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domenica, 29 maggio 2005
Alessandro Mantovani, il manifesto, 26 maggio 2005
Due armi diverse. Forse perfino di tipo diverso, la mitragliera del blindato e un fucile mitragliatore impugnato da un uomo a terra. La sera del 4 marzo, sulla rampa che porta alla Irish route diretta all'aeroporto di Baghdad, la Toyota Corolla con a bordo Nicola Calipari e Giuliana Sgrena è stata colpita da proiettili che non provenivano dalla stessa arma. Il soldato Mario Lozano non è stato l'unico a sparare. Contro gli italiani ha fatto fuoco almeno un altro militare della pattuglia che presidiava il posto di blocco «volante» numero 541. Cade così ogni residua parvenza di attendibilità per il rapporto conclusivo della commissione d'inchiesta statunitense, quello che i rappresentanti italiani hanno rifiutato di sottoscivere per presentare una loro autonoma relazione. La novità arriva dagli accertamenti tecnici e balistici in corso a Roma sull'auto, ordinati dalla procura nell'ambito dell'indagine giudiziaria sull'omicidio di Calipari e il tentato omicidio di Giuliana Sgrena e del funzionario del Sismi che era alla guida. «Il professor Domenico Compagnini, nostro consulente tecnico - annuncia l'avvocato Alessandro Gamberini che assiste Giuliana Sgrena - ha rinvenuto sull'auto un frammento di proiettile, un frammento sufficientemente grande per poter rilevare la rigatura, l'impronta che permette ai balistici di identificare l'arma che ha sparato. Il frammento tra i vetri dei finestrini o del parabrezza. E il professore ha potuto compararlo, al microscopio, con il proiettile estratto durante l'autopsia di Nicola Calipari e appartenente al proiettile che l'ha ucciso. Le rigature del frammento non coincidono con quelle del proiettile, sono incompatibili»...
lunedì, 23 maggio 2005
Appello per il rispetto della sacralità della coscienza in occasione del referendum del 12 e 13 giugno per la modifica della L. 40/2004 (procreazione assistita)
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Non è forzato, per noi e per molti cristiani, di fronte al referendum sulla procreazione assistita questo riferimento alle parole iniziali della Costituzione pastorale sulla Chiesa promulgata “a perpetua memoria” dal Concilio. Perché questa partecipazione in solido alla condizione umana porta necessariamente a partecipare anche alla trasversalità interna a ognuna delle aggregazioni che si creano in base a contrastanti opinioni e opzioni politiche attinenti direttamente all’etica. Non si pone qui la questione di coalizzarsi in un solo schieramento. Compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno. Ne va della autenticità e credibilità della loro solidarietà umana...
lunedì, 16 maggio 2005
ReporterAssociati, 14 maggio 2005
Un'inchiesta trasmessa da RaiNews24 sulla presenza italiana a Nassiriya e un dossier del governo italiano mostra come fu pianificata l'entrata in guerra contro l'Iraq a fianco degli Usa già 6 mesi prima dell'inizio dell'emergenza umanitaria, per sfruttarne il petrolio. Foto, mappe e documenti sull'attivita' del contingente italiano mostrano che la presenza dei militari italiani a Nassiriya abbia come chiaro obiettivo quello di proteggere oleodotti e raffinerie di petrolio, in una zona ricchissima di giacimenti. Anche di uranio.
Il giacimento di Nassiriya, il quinto in ordine di importanza in Iraq con riserve stimate tra i 2,5 i 4 miliardi di barili. Le immagini del reportage di RaiNew24 mostrano la raffineria di Nassiriya, e mostrano come i soldati italiani abbiano scortato migliaia di bidoni di petrolio e protetto zone ricche di giacimenti, anche giacimenti di uranio. Il confine di competenza italiana in Iraq comprende, guarda caso, proprio la raffineria di petrolio, il punto di stoccaggio e le paludi sotto cui risiedono i giacimenti petroliferi da sfruttare...
domenica, 15 maggio 2005
Codice di Deontologia Medica approvato dal Consiglio nazionale della Federazione dei medici e degli Odontoiatri il 24-25 giugno 1995
Art. 41 (Fecondazione assistita). - La fecondazione assistita ha lo scopo precipuo di ovviare alla sterilità al fine legittimo della procreazione.
Sono vietate nell'interesse del bene del nascituro:
a) tutte le forme di maternità surrogata; b) forme di fecondazione artificiale al di fuori di coppie eterosessuali stabili; c) pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce; d) forme di fecondazione artificiale dopo la morte del partner.
Inoltre è proscritta ogni pratica di procreazione assistita ispirata a pregiudizi razziali; non è consentita alcuna selezione del seme ed è bandito ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti embrionali o fetali.
Infine sono vietate pratiche di fecondazione assistita in studi, ambulatori o strutture sanitarie privi di idonei requisiti.
CAPO VIII: SPERIMENTAZIONE
Art. 42 (Interventi sul genoma e sul concepito). - Ogni intervento sul genoma umano non può che tendere alla prevenzione e alla correzione di condizioni patologiche nel prodotto del concepimento.
Sono vietati trattamenti del prodotto del concepimento che non abbiano finalità di prevenzione e correzione di condizioni patologiche.
Non è consentito procedere a test predittivi di malattie genetiche se non per finalità di prevenzione.
Sono vietate in ogni caso le manipolazioni genetiche.
Adista, n.36 del 14 maggio 2005
Non crede, il religioso cappuccino p. Ortensio da Spinetoli, teologo e biblista, che Benedetto XVI cesserà di essere "cardinale Ratzinger". Non ci crede, anche se lo auspica, a causa di quanto detto dal papa, il giorno prima dell'elezione, a proposito di "dittatura del relativismo", un discorso perfettamente in linea con l'opera svolta da Ratzinger in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Certo, non siamo alla Controriforma, al Medioevo, ai roghi, ma Gesù Cristo è tutt'altra storia. Ce ne parla Ortensio nell'intervista che ci ha rilasciato.
La scelta immediata del nuovo papa coincide sicuramente con la presenza di una componente conservatrice prevalente all'interno del conclave. Una maggioranza di nomina wojtyliana. Ciò significa che l'elezione di Ratzinger era assolutamente scontata? Inoltre, Benedetto XVI sarà un secondo Giovanni Paolo?
La scelta del nuovo papa non può dirsi una sorpresa. Al contrario, non poteva non ritenersi scontata, tenuto presente il collegio cardinalizio composto da porporati di nomina quasi esclusivamente wojtyliana da supporre propensi, fedeli al loro grande elettore. Si sarebbe anche potuto uscire dalla continuità, oltrepassare i confini del vecchio continente ma non era chiara la direzione da prendere e i padri hanno preferito soprassedere, ripiegando verso la scelta più comoda, quasi ovvia. Ratzinger non sarà un secondo Giovanni Paolo. Dato il suo temperamento e i suoi modi quasi timidi, almeno non del tutto disinvolti, non se lo potrebbe permettere. Per questo forse ha anche evitato di riprendere il nome, pregno di un'eredità quasi schiacciante. Non ha assunto nemmeno quelli egualmente prestigiosi di Paolo e di Pio, pur essi ben caratterizzati da coloro che li hanno portati. Ha creduto più opportuno fare un passo indietro per fermarsi a Benedetto XV, un pontefice non certamente incolore ma di diverso spessore degli altri. Eppoi, ormai lontano.
Se esiste una diversità sia "nei modi" che nella scelta del nome, esiste anche una diversità programmatica?
Se il nome segna un distacco, il suo programma sembra essere all'unisono con quello del predecessore: la salvaguardia della missione magisteriale della Chiesa nel mondo, dell'ortodossia di cui era stata per oltre un ventennio insindacabile tutore. Solo che si continua a chiamare "fede" ciò che è alla fine semplice riflessione teologica. Credere è infatti cercare di entrare in comunione con Qualcuno che si ritiene al di sopra di tutti e di tutto e che si può immaginare e chiamare nel modo che si ritiene più idoneo. È in altri termini un "contatto", sempre fugace e aleatorio, col Mistero o se si vuole un'accoglienza a "mozioni" inverificabili, non tuttavia irrazionali, che particolari esperti (i profeti) dicono venire dall'Essere ultimo, dallo Spirito di bene che da lui promana. Una realtà ben complessa ma che, secondo Gesù, si raccoglie nell'appellativo "padre", termine anch'esso improprio se si pensa a quanti sulla terra si fregiano indegnamente di tale nome, ma vale a dare un'idea di ciò che si è invitati a chiamare Dio. "Lo vedremo così com'è", afferma enfaticamente l'autore della I Lettera di Giovanni (3,2), ma è solo un auspicio più che una notizia...
venerdì, 13 maggio 2005
Secondo me, dopo le dichiarazioni di Fini, le donne che si stanno organizzando in un comitato trasversale per l'abrogazione della legge 40 e un dibattito che diventerà sempre più acceso (e metti anche che Prodi si esprima per due sì), l'eminentissimo and eccellentissimo cardinal Camillo Ruini, a pochi giorni dal referendum, dimenticherà i propositi astensionistici e inviterà i fedeli ad accorrere alle urne. Si accettano scommesse.
Alessandro Mantovani, il manifesto, 11 maggio 2005
L'uccisione di Nicola Calipari e i contrasti tra Usa e Italia hanno aperto tensioni nel governo e una guerra d'apparati che investe il Sismi e coinvolge anche le gerarchie militari e il Viminale, mentre si discute la riforma dell'intelligence. Palazzo Chigi sabato ha diffuso un'insolita nota per censurare «insinuazioni» e «malignità» (non attribuite) e riconfermare la «fiducia» a Pollari «anche nei confronti degli alleati». Le opposizioni invece tacciono, allineate e coperte. «Verità e giustizia per Calipari» o al massimo: «Ritiriamo le truppe». Uno che parla a voce alta è Gigi Malabarba, capogruppo del Prc al senato e membro del comitato di controllo sui servizi (Copaco)...
fonte: ReporterAssociati autore dell'articolo: Umberto Pascali*
New York, 13 Maggio 2005.
Mayne Madsen presenta in questa esclusiva intervista il suo esplosivo ''teorema'' sull’omicidio di Nicola Calipari. Ex analista del National Security Agency (NSA), Madsen ora è un esperto e informato giornalista investigativo. Apparentemente sostenuto da informazioni interne, Madsen ricostruisce la tragedia di Nicola Calipari e Giuliana Sgrena scavando con caparbietà sul passato, sui legami e le attività di personaggi e apparati ''al di sopra di ogni sospetto''. In questa intervista, Madsen spazia dai rapporti tra enti statunitensi e il regime di Saddam Hussein, i misteri del terrorismo, i giochi pericolosi di apparati segreti all’interno di apparati segreti per portare a termine la loro missione di guerra, gli scandali del petrolio e degli armamenti...
Madsen affonda il suo bisturi analitico negli scandali della Banca Nazionale del Lavoro di Atlanta, nell’Iran-Contra, nell’uso dell’asse Roma-Bagdad da parte di super apparati di intelligence, negli asseriti legami tra la famiglia Bush e traffici eccellenti. Arriva fino allo strano suicidio di un collega di Nicola Calipari, il Colonnello Schiavo, addetto militare a Bagdad alla fine degli anni Ottanta.
Le sue conclusioni sono mozzafiato: Calipari era l’obiettivo, Calipari sapeva troppo. Madsen non ci fa vedere ''prove documentate'' di quello che sostiene, ma ci dice che sono le sue specifiche conoscenze tecniche sul mondo dell’intelligence e alcune ''fonti interne'' a portarlo verso certe conclusioni.
I lettori quindi sono avvertiti: ciò che leggerete è ''Il teorema di Madsen'', che segue una logica ma è ancora tutto da dimostrare. A questo punto, riteniamo che sia utile dare la possibilità ad un ex funzionario di intelligence (e di intelligence elettronico) di dire la sua sulla morte di un altro esperto di intelligence come era Nicola Calipari...
lunedì, 09 maggio 2005
ROMA, 8 MAG - «È paradossale che mentre in Inghilterra si discute apertamente sui voti persi da Blair non solo sulla guerra ma anche sulla politica sociale, i dirigenti del più grande partito di sinistra in Italia, diventino paladini del blairismo al tramonto». Lo sostiene in una nota Gloria Buffo, del Correntone Ds. «Blair ha un grande futuro ormai dietro alle spalle. Non vorrei che da noi ci si appresti alla prova elettorale e di governo - conclude Buffo - con idee e politiche che perdono consensi, oltre a rendere il mondo più pericoloso».
fonte: Articolo 21, 8 maggio 2005
sabato, 07 maggio 2005
Gloria Buffo, l'Unità Online, 7 maggio 2005
Dove vanno i riformisti Italiani? Non è un domanda oziosa. Se si accostano le prese di posizione di queste settimane sull’uso della forza, l’amministrazione Bush, il papato di Ratzinger, la flessibilità nel lavoro, i diritti degli omosessuali e persino la fecondazione assistita l’opzione moderata e la torsione verso il centro emergono con chiarezza e si accentuano. Tanto è vero che Blair, vincitore delle elezioni ma fortemente ridimensionato in seggi e consensi, è citato ad ogni piè sospinto. Altrettanto frequentemente si prendono le distanze da Zapatero, nitido nel rispettare le promesse sul ritiro dei soldati dall’Iraq, e altrettanto nel distinguere il ruolo della legge da quello della chiesa.
A questo punto è giusto chiedersi se questa corsa al centro è ciò che occorre per vincere le elezioni politiche e soprattutto se l’impianto blairiano al governo è ciò che ci chiede l’Italia di oggi. È vero che il vento di liberazione da Berlusconi che ha soffiato sul voto regionale è potente e non guarda per ora tanto per il sottile. Ma se vinceremo lo farà e temo saranno guai. Guai che si intravedono già ora quando al centrosinistra viene chiesto che scelte farà una volta al governo. Il problema tocca questioni di primordine. A partire dalla flessibilità: è giusto che si sappia se il centrosinistra, una volta al governo si propone di ridurre la flessibilità del lavoro o – come dicono ormai molti riformisti – si impegna soltanto a predisporre un sistema di ammortizzatori sociali in modo che l’inevitabile flessibilità non si traduca sempre e tout court in precarietà. La differenza è molto consistente in termini di politiche del lavoro e politiche sociali e ancor di più in termini di esito sulla vita di milioni di persone. Noi non sappiamo ad oggi quale sarà la scelta. Per ora si registrano le differenti posizioni sulla legge 30...
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