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sabato, 29 settembre 2007
Intervista a Giulietto Chiesa - Megachip / Rinascita
«Se dovessi dire una cosa a Beppe? Gli direi che condivido in pieno la sua critica alla classe politica, alla quale aggiungerei però quella ai grandi manager pubblici e privati. A cominciare da Paolo Scaroni che è a capo della più grande azienda pubblica italiana, l'Eni, dopo essere stato condannato due volte e dopo avere due volte patteggiato la pena». Giulietto Chiesa ha una sua idea sul vaffanculo day di Grillo. Quella del comico genovese, «non è la cura, e un sintomo. Noi stiamo assistendo alla fine della democrazia liberale. La reazione a questo evento epocale può avere anche delle forme virulente, non necessariamente negative. L'iniziativa di Grillo ha una forma estrema, radicale, perfino drammatica, non la si può liquidare come antipolitica».
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venerdì, 28 settembre 2007
Rosa Mordenti, 25 febbraio 2007, Carta
Dunque ora a subire gli strali dei moderati del centrosinistra è finito l’onorevole Gianclaudio Bressa della Margherita, reo di aver redatto, in commissione affari costituzionali alla camera, il testo unificato della proposta di legge per la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova durante il G8 del 2001. Hanno votato contro la proposta di legge Bressa, e quindi con la destra, i colleghi di maggioranza dell’Italia dei valori e dell’Udeur. Entrambi invece chiedono, insieme ad An e a Forza Italia, «una commissione sugli orrori compiuti a Genova dai manifestanti» [parole dell’ex sottosegretaria alla giustizia Jole Santelli, Forza Italia]...
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mercoledì, 26 settembre 2007
L'ottimo periodico "Carta" esce in versione quotidiana. Tutto on line, edizione principale alle 17. Per approfondimenti leggi qui.
martedì, 25 settembre 2007
Ci comunicano che il blitz in Afghanistan è risucito perfettamente. Sono morti nove rapitori su dieci e uno dei due italiani è fin di vita, attaccato a un respiratore artificiale. Poi dicono che siamo fissati con le trattative.
Sollecitato dall'amico Paolo e preoccupato per la sua blog-dipendenza (Paolino, per curarti ti sconsiglio comunque la comunità guidata da don Gelmini) riprendo il filo del discorso. Una riflessione sul caso Grillo. In questi giorni ho letto di tutto e di più, non ultimo oggi un intervento di Noam Chomsky che si dichiara "scioccato" dalla forza dirompente del comico genovese. Che idea mi sono fatto? Premetto che la folla urlante e che manda tutti fanculo non mi entusiasma e lo dice uno che negli anni passati non si è fatto mancare nulla in fatto di manifestazioni, tra marce della pace e girotondi. Detto ciò, limitare quanto è accaduto a una mera esacrazione dei toni mi sembra riduttivo. Il "grillismo" (brutto neologismo, lo so, ma è per capirsi) non è solo un urlo disperato, ma esprime - tra contraddizioni ed eccessi - il bisogno di partecipazione di una discreta fetta di cittadini. Nei meet-up in giro per l'Italia - ogni tanto ricevo le comunicazioni di quello torinese - si discute d'inceneritori, di treni ad alta velocità, di devastazione del territorio e l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Vogliamo chiamarla antipolitica? E perchè? Sono solo i partiti - che Grillo pensa di distruggere, in questo sbagliando - gli unici depositari della nobile arte di "governare la città"? Dopodichè, le proposte di Grillo e dei "grillini" vanno analizzate e discusse nel merito, evitando criminalizzazioni o santificazioni preventive. Altri approfondimenti nei prossimi giorni, sperando che Paolo non mi cada in crisi d'astinenza.
mercoledì, 12 settembre 2007
Norma Rangeri, il manifesto, 11 settembre 2007
Il fermo-immagine resta negli occhi: sulla piccola porta illuminata della palestra della scuola Diaz si ammassano i caschi dei poliziotti che stanno per entrare. La ripresa è dall'alto, di notte, con caschi che brillano ai riflessi della luce artificiale. Un'immagine cilena. L'altra sequenza terribile mostra il corpo di Carlo Giuliani, schiacciato come un cencio sotto le ruote della gip dei carabinieri.
I filmati degli scontri durante il G8 di Genova, tra il 20 e il 22 luglio del 2001, si erano già viste all'epoca dei sanguinosi scontri e in seguito. Il sangue, l'uccisione di Carlo Giuliani, gli scontri furiosi, il pestaggio organizzato da polizia e carabinieri, i black block lasciati agire indisturbati, le testimonianze di alcuni manifestanti e quelle dei poliziotti. Ma nella puntata di Blu notte (domenica, Raitre), la scelta di selezionare al massimo nel copioso materiale della documentazione ha chiarito gli elementi essenziali.
Nella ricostruzione di Carlo Lucarelli e dello staff della trasmissione colpisce l'esame delle armi in dotazione alle forze dell'ordine, puntigliosamente descritte: i manganelli non più di gomma ma di metallo, il gas dei lacrimogeni (in guerra considerato arma chimica e vietato dalle convenzioni internazionali). Lascia increduli la dinamica degli spostamenti dei plotoni dei poliziotti e dei carabinieri quasi una studiata strategia per creare violenza anziché sedarla. Le parole dei poliziotti (comunisti estremisti anche loro?) impiegati in quei giorni combaciano con i racconti di donne e uomini picchiati e torturati.
A sei anni dai fatti, con una Commissione parlamentare di inchiesta contenuta nel programma dell'Ulivo e mai avviata, con i processi che, come afferma uno degli avvocati interpellati, «non arriveranno mai a sentenza definitiva», si rischia la solita soluzione all'italiana: un lento trascinarsi dei procedimenti giudiziari, qualche pesce piccolo da sacrificare, senza riuscire a colpire gli stati maggiori che avevano la responsabilità del comando dell'ordine pubblico nella città. Si spera però di arrivare alle sentenze di primo grado, mentre alcune cause di risarcimento per i danni ricevuti sono già state vinte. Nei meandri dell'inchiesta e della contro-inchiesta Lucarelli nuota spedito come un pesce nell'acqua.
Il programma si conclude con una frase pronunciata da un poliziotto molto amato dai telespettatori, il Commissario Montalbano. Durante un episodio della serie, di fronte alle molotov messe nella scuola Diaz dagli stessi poliziotti per falsificare le indagini, Montalbano pensa alle dimissioni e, con un smorfia di disgusto, esclama: «Quella non è la mia polizia». Noi restiamo in attesa di sapere di chi è.
La lettera del bancario finisce sul Manifesto. Leggi qui.
martedì, 11 settembre 2007
Questa mi è rimasta sul gozzo tutta l'estate. Fatto: ad agosto, all'interno di un ipermercato di Nichelino (Torino), viene abbandonato un bambino dall'apparente età di due anni. Ne parlano giornali e televisioni e alla faccia della tutela dei minori (la Carta di Treviso è ancora valida o è diventata carta straccia?) la sua foto viene pubblicata per giorni e giorni sui principali quotidiani italiani senza essere oscurata. Il motivo è chiaro. E' un bel bambino - capelli biondi, occhi azzurri - e qualche copia in più da vendere ci è scappata di sicuro. Di fronte all'effetto strappalacrime non c'è scrupolo professionale che tenga: è la stampa, bellezza!. No, amore, è solo giornalismo cinico che fa venire il voltastomaco.
Vorrei scrivere su Beppe Grillo, sull'11 settembre, sulla chiusura di Diario, sul bambino abbandonato al Carrefour di Nichelino il mese scorso, su Sicko di Michael Moore...prima o poi qualcosa elaboro, promesso.
domenica, 09 settembre 2007
Caro Manifesto,
nella sua omelia domenicale del 9 settembre Eugenio Scalfari, in risposta alla Rossanda, scrive che il bilancio contributivo dell'Inps è sì in pareggio, ma in largo passivo con le uscite assistenziali che se venissero espunte dal bilancio Inps dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. E alla Rossanda pone, con tono secco, una domanda: come pensa, dunque, la signora di risolvere il problema? Retropensiero di Scalfari: Rossanda, lascia perdere 'sta questione che non è roba per te e non dire più bischerate.
Ma il 13 luglio 2003 un certo Scalfari così scriveva su Repubblica, in un articolo intitolato "I conti truccati sull'allarme pensioni": "Cominciamo anzitutto da una falsità sulla quale è stata costruita la leggenda metropolitana delle pensioni "rovinatutto": l'insostenibile disavanzo dell'Inps che grava come un macigno sui conti dello Stato [...] Le cifre aggiornate sono le seguenti: spese pensionistiche contributive 145 miliardi; entrate per contributi 134 miliardi; sbilancio 11 miliardi. Ma ecco l'inghippo: le uscite pensionistiche totali dell'Inps non sono di 145 bensì di 174 miliardi di euro. Lo sbilancio totale sale dunque a 40 miliardi. Di che si tratta? [...] Si tratta semplicemente del fatto che quei 29 miliardi di sbilancio (più gli 11 dovuti a disavanzo contributivo) sono da imputare non già al sistema della previdenza bensì a quello dell'assistenza sociale. E cioè: pensioni d'invalidità, pensioni sociali o di povertà, integrazioni al minimo. Questo robusto complesso di erogazioni non ha niente a che vedere con la previdenza. Risulta evidente a tutti - e lo capirebbe anche un bambino - che queste spese sono di natura assistenziale e non previdenziale; infatti non hanno a fronte alcun contributo e debbono pertanto essere finanziate dalla fiscalità generale. Però passano attraverso l'Inps e quindi i nostri "muezzin" gracchiano che le pensioni creano un onere di 40 miliardi l'anno a carico del Tesoro, cioè di tutti noi. Falso, assolutamente falso".
Domanda: Lo Scalfari del 13 luglio 2003 è un omonimo dell'esimio fondatore di Repubblica oppure le considerazioni cambiano al cambiare dei ministri e delle maggioranze?
Fausto Caffarelli - Torino
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