiumi di recensioni preventive a un programma non ancora trasmesso. Il «Giornale» aveva già stabilito che Santoro avrebbe «diffamato la Chiesa», o il Papa, o tutti e due. Ferrara aveva già deciso che il documentario della Bbc era «spazzatura», un «cumulo di falsità». Il consigliere Rai in quota Udc, Marco Staderini, non si poneva nemmeno il problema, perché «quel che dice la Bbc è già stato confutato da “Avvenire”» (fonte notoriamente super partes). E con i suoi quattro sodali polisti minacciava di licenziare il direttore generale Cappon per aver osato acquistare un reportage dalla più prestigiosa emittente pubblica del mondo. Il direttore dei Gr Valzania telefonava a Odifreddi, dicendo di parlare a nome del direttore generale (che pure, stavolta, s’è comportato da uomo), per raccomandargli di «non esagerare». Intanto la sagace Isabella Bertolini di Forza Italia, una sorta di James Bondi in gonnella, invitava gli italiani a spegnere la tv in attesa che finisse la messa nera e cominciasse quella bianca, officiata da Bruno Vespa (una memorabile serata riparatoria sul terzo segreto di Fatima dal titolo: «Cosa disse la Madonna a suor Lucia?», ospite Andreotti). Insomma pareva dovesse venire giù il mondo. Invece tutti hanno potuto assistere a un programma che ha dato la parola a tutte le parti e gli orientamenti, ha mostrato testimonianze inoppugnabili, ha corretto la sola debolezza del reportage (quella che accostava Ratzinger al documento del 1962) e partendo dai fatti ha interpellato gli ospiti senza tacere nulla. La tensione in studio si tagliava con il coltello. Monsignor Fisichella, dinanzi al racconto dei casi di pedofilia che qualcuno liquidava come menzogne, si rendeva ben conto che erano verità e, pur nelle sembianze di una statua di sale, reagiva con impercettibili tremiti delle mani. Il giornalista irlandese Colm O’Gormsn lo incalzava implacabile, ma senza mai intaccarne la pacata sicurezza che viene da 2000 anni di storia della Chiesa. E questo sebbene la traduzione dei suoi «lei non mi ha risposto», «ma questo non è vero» suonasse in studio troppo vibrante. Anch’io sulle prime mi sono scoperto a pensare che forse Colm esagerava, forse era troppo aggressivo. Poi ho pensato: ma al suo paese fanno tutti, o quasi tutti, così. In ogni vera democrazia i giornalisti sono quasi tutti come lui e quasi nessuno come Vespa. O sono aggressivi, o non sono. E quando si trovano dinanzi un potente, lo torchiano. Il che spiega perché in Italia i politici vanno tanto spesso e volentieri in tv e all’estero molto meno: da noi, salvo eccezioni, non si fanno domande. In fondo, l’ansia di coprire e silenziare che emerge dal Crimen Sollicitationis e dalle prassi delle gerarchie, anche di fronte a casi emersi recentissimamente come quello di Firenze raccontato in studio da quattro credenti coraggiosi, è la stessa paura della verità che attanaglia la nostra politica e le sue pròtesi televisive. È come se il «Crimen Sollicitationis», tardivamente archiviato dal Vaticano, seguitasse tuttoggi a regolare le prassi dei partiti italiani e dell’informazione al seguito. Il che spiega perché tanti, troppi, ritenevano non si dovesse parlare della Chiesa che riteneva non si dovesse parlare della pedofilia nel clero. Il problema, qui, non è mai la faccia sporca, ma lo specchio che la mostra, l’obiettivo che la fotografa, la telecamera che la filma, la penna che la descrive, la voce che la racconta. A furia di ricevere ordini dai politici, molti giornalisti han finito con l’abituarsi all’idea che è giusto e normale così. E convivono con la censura. L’altra sera, quando il camerata Fini ha annunciato in diretta a «Ballarò» la soppressione di «Annozero», il semiconduttore non gli ha neppure chiesto a che titolo parlasse, chi fosse lui per deciderlo, come si permettesse. Ha semplicemente tirato avanti, per antica abitudine. «La verità - ha detto ad “Annozero” un giovane giornalista cattolico di “Adista” - non può che far bene alla Chiesa». E poi, rivolto a Fisichella: «Non abbiate paura!». Lo diceva già Giovanni Paolo II, no? Per fortuna, ormai, il sistema è talmente debole, timoroso di tutto, rannicchiato su un’eterna difensiva, spaventato dalle sue ombre e dai fantasmi che esso stesso si fabbrica, che basta una schìcchera per farlo crollare. Basta provarci. Mentre tutti si domandano tremanti «chissà se questo si può dire», è sufficiente che qualcuno lo dica per mostrare che si può: basta volerlo. E se, quando questo accade, qualcuno s’interroga atterrito su «che cosa succederà adesso», scoprirà con sua grande sorpresa che non succede nulla. Se «Annozero» ha sortito questo risultato, cioè mostrare che il re è nudo e che non esistono tabù per chi non li accetta, è stato un successo clamoroso, molto più dei dati di ascolto. Merito non solo di Santoro e della sua redazione, ma anche di monsignor Fisichella, che s’è smarcato dai difensori non richiesti (i «pretofili», direbbe Vauro) partecipando a un dibattito che quelli volevano bloccare, dipingendo «Annozero» come un mattatoio e Santoro come l’Anticristo. Fisichella ci ha messo la faccia ed è uscito a testa alta. Nel vederlo all’opera, anche il mangiapreti più impenitente avrà capito perchè la Chiesa vive da 2 millenni, mentre i nostri politici sono già morti da un pezzo, anche se nessuno li ha ancora avvertiti.



martedì, 22 maggio 2007
 

Tutto tace intorno a noi

Il giornalista Marco Travaglio scrive a Beppe Grillo su una condanna in appello a Marcello Dell'Utri, sapientemente occultata da quasi tutti i giornali e programmi televisivi. E Luca Sofri gli dà del fesso, sorvolando con allegria su una semplice domanda: perchè sua moglie, la giornalista Daria Bignardi, che conduce su LA7 il programma Invasioni Barbariche, quando ha avuto Marcello Dell'Utri in trasmissione ha volutamente omesso di fargli domande sui suoi processi in corso? Più in generale: quando avremo finalmente un giornalismo che incalza i politici con domande scomode e pertinenti?
Beppe Grillo, blog
postato da fcaffa | 17:19 | commenti (1)| link
politica, giornalismo



sabato, 21 ottobre 2006
 

Non lasciamo solo lo scrittore Roberto Saviano minacciato dalla camorra. Leggi qui.



domenica, 15 ottobre 2006
 

Nessuno tocchi Roberto

Gianluca Di Feo
Fonte:http://espresso.repubblica.it/ (via DonChisciotte)


Prima le lettere minatorie, le telefonate mute in piena notte, camerieri che dicono "Lei qui non è gradito", o negozianti che con tono supplichevole sussurrano "Ma lei deve proprio continuare a comprare il pane qui...". Poi il disprezzo delle autorità campane, anche le più importanti come il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. Infine i messaggi diffusi dai familiari dei boss: i padrini latitanti, quelli più feroci che sanno come fare arrivare sulla stampa locale i loro umori. Quanto basta a far scattare l'allarme e a trasformare il caso letterario dell'anno in una questione di sicurezza. Adesso per Roberto Saviano, 28 anni, autore del libro-inchiesta sulla camorra insediato da cinque mesi nelle classifiche di vendita, e collaboratore de 'L'espresso', saranno decise nuove misure di protezione: il prefetto di Caserta ha aperto un procedimento formale, che dovrà essere valutato dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza...

Leggi tutto
postato da fcaffa | 13:12 | commenti (1)| link
politica, giornalismo



domenica, 08 ottobre 2006
 

Chi sono, dove vado, perchè ho votato Prodi?


Peacelink, comunicato stampa, 04/10/2006

No alla tassa sulle rassegne stampa”. Con questo slogan l’associazione PeaceLink ha lanciato in rete una campagna per revocare le modifiche alla legge sul diritto d’autore introdotte con il decreto legge 262 del 3 ottobre 2006, che ha stabilito l’obbligo di un pagamento per la riproduzione di articoli di attualita’ senza scopo di lucro, contrariamente a quanto prevedeva la precedente formulazione sul diritto d’autore che poneva come unico obbligo la citazione della fonte. Un gruppo missionario che raccoglie sul web articoli sulla guerra in Darfur. Un comitato di quartiere che vuole documentare uno scempio ambientale archiviando articoli della stampa locale. Un’associazione di persone colpite da una malattia rara che vuole mettere a disposizione di tutti una rassegna stampa sui progressi scientifici del settore. Un’associazione pacifista che vuole denunciare, con prove giornalistiche alla mano, crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. partire da domani tutti questi soggetti potrebbero essere costretti a pagare una tassa ingiusta alle associazioni degli editori per continuare a svolgere le loro attivita’. Soldi che per giunta verranno intascati dagli editori, e di certo non dai giornalisti che hanno scritto quegli articoli, pagati una tantum per la cessione dei loro diritti d’autore alle testate per cui lavorano. Da piu’ di dieci anni - ha dichiarato Carlo Gubitosa, referente della campagna - collaboro con il sito www.peacelink.it tradotti, molti ripresi da varie fonti autorevoli, sempre e comunque menzionate e riportate per esteso. Sul nostro sito tutti questi articoli hanno acquistato un valore aggiunto proprio perche’ organizzati, tematizzati, catalogati e collegati tra loro grazie al lavoro di un gruppo costituito totalmente da volontari, dal presidente in giu’. Molto di questo materiale - aggiunge Gubitosa - e’ scomparso dai siti web delle testate che lo hanno pubblicato, e questo aggiunge al nostro lavoro di bibliotecari anche un importante ruolo di memoria storica delle lotte italiane e internazionali per la pace e il rispetto dei diritti umani”. Nel testo dell’appello, pubblicato all’indirizzo http://www.peacelink.it/rassegnestampa si chiede al parlamento italiano di abolire con un opportuno provvedimento le disposizioni contenute nel decreto legge 262/2006 che modificano in senso restrittivo la legge sul diritto d’autore.

Per aderire:
http://www.peacelink.it/rassegnestampa
postato da fcaffa | 12:55 | commenti (2)| link
politica, giornalismo



domenica, 21 maggio 2006
 

La Rita è bella /3

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postato da fcaffa | 00:51 | commenti (1)| link
politica, foto, giornalismo



lunedì, 20 marzo 2006
 

Il blog che verrà

Riccardo Orioles, Catena di San Libero, 13 marzo 2006, n.324

Blog & bytes. Il blog probabilmente e' una fase di transizione fra qualcosa che non c'e' piu' (l'informazione industriale) e qualcosa che non c'e' ancora (l'informazione in rete). L'informazione industriale, quando ancora non s'era trasformata in infortainment, prevedeva un tecnico specializzato (il giornalista) che nel blog manca completamente. Pertanto la credibilita' del singolo blog e' inferiore a quella del singolo giornale; le eccezioni (per esempio www.macchianera.net sul caso Calipari) implicano presenza di professionisti "vecchi" all'interno del blog. Tuttavia, la somma dei blog possiede una credibilita' superiore a quella della somma dei giornali. Un singolo fax e' meno efficiente di un singolo tam-tam, ma una rete di fax e' molto superiore a una rete di tam-tam.

Il blog, culturalmente, ha una superiorita' nettissima sul giornale: e' interattivo. L'interattivita' del blog e' sempre parziale (il lettore puo' partecipare solo fino a un certo punto) ma resta molto superiore a quella del vecchio giornale (in cui l'unico momento di interattivita' era dato dalla pagina dei lettori: non a caso, piu' "importante" sui giornali inglesi). E' superiore anche a quella dei web-forum (Repubblica, Diario, ecc.) in cui il peso della testata marginalizza il dibattito "dal basso", anche quando il forum prende l'aspetto di un blog). E' inferiore a quella dei newsgroups della prima fase di internet (in cui non esisteva ancora il "signora mia").

Il blog e' caratterizzato dalla notizia, non dall'inchiesta. Alcuni siti (per esempio www.linkati.com) ritengono di poter sostituire l'inchiesta con un'abile articolazione di notizie "pure". L'inchiesta, tuttavia, resta insostituibile: implica una scelta cosciente di direzioni di ricerca, e dunque un approccio soggettivo ma non arbitrario alla realta' (per esempio: www.censurati.it) che in un certo senso costituisce la
 "linea politica" di un giornalismo maturo. Mancando questa, la "linea" tende a diventare arbitraria, legata alle singole soggettivita' personali. La "linea" dei blog, in generale, risulta estremamente "datata" da una serie di culture di nicchia (ceti medi urbani, ecc.), di solito "simpatiche" ma raramente espansive. Percio' la cultura del blog e' ancora quella del circolo, piu' che quella dell'agora'. La stessa - significamente - del protogiornalismo del Settecento (Tatler, Spectator, ecc...).

Diverse multinazionali hanno provato a fare dei simil-blog a fini pubblicitari ("The Zero Movement" della Coca-Cola, il "Lincoln Fry" di Mc Donald's, il "Pepsi Girl" della Pepsi), ma senza grande successo; questi tentativi restano nella storia del "brothering" (la penetrazione pubblicitaria nel mondo delle sub-culture marginali e giovanili) ma non in quella del blog in quanto tale. In effetti, la cultura del blog (la cultura che produce il blog) e' difficilmente omologabile a quella del mercato; le aziende possono abilmente "utilizzare" lo strumento-blog, ma sempre occasionalmente, un mordi-e-fuggi piu' che un insediamento reale. Neanche la cultura di Gutenberg, d'altra parte, era omologabile col "mercato" di allora; con la tipografia puoi vendere meglio bibbie e opuscoli, ma non vetrate di cattedrale.

Come strumento tecnico, il blog ha ormai raggiunto una piena maturita' e autosufficienza. E' facile da usare, possiede una sintassi definita, e' riconoscibile, tende ad approfondire i contenuti piu' che il mezzo. Ci sono "fughe in avanti" tecnologiche (il videoblog, il blog-tv) che pero' hanno un successo molto parziale (e tendono a riempirsi di contenuti "aziendali") a causa dell'incompatibilita' di fondo fra la cultura televisiva e quella dell'interattivita'.

Come si svilupperanno i blog? Domanda da centomila conchiglie (euri e dollari, in questo campo, non funzionano bene) perche' equivale "come sara' l'informazione". Immagino che, nei prossimi due anni, si allontaneranno sempre piu' fra di loro i blog-signora-mia e i blog-newsgroup e che, da questa divaricazione, prima o poi nascera' una nuova forma di professionalita', e quindi di nuovo giornalista.
Immagino che questo nuovo giornalista fara' la fame (o peggio lavorera' da dilettante) per alcuni anni, fino a quando non si sara' inventata una nuova forma di "denaro" (vale a dire, di economia) compatibile col mondo del dopo-internet, che e' un mondo di informazioni e non di merci. La cosa piu' straordinaria di tutte, infatti, e' che ancora pretendiamo di "pagare" in quantitativi di bronzo (o equivalenti, dal siclo fenicio all'euro) cose che ormai si misurano in quanti-di-energia e roba del genere.
postato da fcaffa | 19:02 | commenti (1)| link
giornalismo