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lunedì, 28 gennaio 2008
Lo so, è successo di tutto e io non ho scritto nulla. Mastella, crisi di governo, il papa e la Sapienza, il ritorno del Cainano, varie ed eventuali, ma ero affaccendato in altre faccende (più importanti). Vedrò di buttar giù qualcosa. Per il momento gustatevi un intervento del caro amico Paolo, che ha risposto al mio appello per un articolo sulla questione rifiuti ( David...aspetto anche il tuo!). La sua riflessione inaugura un nuovo tag: GLI AMICI DEL BANCARIO SCRIVONO.
Caro Faustino,
ti ho promesso di scriverti qualcosa sui rifiuti campani ed eccomi qui. Se fossi Jena (“quella” Jena, che sta a pagina 3 della Stampa), ti liquiderei così: “Rifiuti campani: Mastella dice no al governo Prodi”. Ma non sono Jena, allora scrivo qualcosa per davvero. Anzitutto, credo di poter dire qualcosa perchè dal 2004 faccio il consigliere comunale, e mi occupo proprio della gestione dei rifiuti, e dell'arduo compito di aumentare la raccolta differenziata, con anche qualche discreta soddisfazione. Sui rifiuti campani mi sento di fare qualche considerazione, al limite del banale.
La prima: è evidente che l'unica soluzione al problema dei rifiuti è quella di farne il meno possibile. O meglio, utilizzare un “banale” percorso a passi successivi.
⇒ Comprare meno rifiuti possibili, ad esempio acquistando beni durevoli al posto di quelli "usa e getta", riparando le cose che si rompono, evitando gli imballaggi inutili, bevendo l'acqua di rubinetto e via dicendo. Sembra banale, ma in un Paese dove la vita media di un cellulare è inferiore all'anno e il consumo di acqua in bottiglia è ai vertici planetari forse ci sono ancora spazi di miglioramento. Sull'acqua in bottiglia ci sarebbe da scrivere a lungo, ma lasciamo perdere.
⇒ Prolungare la vita degli oggetti che si acquistano. Non cambiare una auto che funziona, una TV che si può ancora guardare (nel senso dell'apparecchio, purtroppo qui ci sono problemi di programmi che rendono la TV inguardabile, ma ne parleremo assieme all'acqua in bottiglia), una lavatrice che fa solo un po' di rumore.
⇒ Riutilizzare gli imballaggi “tal quali”, come si faceva una volta con il vuoto a rendere delle bottiglie del latte.
⇒ Riciclare i materiali classici: carta, vetro, plastica. Sarebbe meglio usare le bottiglie tal quali, ma se non servono vanno buttate al posto giusto.
⇒ Raccogliere in modo separato i rifiuti organici. I processi di compostaggio sono ormai sufficientemente in grado di produrre concime a partire dai rifiuti. E poi la parte umida è la peggiore da trattare, in qualsiasi tipo di impianto (discarica o inceneritore).
Seconda considerazione: la percentuale di raccolta differenziata dipende dal sistema di raccolta. Se cerchi in rete “Attilio Tornavacca” trovi un sacco di materiale scritto da lui che spiega molto bene questa cosa.
Terzo. La raccolta differenziata fa aumentare i costi. Anche tutti i passaggi descritti sopra costano, costano eccome. La cosa più economica è probabilmente quella di non differenziare nulla e buttare tutto in discarica. Certo, differenziando si recupera qualcosa dalla vendita dei materiali, ma mica si raccolgono diamanti, si raccoglie sempre carta sporca e vetro rotto. C'è, quindi, una competizione drammatica fra ragioni economiche e ragioni ambientali. In altri settori esiste una sinergia fra risparmio e ambiente, ad esempio per l'ottimizzazione dei consumi delle auto o del riscaldamento, ma in questo caso no...
domenica, 13 gennaio 2008
Troppo comodo visitare il blog e non scrivere nulla. Chiedo ufficialmente a David, assiduo frequentatore di queste pagine e grande esperto di rifuti, di scrivere n righe a piacere sul problema "munnezza", che sarò ovviamente lieto di pubblicare.
martedì, 08 gennaio 2008
Sandro Provvisionato, Carta.org, 21/12/2007
«La situazione dell'informazione non è buona». Adriano Celentano avrebbe potuto aggiungere anche questa constatazione nel suo ultimo disco di successo [...] Il problema centrale, infatti, è che oggi una sorta di torpore sta lentamente, ma inesorabilmente, aggredendo una categoria ormai votata alla passiva accettazione dell' esistente. Incapace di reagire perfino di fronte ad un fatto concreto e gravido di conseguenze, specie per le generazioni future, come la mancanza di un contratto di lavoro [...] Chi ricorda più una vertenza sull'informazione dove le parole libertà ed autonomia abbiano avuto ancora un valore centrale ? [...] Possibile che la libertà e l'indipendenza nella stampa e nelle televisioni nazionali appartengano ormai solo a quei giornalisti, un po' rompicoglioni, magari un po' «senatori», che hanno scelto di non fare carriera e che si sono scavati una nicchia da qualche parte? Ma perché un buon giornalismo deve per forza essere di nicchia ? [...] Certo i tempi si sono fatti complicati. Il fatto che destra e sinistra si assomiglino sempre di più complica le cose. Entrambi gli schieramenti ormai obbediscono ad un'unica moltitudine di poteri forti che ha creato un muro di gomma che a sua volta vanifica anche le migliori delle intenzioni. [...] Il problema dell'indipendenza, a mio modesto avviso, sta tutto in quella cosa che si chiama coro. Lungi da me il voler generalizzare, ma oggi nell'informazione italiana, purtroppo a quasi tutti i livelli, non solo si scrive, si speakera, si monta in coro. Ma in coro si cercano le notizie. [...]
Eleonora Formisani, Carta.org, 8 gennaio 2008
Intervista a Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero, autori di «Biùtiful cautri», documentario su i crimini ambientali in Campania.
Per ora ha ricevuto una menzione speciale al Festival di Torino «per il raggiunto equilibrio tra impegno e rigore espressivo», e non è poco. «Biùtiful cauntri», il documentario che racconta i crimini ambientali che da oltre quattordici anni subisce la Campania, è partito bene, anche se è ancora in attesa di un distributore con un po’ di animo.
Il film è una fotografia reale e cruda di anni di violenza indisturbata subita dai cittadini, che svela la barbara attività dell’ecomafia. Qui non troverete pistole e proiettili ma rifiuti tossici, cave abusive, diossina, scarti velenosi di fonderia, allevatori che vedono giorno dopo giorno morire le loro pecore avvelenate da terreni malsani, cittadini che coltivano pomodori e pesche e che allevano bufale contaminate dal percolato che trabocca dalle discariche vicine.
A girarlo e sceneggiarlo, nell’ormai tristemente famoso «triangolo della morte» [Afragola, Giugliano, Acerra, Qualiano e Villarica], così chiamato per l’altissima incidenza di tumori, sono stati i «filmaker» Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero.
Li abbiamo incontrati per discuterne.
Alessandro Iacuelli, Carta.org, 8 gennaio 2008
Raccontare l’emergenza rifiuti campana, quella vera, non quella proposta dai mass media che in questi giorni hanno acceso i riflettori evidenziando una visione molto parziale del fenomeno, non è un’impresa difficile, poiché basta attenersi alla verità; una verità che è scomoda per l’Italia intera, trattandosi di un problema di tutto il Paese, e non di un pasticcio regionale. Si cerca di far passare il messaggio che si tratta di un problema limitato ad una regione, si cerca di sdoganare il concetto che la causa siano i cittadini che non vogliono gli impianti e le discariche vicino casa loro.
Nel fare questo si gioca sul fatto che il funzionamento del mondo dei rifiuti è più complesso di quanto il cittadino comune immagini. In realtà, la storia dell’emergenza rifiuti in Campania affonda le sue radici più indietro nel tempo e le sue cause profonde si annidano nei giorni tragici del terremoto irpino del 1980.
Quando le discariche c’erano e non erano di certo sature.
Di sicuro è sempre stato presente un deficit di impianti, ma questo deficit, soprattutto di impianti di recupero e di riciclaggio, è diffuso in tutto il Paese. La gestione dei rifiuti nella regione è sempre stata condotta in modo viziato dall’utopia del “tutto in discarica”, come se le discariche fossero infinite ed eterne. Spesso affidata ai comuni senza una gestione centralizzata, è andata avanti per decenni in modo scoordinato, dove spesso comuni limitrofi adottavano soluzioni diverse. In pratica, non c’è mai stato né un ciclo integrato di gestione dei rifiuti né un piano per la raccolta differenziata. E’ ovvio che un modo di agire del genere non dura in eterno: prima o poi le discariche usate dai comuni dovevano forzatamente esaurirsi.
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