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venerdì, 30 giugno 2006
Lo so, non aggiorno da una settimana e domani parto per un periodo di ferie. Ne riparliamo al ritorno. Nel frattempo godetevi la vita.
giovedì, 22 giugno 2006
mercoledì, 21 giugno 2006
Piero Ricca, blog
Nel primo pomeriggio di ieri, nell’aula magna dell’Università Bicocca, a Milano, ho rivolto qualche domanda al senatore a vita Giulio Andreotti, sul tema di quella sua strana assoluzione per prescrizione del reato di associazione a delinquere, ritenuto dai giudici “concretamente ravvisabile” almeno fino al 1980. Per aver osato tanto, sono stato identificato e minacciato da agenti di polizia, e trattenuto in commissariato per quasi due ore. E m’è andata ancora bene.
Nell’aula magna della Bicocca alcuni cronisti stavano intervistando il nostro dipendente a vita su altri temi: il calcio, Moggi, la Nazionale, “la caduta della moralità pubblica come si evince dalle recenti intercettazioni”, il rapporto fra aspiranti attrici e uomini di potere e via leccando. Andreotti era comodamente seduto, rilassato. Ogni tanto faceva una battuta e i cronisti ridevano di gusto. I docenti della Bicocca, intorno, componevano una festosa corona...
lunedì, 19 giugno 2006
Barbara Spinelli, La Stampa, 18 giugno 2006
Se tre Presidenti della Repubblica hanno parlato della Costituzione italiana con parole che rimandano al sacro - Oscar Luigi Scalfaro la ricorda come resurrezione civile, Carlo Azeglio Ciampi la chiama sua Bibbia laica, Giorgio Napolitano la paragona alla mosaica tavola dei valori e dei principi in cui riconoscersi - vuol dire che c’è qualcosa di essenziale, nella scelta che gli italiani compiranno il 25-26 giugno quando approveranno o respingeranno la riforma costituzionale varata dalla precedente maggioranza. Secondo alcuni si tratta di scegliere tra il vecchio e il nuovo, fra conservazione e modernità. Altri hanno l’occhio fisso sui futuri negoziati tra partiti, e danno al voto un valore puramente strumentale: c’è chi sostiene che il No faciliterà la ripresa di trattative bicamerali, e chi invece ritiene che solo il Sì la permetterà. Difficile sapere esattamente dove stia la verità, ma non è questa l’essenza su cui saremo chiamati a pronunciarci...
sabato, 17 giugno 2006
Un mio vecchio articolo sulla devolution.Leggi qui.
Salvatore Scaglione, Megachip, 16 giugno 2006
La posta in gioco è maggiore di quanto non si creda. Può darsi che dall'informazione parcellizzata e furfantesca della tv non appaia chiaro, ma nel prossimo referendum si giocano molte cose e tutte importanti. E la battaglia per la Costituzione repubblicana è ancora da combattere.
Giocheranno contro anche le prime disillusioni per il nuovo governo, “amico” ma lento, contraddittorio e chiacchierone. L'indifferenza diffusa è certamente alimentata dalla noia per una politica che si trascina stancamente, frullando insieme come in unica poltiglia nobiltà e grettezze, grandi disegni e modeste carriere, superficialità e sotterfugi, che spezzano le migliori buone intenzioni...
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venerdì, 16 giugno 2006
Tonino Perna / Roberto Suozzi, il manifesto, 16 giugno 2006
Calciopoli farà la fine di Tangentopoli ? E' la domanda che si fanno tanti italiani , tifosi e non, perché il puzzo che emana dai campi di calcio ha disgustato l'opinione pubblica, come non avveniva da tempo. Come dimostra il caso di Tangentopoli, dopo ogni scandalo clamoroso si assiste , per qualche mese, al contenimento dell'illegalità, che poi si riprende il tempo e gli spazi perduti. Il primo punto è proprio questo: non si può affidare alla sola Magistratura, ordinaria e sportiva, la bonifica di un fenomeno che coinvolge ingenti flussi di capitale, che produce una serie di beni immateriali e non, che coinvolge emotivamente milioni di persone. Lo scandalo che ha colpito l'industria del calcio italiano ha radici strutturali che vanno individuate attentamente e possibilmente attaccate e rimosse. Per prima cosa va analizzato il fenomeno all'interno di un'analisi di mercato, delle sue dinamiche e dei suoi costi e benefici, perché di questo si tratta...
mercoledì, 14 giugno 2006
PORTIERE
Grattacapi da risolvere? Reclami da respingere? L’estremo baluardo della squadra – solitamente un responsabile di modulo – entra in scena. La sua azione si articola in quattro fasi ben distinte. Prendiamo un caso concreto: il cliente, imbufalito e con gli occhi fuori dalle orbite, minaccia, per l’ennesima volta, di estinguere il rapporto perché le spese tendono all’infinito: «Siete dei ladri legalizzati! Basta!!!!!!! Commissioni di qua, bolli di là...signori, mi avete scocciato...chiudo tutto!!!”. La prima mossa è di puro contenimento. Un Portiere che conosce il mestiere non perde tempo: avvinghia l’iracondo, lo porta di peso in un ufficio appartato e qui lo lascia sfogare facendogli scagliare piatti, bicchieri di cristallo e porcellane antiche contro un manifesto pubblicitario della banca dal titolo: “Dalla culla alla pensione: non perdiamoci di vista. Ti va?”. Secondo step. Empatia profusa a piene mani. Si tratta di tranquillizzare il cliente attraverso la comprensione della sua rabbia. Inizia, lentamente, la manovra di penetrazione nel piccolo mondo antico del soggetto ed è essenziale la conoscenza di dialetti, usi e costumi dell’intero suolo italico. Il correntista, per esempio, è un torinese da sette generazioni, nostalgico della citta che fu? I vecchi successi di Gipo Farassino hanno un effetto dirompente. Il Portiere chansonnier intona una dietro l’altra Bela Munfrinota, Serenata ciôcatôna e Sangon Blues. Una lacrima solca il viso del cliente e i cattivi propositi cominciano a evaporare. Terza fase. Sei unico e insostituibile: «Monsù Pautasso, guardi, neh, proprio perché è lei, ci vengo incontro...carnet d’assegni gratis per 6 mesi, va bin?”. Oddio, semplice dettaglio, Pautasso di ‘sti libretti a costo zero per 6 mesi ne ha tre bauli pieni, ma ciò che conta è che la banca lo ha fatto sentire importante. Dulcis in fundo. Il problema si trasforma in opportunità. È il capovaloro del Portiere, che chiama il Centravanti e insieme portano a casa una vittoria strepitosa. Non solo Monsù Pautasso rimane, ma farà aprire il conto anche a figli, nipoti e a un vecchio zio stramilionario di Scalenghe (To).
Lo squadrone che tremare il mondo fa /1
Lo squadrone che tremare il mondo fa /2
Lo squadrone che tremare il mondo fa /3
Lo squadrone che tremare il mondo fa /4
domenica, 11 giugno 2006
Traduzione dell'articolo citato da Maurizio Blondet nel post che ho pubblicato ieri. Fonte: http://www.teamliberty.net/ Link: http://www.teamliberty.net/id267.htm 07.06.2006 Traduzione per www.comedonchisciotte.org di ALCENERO (Marcoc)Lo scorso weekend, una provocatoria mail circolava nei news groups di internet, portando all’attenzione la pagina web dell’ FBI Most Wanted Terrorist [il maggior terrorista ricercato n.d.t.] su Usama Bin Laden [1]. Nella mail si chiedeva: “Perché il poster Most Wanted di Usama Bin Laden non fa alcuna connessione con gli eventi dell’ 11 Settembre 2001?” L’ FBI nella sua pagina web su Bin Laden dice che Usama Bin Laden è ricercato in relazione alle esplosioni del 7 Agosto 1998 alle ambasciate degli Stati Uniti di Dar Es Salaam, Tanzania, e Nairobi, Kenya. Secondo l’ FBI, questi attacchi hanno ucciso oltre 200 persone. L’ FBI conclude i suoi motivi per “ricercare” Bin Laden dicendo, “Inoltre, Bin Laden è sospettato di altri attacchi terroristici in ogni parte del mondo.”
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Indymedia, 11 giugno 2006
Dopo l'11 settembre sulla scena mediatica si è affacciata una nuova categoria di commentatori e di opinionisti il cui compito principale sembra essere la difesa ad oltranza della verità ufficiale, anzi della Verità Ufficiale, di qualunque Verità Ufficiale; sì, perché per costoro non sembra esistere alcuna verità al di fuori di quella stabilita dagli organi ufficiali del potere. E questo principio, per loro basilare, vale per qualsiasi vicenda storica: dall'omicidio di John Fitzgerald Kennedy a quello di Aldo Moro, dall'uccisione di Enrico Mattei a quella di Nicola Calipari, dalla strage di Ustica agli attentati dell'11 settembre. Il dubbio non è permesso, qualunque considerazione esprimente scetticismo è bandita come assurda, strampalata, ridicola. La schiera di codesti paladini della Verità Ufficiale è piuttosto folta, ed annovera politici, giornalisti, «opinion makers», commentatori e conduttori televisivi, scrittori, responsabili di siti web ecc. Per costoro non è importante la fondatezza di una qualunque verità ufficiale, la sua coerenza logica, la sua capacità di spiegare in modo esauriente i fatti, ma semplicemente il suo essere tale, la sua provenienza dalle strutture del potere costituito; ed aderire incondizionatamente ad essa spesso rappresenta un grosso aiuto per la carriera...
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