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martedì, 26 giugno 2007
Cari lettori e lettrici di questo blog,
vi ringrazio perchè ogni giorno ricevo un sacco di vostre lettere alle quali sinora, per mancanza di tempo, non sono mai riuscito a rispondere. Ma d’ora in poi m’impegno a dar corso alle vostre tante richieste, in parte personalmente o avvalendomi dell’aiuto di prestigiosi collaboratori. Alla lettera di oggi risponde il prof.Gabriele Torelli, direttore della rivista “Tutto passa, pensa alla salute” e docente di Psicologia dell’Abbraccione e del Bacio In Fronte all’Università La Sapienza di Roma. Scrivete, scrivete, scrivete...
Caro Bancario,
mi chiamo Fulco Franceschini, ho 83 anni e ho un grosso peso nel cuore. Sono almeno 50 anni che vado pazzo per una donna, Filomena, 81 anni, mia carissima amica. Ho sempre pensato, però, che fosse la donna della mia vita – anche se non glielo ho mai confessato apertamente - ma lei ha sempre vissuto le sue storie con altri uomini Sono triste e sconsolato, perchè immagino spesso Filomena che fa l’amore con un altro e non so bene che fare. Bancario, un aiuto...
RISPONDE IL PROF.TORELLI
Caro Fulco, cari tutti,
innanzitutto un abbraccione al Bancario e a voi cari lettori di questo blog, un abbraccione forte che scaldi il vostro cuore. Lo sentite, vero, il mio calore...respirate profondo e gustate la vita e l’abbraccione che vi mando...Fulco, amico caro, la tua lettera mi ha colpito molto. Prima di abbozzare una risposta ti invio un abbraccione, caldo, avvolgente...ecco...lo senti...sei più forte,vero?...Fulco, non fare così, le cose possono cambiare, hai ancora una vita davanti – oddio, una mossa me la darei, perchè il tempo passa...non sei giovanissimo...e ti mando un abbraccione caldo, bello, per non farti sentire il ticchettio dell’orologio della vita che scandisce i secondi – e ciò che al momento appare impossibile, un giorno, chissà...Fulco, a parte il futuro, oggi ti dico...VIVI! VIVI! ecco....hai dentro tutte le risorse per gustare l’esistenza...gioisci, Fulco, e smettila di pensare a Filomena che fa l’amore con un altro...Fulco...focalizza la tua attenzione su qualcosa di emozionante, immagina di essere in cima a una montagna e, mentre stai osservando il meraviglioso spettacolo della natura, di soffermare il tuo sguardo su un’aquila maschio che, pur soffrendo per un amore non corrisposto, volteggia nel cielo...nel cielo...e vola, vola...Fulco, vola anche tu, come quell'aquila maschio. Attendo tue notizie. Un abbraccione.
(continua)
Domani, da queste parti, viene incoronato Uolter Veltroni (e le primarie...a che serviranno?). In un panorama assai avaro di figure politiche degne di nota, il sindaco di Roma è una faccia tutto sommato presentabile. Com'è ovvio, però, si può discutere su certi suoi tratti - e qui lo facciamo - come l'ossessione di piacere a tutti, un certo presenzialismo, l'attenzione all'immagine che rischia di sfociare in puro esercizio di apparenza (oddio, ma sto parlando di Berlusconi?). Un' interessante analisi sul veltronismo - forse troppo impietosa, ma ricca comunque di spunti sui quali riflettere - mi sembra questa del sociologo Carlo Gambescia, che tra l'altro vive a Roma e ha quindi una conoscenza diretta dell'operato di Veltroni come amministratore locale. Quello che leggete di seguito, invece, è un mio vecchio pezzo del 1999, scritto per il Foglio di Torino, che a distanza di anni - e perdonate il francesismo - fa ancora la sua porca figura.
I dolori del giovane Walter
Carissimo Bill, come va?
Ti rubo solo qualche minuto perché ho bisogno di dirti una cosa molto importante. Sai benissimo quanto ti voglio bene, che sono sempre stato più clintoniano di te, che ti ho appoggiato in momenti delicati - l’intervento nel Kosovo è lì a dimostrarlo - anche contro la volontà di una parte del mio elettorato, che ti ho difeso dalle critiche più ingiuste come la tua ragazzata con la Lewinsky e soprattutto che ho fatto il diavolo a quattro pur di farti avere la maglietta di Alex Del Piero che tanto desideravi. Ma oggi sento che le nostre strade devono dividersi e il con cuore spezzato ti dico: addio Bill. Addio, perché qui le cose si stanno mettendo davvero male per il mio partito. Abbiamo perso le elezioni europee, non amministriamo più Bologna - la città rossa per eccellenza - dove un macellaio, Giorgio Guazzaloca, ci ha fatto a fettine e il prossimo anno rischiamo di fare una brutta figura anche alle regionali...
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A proposito dell'ultimo commento di Paolo. Non ho visto il programma di Minoli - mettiamo sempre le cose interessanti in decima serata, mi raccomando - ma rammento molto bene il video girato da Davide Ferrario, con i black bloc che impazzavano attorno al carcere di Marassi e la polizia che si voltava dall'altra parte, salvo poi irrompere nella caserma Diaz e malmenare a destra e a manca chiunque capitasse a tiro. Ormai l'ha capito anche un bambino di due anni che a Genova, in quel luglio 2001, la democrazia ha subito una ferita molto grave e che urge arrivare a una verità non precostituita. Sia chiaro, non ero e non sono un fan di Casarini - l'assalto alla zona rossa all'epoca mi sembrò discutibilissimo, pur comprendendone la carica simbolica - ma a Genova ha subito violenza gente inerme e totalmente pacifica. Propongo alla vostra attenzione questa testimonianza del giornalista Lorenzo Guadagnucci, testimone diretto di quei tragici giorni.
Lorenzo Guadagnucci, Carta, 26 giugno 2007
Mi dispiace ma non ci sto. Non dite che la questione G8 sta arrivando a conclusione, perché non è così. Gianni De Gennaro esce di scena, ma le ferite di Genova sanguinano ancora, forse più di prima. Se qualcuno pensa che la nomina di Antonio Manganelli sia un punto di svolta definitivo, si sbaglia di grosso. L'avvicendamento al vertice della polizia, per come è stato gestito e per cio' che rappresenta, non ricompone affatto la frattura che si consumò nel luglio del 2001 fra forze di polizia e cittadinanza. Non sana la lesione che fu inferta all'ordinamento democratico, non riscatta le istituzioni, che si rivelarono inacapaci di impedire la sospensione dello stato di diritto. Potrei parlare di tutto il G8, di quanto accaduto nelle strade di Genova, in piazza Alimonda, nella caserma di Bolzaneto, ma voglio limitarmi alla notte della Diaz, il 21 luglio 2001, perché ero dentro la scuola e ne uscii [con altri 92] con le ossa rotte, oltre che in stato d'arresto...
domenica, 24 giugno 2007
Il nuovo capo della Polizia, non è colpa mia, si chiama Manganelli. Incrociamo le dita.
giovedì, 21 giugno 2007
Il vostro bancario si trasferisce nel Mantovano per quattro giorni. Ho fatto un corso veloce di lumbard e ho acquistato apposita divisa da leghista, nella speranza di non essere cacciato da quelle terre. Ci risentiamo al ritorno.
mercoledì, 20 giugno 2007
Per firmare l'appello inviare un'e-mail a: carta@carta-org
La deposizione in tribunale a Genova del dottor Michelangelo Fournier, imputato nel processo per i fatti della Diaz, ha messo a nudo la strategia dell'omertà e della menzogna seguita in questi anni dalla polizia di stato sui fatti di Genova. Il dottor Fournier ha detto di avere mentito e taciuto in questi sei anni per "spirito di appartanenza", dando un'accezione del tutto errata di questo concetto, un'accezione incompatibile con la Costituzione repubblicana. I funzionari dello stato, tanto più se impegnati nelle forze dell'ordine, hanno il dovere etico e professionale di denunciare ogni abuso, ogni violazione della legge e dei diritti umani e civili. Solo così, in una democrazia, è possibile tutelare la credibilità e l'onore delle istituzioni. In questi anni che ci separano dai fatti di Genova la polizia di stato ha tradito la sua missione: il lavoro dei magistrati è stato in più modi ostacolato; le plateali e gravissime violazioni della Costituzione e dello Stato di diritto sono state coperte e in qualche modo giustificate; nessuno, fra i dirigenti, si è assunto la responsabilità di quanto è accaduto. Le parole di verità pronunciate dal dottor Fournier hanno dissolto l'ultimo velo che ancora copriva l'inaccettabile condotta tenuta in questi anni dal vertice della polizia di stato. Siamo ai limiti di un'autentica emergenza democratica. A questo punto è irrinunciabile una seria e forte presa di posizione da parte dello stato, per stabilire una volta per tutte che la credibilità delle forze dell'ordine è un bene pubblico primario, che non può essere sottomesso agli interessi di questo o quel funzionario.
Chiediamo perciò al parlamento di approvare al più presto l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova, come del resto prometteva il programma della coalizione di maggioranza, e al governo di rimuovere il capo della polizia, Gianni De Gennaro, oggettivo responsabile della condotta tenuta in questi sei anni dalla polizia di stato. Sono due provvedimenti necessari per inviare un messaggio di fiducia alla cittadinanza e agli stessi lavoratori di polizia.
Primi Firmatari:
- Haidi Gaggio Giuliani, senatrice di Rifondazione comunista
- Giuliano Giuliani
- Vittorio Agnoletto, eurodeputato Gue, già Genoa social forum
- Anna Pizzo, Carta, consigliere regionale del Lazio, già Genoa social forum.
- Raffaella Bolini, Arci presidenza nazionale, già Genoa social forum
- Alberto Zoratti, Fairwatch, già Genoa social forum
- Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione comunista al Senato
- Luigi Malabarba, ex senatore di Rifondazione comunista, associazione Sinistra critica
- Francesco Martone, senatore di Rifondazione comunista
domenica, 17 giugno 2007
Gli accalappianziani
Non c'è cantiere, escavazione, opera dell'ingegno in corso di costruzione che non abbia il suo folto gruppo di anziani intento a osservare l'andamento dei lavori. Giudici implacabili e severi, gli anziani-osservatori sono l'incubo di ingegneri, geometri e architetti ai quali non risparmiano critiche di ogni tipo: "Geometra, la gru non va messa lì, ...l'è tutta stort! Ma il calcolo del cemento armato come l'avete fatto? Con il pallottoliere? Ingegnere, senta bene... non siamo per niente contenti della struttura di quel ponte...non regge...dai...anche un bambino lo capirebbe". Gli anziani-osservatori, con le loro obiezioni, possono moltiplicare a dismisura i costi dei lavori e rappresentano una delle cause principali di fallimento delle imprese edilizie. A questo proposito l'Osservatorio guidato da Mario Virano sulla linea ad alta velocità Torino-Lione ha chiesto al governo che venga impedito l'accesso ai cantieri, con la minaccia di revoca della pensione, a persone di sesso maschile con età superiore ai 65 anni. Che cosa fanno gli accalappianziani? Dotati di appositi pulmini e su mandato delle famiglie fanno il giro dei cantieri e recuperano i simpatici vecchietti - che altrimenti rimarrebbero sino a tarda notte a discutere dei destini di edifici, ponti e ferrovie - obbligandoli a tornare a casa. In caso di anziani recalcitranti - si narra di ultraottantenni che si sono incatenati a delle betoniere pur di rimanere sul luogo di osservazione - gli accalappianziani sono autorizzati ad usare camicie di forza e altri strumenti di contenzione per riportare alla ragione i pensionati irriducibili.
N.B: ringrazio l'amica Alessandra P. per avermi suggerito il termine "accalappianziani".
sabato, 16 giugno 2007
Di acqua e di respiro
di passi sparsi
di bocconi di vento
di lentezza
di incerto movimento
di precise parole si vive
di grande teatro
di oscure canzoni
di pronte guittezze si va avanti
di come fare
di come dire
di come fare a capire
di alti
di bassi
battiti del cuore
fasi della luna
e ritmi della terra
di intelligenza
di intermittenza
si vive di danze
di ballo sociale
di una promessa
di un faccia differente
di mediocri incontri
di bellezze
di profumi ardenti
di accidenti
rotolando si gira, si balla
si vive, si fa festa
quella, questa
si picchia forte col piede
nella danza
e si sbaglia il passo
si vive di fortune raccontate
e di viaggiare
e si cammina stanchi
è di lavoro
è opposizione
è corruzione
si vive di lenta costruzione
e di tempo che ci inchioda
e di diavoli al culo
di fianchi smorti
di fuochi desiderati
si vive di pane
di speranza di bere
un vino buono per l'estate
rotolando si vive
di discorsi leggeri
cori
di maschere notturne
canto e discanto
e giù divieti
e oli sulla pelle
e sorrisi di fantasmi
e fantasmi fotografati
e giù campane annuncianti
si vive di sguardi fermi
di risposte folgoranti
di lettere partite
che aspettiamo in cima al mistero
di essere così soli.
Di questo si vive
e di tant'altro ancora
che inseguiamo come i cani
respirando dal naso
per finire invece
ancora sorridenti, ancora abbaianti
di un dolore a caso
Ivano Fossati, Discanto, 1990
Oggi Gay Pride a Roma. Un mio vecchio articolo sulla rivista Tempi di Fraternità, quando ero cattolico critico, tratta la questione omosessuale. Leggi qui.
venerdì, 15 giugno 2007
Lorenzo Guadagnucci, Carta, 14 giugno 2007
Non c'era bisogno del ripensamento di Michelangelo Fournier per sapere, anche sul piano processuale, quel che accadde alla scuola Diaz il 21 luglio 2001. Decine di testimonianze convergenti hanno già chiarito la dinamica dei fatti. L'outing del vice questore, all'epoca vice di Vincenzo Canterini alla guida del reparto mobile che fece irruzione nella scuola, ha messo però a nudo almeno due cose: l'ipocrisia della polizia di stato e il malinteso "spirito di appartenenza" - come Fournier l'ha definitio - che la caratterizza. Non c'è nessuno, all'interno della polizia di stato, dall'ultimo dei piantoni al capo Gianni De Gennaro, che ignori quel che successe dentro la scuola genovese: una spedizione punitiva decisa per ragioni politiche e d'immagine [colpire il Genoa social forum, riscattare con un po' di arresti una gestione disastrosa dell'ordine pubblico], un pestaggio sistematico e selvaggio, 93 arresti arbitrari sulla base di prove costruite ad arte, una falsificazione totale nella ricostruzione offerta all'opinione pubblica. In tribunale i poliziotti imputati stanno offrendo uno spettacolo inquietante: ognuno cerca di tutelare se stesso, con tanti saluti al senso dello stato, alla responsabilità istituzionale, alla deontologia professionale, tutte cose considerate - evidentemente - irrilevanti.
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