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martedì, 31 luglio 2007
Ho capito male io. L'illustrissimo onorevole Cosimo Mele si è dimesso dall'Udc, ma non da parlamentare. D'altronde tiene famiglia.
lunedì, 30 luglio 2007
L'on Cosimo Mele della cattolicissima, romanissima e santissima Udc ha ammesso di aver trascorso una seratina frizzante con due ragazze squillo. Non si vuole infierire sull'onorevole che, caso raro in Italia, si è anche dimesso, in quanto riteniamo che ci sia molto di peggio (per dire: fate l'amore, non fate la guerra). Il problema è che spesso si straparla di valori - e si pretende d'imporli agli altri - da pulpiti non proprio adamantini. E qui il bancario aveva visto giusto. Ricordate?
giovedì, 26 luglio 2007
Lettera aperta di Salvatore Borsellino
19 Luglio 1992: una strage di stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito...
Ben ritrovati. Una riflessione veloce sulla riforma delle pensioni e sull'innalzamento dell'età pensionabile. Su 'sto benedetto programma dell'Unione, venduto a suo tempo come la Sacra Bibbia, a pag.168 c'è scritto: "Per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti pensionistici [...] approntare misure efficaci che accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento dell'età pensionistica". "Volontario" a casa mia significa libertà di scelta. E poi. Sbaglio o nei mesi passati Prodi ha ripetuto, in diverse sedi, che il governo intendeva utilizzare il meccanismo degli incentivi per chi, raggiuntà l'età pensionabile, voleva rimanere al lavoro? Di grazia: le parole hanno ancora un senso in questo paese?
venerdì, 13 luglio 2007
Amiche e amici cari vi saluto. Mi trasferisco in Francia per una settimana. Vegliate sul blog. Tornerò...
mercoledì, 11 luglio 2007
Tempo fa avevo parlato di uno "spettacolo" da me scritto per i 40 anni del mio amico Paolo (leggi qui) e, in particolare, tra i personaggi partoriti, di uno strano mago / futurologo (leggi qui). Ebbene, la notizia che Umberto Bossi minaccia di prendere a calci in culo suo figlio nel caso dovesse partecipare all'Isola dei Famosi attesta, ancora una volta, la bontà delle profezie del mago.
martedì, 10 luglio 2007
Tutto vero (non è uno scherzo del bancario). Il 1 novembre del 2001, ore 19.24, Pio Pompa, il braccio destro del direttore del Sismi, Niccolò Pollari, invia un fax giunge a Palazzo Grazioli, residenza del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ne ha dato notizia il Corriere della sera del 4 luglio 2007. Sotto alcuni frammenti. Rassegnamoci. In Italia, ormai, la realtà ha superato abbondantemente la fantasia.
[...] Sul foglio che ho davanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell'aver approvato, nel Ciis di oggi, il mio inserimento, quale consulente, nello staff del Direttore del Sismi.
[...] Avendo quale ispiratore e modello di vita don Luigi Verzé, che mi ha esistenzialmente e effettivamente adottato, posso solo parlarLe con il core: insieme a don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com'è nella tradizione contadina della mia famiglia, nella tutela e difesa della straordinaria missione che scandisce la Sua esistenza.
[...] In due occasioni, prima a Milano e successivamente a Roma, ho colto il Suo sguardo indagatore mentre le stringevo la mano. Uno sguardo poi divenuto dolce conoscendomi come uomo fedele e leale di don Luigi. Sarò, se Lei vorrà, anche il suo uomo fedele e leale.
Mio padre contadino, don Luigi e Lei possedete la forza e la volontà di seminare per il futuro, oltre la vostra esistenza. Desidero, dunque, averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro. Un lavoro che vorrei, come mi ha suggerito don Luigi, concordare con Lei quando potrò, se lo riterrà opportuno, nuovamente incontrarLa.
[...] E' con il cuore che posso salutarLa: dopo aver fatto l'operaio, l'impiegato, il dirigente e quant'altro la Divina Provvidenza mi ha concesso di sperimentare, come la possibilità di poter lavorare per Lei.
[...] il Suo pensiero [è] profondo ma di un'estrema leggerezza rappresentabile in un verso: "quel tenue bagliore strofinato, laggiù, non era quello di un fiammifero".
[fedelmente suo, Pio Pompa]
lunedì, 09 luglio 2007
Marco Travaglio, l'Unità, 7 luglio 2007
Berlusconi fa sapere che, con le spiate del Sismi nominato dal governo Berlusconi, Berlusconi non c’entra. Del resto, se anziché spiare i terroristi islamici e nostrani, i mafiosi, i camorristi e gli ‘ndranghetisti, il duo Pompa&Pollari spiava magistrati, politici d’opposizione e giornalisti ritenuti ostili a Berlusconi, chi mai potrebbe sospettare che lo facesse per conto dì Berlusconi? È vero, i dossìer di Spio Pompa su Prodi finivano dritti e filati su Libero per la firma di Renato Farina, intervistatore di fiducia di Berlusconi, stipendiato dal Sismi. Ma Berlusconi non c’entra. I dossier su inesistenti vertici a Lugano tra magistrati Italiani e stranieri ansiosi di arrestare Berlusconi finivano su Panorama di Berlusconi, sul Foglio di Berlusconi e sul Giornale di Berlusconi per la penna di Lino Jannuzzi, senatore del partito di Berlusconi, ma Berlusconi non c’entra. Pompa e Pollari maneggiavano dossier sulla Telekom Serbia che foraggiavano l’omonima commissione creata da Berlusconi per dimostrare la corruzione degli oppositori di Berlusconi, ma Berlusconi non c’entra. Le teorie sul planetario complotto mediatico-gludiziario ai danni di Berlusconi formulate chez Pompa venivano copiate pari pari e rilanciate da Berlusconi, ma Berlusconi non c’entra. I giornalisti che scrivevano cose turpi (e dunque vere) su Berlusconi venivano pedinati da uomini del Sismi a spese dei contribuenti ma Berlusconi non c’entra. Nei dossier di via Nazionale si progettava di «disarticolare con mezzi traumatici» i magistrati che indagavano su Berlusconi e i suoi cari, ma Berlusconi non c’entra. Pompa nel 2001 scriveva a Berlusconi: «Sarò, se Lei vorrà, il Suo uomo fedele e leale... Desidero averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro. Un lavoro che vorrei concordare con Lei quando potrò, se lo riterrà opportuno, nuovamente incontrarla… Insieme a don Luigi (Verzè, ndr) voglio impegnarmi a fondo, com’è nella tradizione contadina della mia famiglia, nella difesa della Sua straordinaria missione che scandisce la Sua esistenza», ma Berlusconi non c’entra. In un paese decente, per molto meno, si parlerebbe di regime, tanto più se si associa il caso Sismi a quanto sta emergendo sulla «macelleria messicana» del G8 di Genova (uno a zero per noi!», esultava nel 2001 un poliziotto dopo la morte di Carlo Giuliani) e chi ha avuto responsabilità anche solo politiche in questi sporchi affari andrebbe ipso facto a casa, o forse in luoghi meno ospitali. Invece da noi la parola «regime» è stata per 5 anni vietata dalla stessa sinistra (dava l’orticaria», come ben ricorda Furio Colombo) e non si dimette nessuno. La classe politica, salvo rare eccezioni, guarda a questi scandali con annoiata sufficienza. Poi c’è qualche furbastro trasversale che coglie la palla al balzo per varare la tanto sospirata commissione d’inchiesta sulle intercettazioni. Naturalmente le deviazioni istituzionali del Sismi non c’entrano: le intercettazioni non le fa il Sismi, ma i magistrati, che proprio grazie alle intercettazioni hanno scoperto i dossieraggi e le complicità dei vertici del servizio militare in un sequestro di persona, prima che il governo opponesse un inesistente segreto dì Stato e bloccasse il processo. Non facciano i furbi:la commissione sulle intercettazioni non è contro i dossieraggi illegali, è contro i magistrati che applicano le leggi. Semmai, se le commissioni servissero a qualcosa, ne andrebbe creata una sulle imprese dei Sismi e degli altri apparati di spionaggio abusivi con copertura istituzionali, come quello di Telecom. Invece abbiamo indagato per 5 anni su Mitrokhin, cioè sullo spionaggio sovietico, tema senz’altro stimolante se non avessimo in casa due o tre centrali di spionaggio italiano. Ma il tema non appassiona nessuno, a parte la magistratura, ostacolata in ogni modo. Sarebbe interessante conoscere il parere degl’intellettuali “liberali” che ogni due per tre intasano le prime pagine per denunciare le «invasioni di campo» della magistratura nella politica e nella privacy dei cittadini inermi. Che ne dicono delle invasioni di campo del Sismi nella politica e nella libera informazione, spiate a spese dei contribuenti addirittura nei pubblici convegni e nelle presentazioni di libri? Come si chiamano i posti in cui avvengono queste cose, se non regimi? I Panebianchi, gli Ostellini, i Galli della Loggia e altri liberali a 24 carati staranno preparando articoli di fuoco. sull’argomento. Speriamo pure di leggerli, prima o poi.
sabato, 07 luglio 2007
Sono stufo di ripeterlo. Che cosa aspetta l'allegra brigata dell'Unione - che ho votato - a istituire una commissione d'inchiesta su quanto è accaduto a Genova nel luglio 2001?
L'Unità, 6 luglio 2007
«Più di una filiera di comando» dietro i fatti del G8 di Genova. Lo afferma Ezio Menzione, uno degli avvocati che si sono occupati dei numerosi processi scaturiti da quei fatti. Venerdì sono state depositate dagli avvocati di parte civile al processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz 34 trascrizioni di conversazioni telefoniche con il 113 intercorse nelle giornate del 21 e 22 luglio 2001. Nelle trascrizioni - alcune delle quali sono state già anticipate dalla stampa - viene evidenziato il drammatico clima nelle ore precedenti e immediatamente successive al blitz della polizia . E dalla lettura di queste trascrizioni emerge c'era probabilmente qualcuno che rispondeva ad autorità diverse dal governo o dalle autorità "legittime". «Quello che abbiamo sempre pensato è che, dietro agli incidenti di Genova, ci sia dell'altro», sostiene Menzione.
Nelle registrazioni depositate c'è una telefonata che riguarda una comunicazione tra una funzionaria della centrale operativa e una pattuglia della Digos: «Speriamo che muoiano tutti», dice la poliziotta che scherza sulla tragedia di Carlo Giuliani. «Tanto... 1 a 0 per noi».
In un'altra trascrizione, un agente al posto di polizia dell'ospedale San Martino, dopo l'irruzione nella scuola Diaz, chiama il 113: «Ascolta, ha chiamato il 118 che sta arrivando una valanga di feriti, è possibile?». E ancora: «Qui ci sono teste aperte a manganellate».
Una telefonata riguarda anche una comunicazione tra un agente e il dott. Nando Dominici, all'epoca capo della Squadra Mobile di Genova, poco prima dell'irruzione nella scuola, sulla presunta presenza di infiltrati della polizia tra i manifestanti nei cortei. L'agente spiega: in un filmato, trasmesso su La 7, «hanno sostenuto in trasmissione che i due fossero degli infiltrati della polizia all' interno dei cortei... per diciamo dare fastidio. Nel filmato però c'è un piccolo particolare: si vede che tutti e due, è vero, sono travisati, ma hanno la placca della polizia in vista...». Dominici a quel punto chiede: «Ma sul serio?». «Sì - risponde l' agente - si vede nel filmato».
«Dalle trascrizioni delle telefonate della Diaz emerge una nuova ondata di orrore», afferma il senatore di "Insieme con l'Unione" Mauro Bulgarelli. E il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena afferma: «Dopo le ammissioni dell'ex vicequestore Fournier arrivano ora le intercettazioni depositate a dimostrare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che a Genova, nei giorni del G8, sono davvero successe cose inammissibili in uno Stato democratico.
«Mi chiedo - prosegue Russo Spena - di cosa ci sia ancora bisogno perché l'Unione si decida a fare quanto previsto nel suo programma e a costituire una commissione parlamentare d'inchiesta su quei fatti».
giovedì, 05 luglio 2007
Luciano Gallino, La Repubblica, 5 luglio 2007
Signori Presidenti del Consiglio d´Amministrazione e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell´Inps,
abbiamo bisogno di lumi. Siamo un gruppo di persone i cui figli e nipoti sono preoccupati perché temono che a suo tempo non avranno più una pensione, o almeno una pensione decente. Alla
base delle loro preoccupazioni v´è un´idea fissa: che il bilancio dell´Inps sia un disastro, o ci sia
vicino. L´hanno interiorizzata sentendo quanto affermano ogni giorno politici, economisti ed esperti di previdenza, associazioni imprenditoriali, esponenti della Commissione europea. Non tutti costoro, è vero, menzionano esplicitamente l´Inps. Ma tutti sostengono che le uscite dovute al pagamento delle pensioni risultano talmente superiori alle entrate da rappresentare una minaccia devastante per i conti dello Stato. Che tale deficit peggiorerà di sicuro nei decenni a venire, poiché pensionati sempre più vecchi riscuotono la pensione più a lungo, mentre diminuisce il numero di lavoratori attivi che pagano i contributi. Che allo scopo di ridurre il monte delle pensioni erogate in futuro bisogna allungare al più presto l´età pensionabile e abbassare i coefficienti che trasformano il salario in pensione. Dal complesso di tali affermazioni pare evidente che chi parla ha in mente anzitutto l´istituto che eroga quasi il 75 per cento, in valore, di tutte le pensioni italiane. Cioè l´Inps. E il suo bilancio. Pressati dai nostri giovani - quasi tutti lavoratori dipendenti o prossimi a diventarlo - che ci domandano dove stia l´insostenibile pesantezza del deficit della previdenza pubblica che minaccia il loro futuro, abbiamo passato qualche sera, in gruppo, a scorrere il bilancio preventivo 2007 dell´Inps. Tomo I, pagine 933. E ora abbiamo un problema. Perché non siamo riusciti a comprendere da dove provenga la necessità categorica di elevare subito l´età pensionabile, e di abbassare l´entità delle future pensioni, pena il crollo della solidarietà tra le generazioni e altre catastrofi...
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