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martedì, 13 novembre 2007
L'amico Paolo mi sollecita una riflessione sui fatti di domenica. Eccomi qua. Premetto che faccio sempre più fatica a commentare - in tempo reale - quanto accade nell'universo mondo, perchè il rischio è di cadere nella solita brodaglia fatta di luoghi comuni, sociologismo d'accatto e chiacchiericcio da talk show televisivo. La realtà è complessa e occorrerebbe avere tempo e voglia per analizzare le cose in maniera non superficiale. Comunque sia, veniamo a domenica scorsa. Il reale svolgimento dei fatti non è ancora del tutto chiarito, ma una cosa appare certa. Un poliziotto ha sparato ad altezza d'uomo e ha ucciso un ragazzo, Gabriele Sandri. Omicidio colposo o volontario che sia, ancora una volta le forze dell' ordine hanno mostrato il loro volto peggiore. Genova (luglio 2001), Venaus (dicembre 2005), la morte del giovane Federico Aldrovandi, quella di Gabriele Sandri: i conti non tornano e qualcuno dovrebbe spiegarci il perchè di questo uso spropositato della violenza da parte di chi dovrebbe tutelare la vita dei cittadini (cattiva preparazione? delirio d'onnipotenza che scaturisce dal fatto d'indossare una divisa e di avere un briciolo di potere? senso di frustrazione che appena può trova delle valvole di sfogo?). Sia chiaro, il mestiere - mal pagato - di poliziotto non è semplice e sarebbe scorretto gettare la croce sull'intera categoria, ma occorre che le nostre istituzioni riflettano seriamente su quanto sta accadendo all'interno di questo corpo dello stato.
L'altra faccia di domenica è rappresentata, invece, da quella frangia di tifosi - sempre più ultrapoliticizzata - che ha risposto con veemenza impressionante alla morte di Sandri. Anche in questo caso siamo di fronte all'ennesimo episodio di una lunga catena di violenze che, in questi anni, si è cercato di spezzare senza, però, grandi risultati, a causa della mancanza di coraggio dei presidenti delle squadre calcistiche - che non hanno saputo e voluto affrontare a viso aperto il tifo più becero - e più in generale perchè tutto ciò che ruota attorno al football gode di una sorta d'impunità a prescindere. Calciopoli è servita a poco e, a parte Moggi e Giraudo, le facce sono sempre le stesse. Il business prevale su tutto e l'antico spirito che ci ha fatto amare questo splendido sport è ormai un reperto del passato. Forse ha ragione il grande Gigi Riva: fermiamo tutto per un po', prima che sia troppo tardi.
domenica, 20 maggio 2007
Il bancario esprime tutta la sua contentezza per la permanenza del Torino in serie A.
martedì, 11 luglio 2006
Comunicato stampa. La popolazione tutta è pregata di finirla con la battuta su Materazzi che avrebbe detto a Zidane: "Vuoi venire all'Inter?". Imperversa ovunque e non c'è blog che si salvi. Compreso il mio.
Campioni del mondo. D'accordo, nonostante Totti e Del Piero. Campioni del mondo, con una difesa insuperabile e un portiere che avrebbe dovuto essere nominato, lui sì, migliore giocatore del torneo. Campioni del mondo con un po' di fortuna, che non guasta mai. Ho esultato davanti al televisore, tralasciando la mia atavica antipatia per Marcello Lippi, e ho festeggiato come tanti (a proposito, complimenti agli imbecilli, che anche qui a Torino si sono divertiti a spaccare tutto quello che capitava loro a tiro). Adesso basta. Grazie.
venerdì, 16 giugno 2006
Tonino Perna / Roberto Suozzi, il manifesto, 16 giugno 2006
Calciopoli farà la fine di Tangentopoli ? E' la domanda che si fanno tanti italiani , tifosi e non, perché il puzzo che emana dai campi di calcio ha disgustato l'opinione pubblica, come non avveniva da tempo. Come dimostra il caso di Tangentopoli, dopo ogni scandalo clamoroso si assiste , per qualche mese, al contenimento dell'illegalità, che poi si riprende il tempo e gli spazi perduti. Il primo punto è proprio questo: non si può affidare alla sola Magistratura, ordinaria e sportiva, la bonifica di un fenomeno che coinvolge ingenti flussi di capitale, che produce una serie di beni immateriali e non, che coinvolge emotivamente milioni di persone. Lo scandalo che ha colpito l'industria del calcio italiano ha radici strutturali che vanno individuate attentamente e possibilmente attaccate e rimosse. Per prima cosa va analizzato il fenomeno all'interno di un'analisi di mercato, delle sue dinamiche e dei suoi costi e benefici, perché di questo si tratta...
martedì, 23 maggio 2006
Quel genio di Elio delle Storie Tese così cantava, nel lontano 1998, a proposito di partite teleguidate.
sabato, 20 maggio 2006
Blatter, presidente della Fifa, contro il calcio italiano: "Immagine dell'Italia in frantumi". Non eccepisco sulla frantumazione, ma pare che lo scagliatore di pietre non sia proprio una verginella. Leggi qui.
sabato, 13 maggio 2006
sabato, 06 maggio 2006
Moggi che fa il furbo non è una gran scoperta. Nel 2003 Kaos edizioni aveva pubblicato un libro, letteralmente ignorato dai media, che raccontava le allegre scorribande di Lucianone. Da vecchio tifoso granata mi sorge il sospetto che anche il mio Toro - parlo degli anni di Mondonico e di Moggi procuratore (finale di coppa Uefa del 1992, Coppa Italia vinta l'anno successivo) - abbia beneficiato di qualche spintarella targata Lucky Luciano.
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