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lunedì, 25 febbraio 2008
Claudio Baccianti, Megachip, 25 febbraio 2008
Lo slogan “l'ambientalismo del fare” è una sciocchezza. Fare cosa? E' questo il problema. Se chiedessimo a chi usa quello slogan se vogliono il ponte sullo Stretto di Messina loro risponderanno NO. Giustamente, ma allora non è un problema di dire sempre si o sempre no. Sembra quasi che dire “si” sia in e dire “no”sia out: le discussioni si concentrano solo su questo, creando un teatrino non all'altezza dei problemi che ci stanno sotto.
“Ecco la novità del nostro ambientalismo del fare: sì al coinvolgimento, alla partecipazione, alla consultazione dei cittadini in tutte le fasi di localizzazione, progettazione e costruzione; ma basta con l'ambientalismo che cavalca ogni movimento di protesta del tipo Nimby, “non nel mio giardino”, e impedisce di fare le infrastrutture necessarie al Paese. ” Questo ha detto Veltroni alla presentazione del programma del Pd per le elezioni politiche. E' importante notare che questo ragionamento presuppone che si sappia prima quali siano le infrastrutture necessarie al Paese: la popolazione può decidere il colore del camino dell'inceneritore ma non se farlo o no (infatti parla di localizzazione, progettazione e costruzione). Tant' è che poi aggiunge: “ Una volta assunta la decisione, deve essere previsto un divieto di revoca o l'applicazione di sanzioni pecuniarie elevate con responsabilità erariale a carico degli amministratori pubblici interessati. ” Queste persone hanno un loro progetto di politica ambientale e lo vogliono far applicare senza indugi, senza confrontarlo con altri progetti alternativi (un esempio: chi si oppone agli inceneritori propone sistemi avanzati di raccolta differenziata, come il porta a porta, e per il residuo l'uso di impianti di “trattamento a freddo”. Ne avete mai sentito parlare?).
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martedì, 19 febbraio 2008
- Governo Prodi: poteva finire diversamente? Non penso, perchè vi era una debolezza intrinseca già in partenza, dovuta alla maggioranza risicata in Senato, e alla difficoltà obiettiva di tenere unite formazioni politiche tra di loro poco omogenee. Ancora una volta nulla è stato fatto sul fronte del conflitto degli interessi, le leggi-vergogna sono rimaste dov'erano, la commissione d'inchiesta sui fatti di Genova si è persa in qualche anfratto parlamentare, la legge 40 non ha subito alcun ritocco degno di nota. La mia impressione è che se anche il governo avesse proseguito il suo cammino, diversi punti del programma sarebbero rimasti lettera morta per le resistenze della sua componente più conservatrice.
- Si torna a votare con una legge orribile, con Berlusconi che si ripresenta per la quinta volta e un buon numero di italiani disposto a seguire i suoi proclami, come se non avesse già dato prova d'inettitudine politica (salvo sistemare le sue pendenze legali). E' probabile che vinca, ma al Senato potrebbe ritrovarsi in una condizione analoga a quella di Prodi, con dei numeri non sufficienti a governare con una certa tranquillità.
- Sull'altro fronte Walter Veltroni, il Barack Obama de noantri, tenta di ribaltare i sondaggi che danno perdente, alla sua prima prova elettorale, il Partito Democratico. L'impresa è ardua, ma l'ex sindaco di Roma è uno che sul piano della comunicazione ci sa fare e questo oggi conta parecchio, piaccia o no, ai fini del risultato. Nel suo discorso di Spello ha dichiarato che non è l'Italia nel suo complesso a doversi rialzare, ma lo è invece la politica, chiusa in una torre d'avorio e incapace di affrontare seriamente i problemi del paese. Sono d'accordo solo in parte, nel senso che le colpe del degrado - fermo restano i diversi livelli di responsablità - vanno equamente distribuite e illegalità, scarso senso dello Stato, individualismo sfrenato (e l'elenco potrebbe continuare) sono appannaggio di molti.
- Da queste parti si seguono con interesse i movimenti a sinistra, sinistra che rischia, però, di scomparire dalla scena politica se non decide di mettere da parte personalismi e piccoli interessi di bottega. La Lista Arcobaleno è l'inevitabile portato di uno scenario che sta cambiando rapidamente, ma al momento sembra un matrimonio tra persone che non morivano dalla voglia di sposarsi. Ci sarà modo tornare sul programma, per capire in che modo si vuole affrontare la sfida con Veltrusconi.
martedì, 05 febbraio 2008
Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, su La Repubblica di oggi: "E' assurdo che persone di una certà età continuino a restare nell'agone politico". Cesare Geronzi (73 anni, presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca), Giovanni Bazoli (76 anni, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo), Enrico Salza (71 anni, presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo) restino invece nell'agone bancario.
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