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lunedì, 28 febbraio 2005
Rilancio una segnalazione di Malita, assidua visitatrice di questo blog: "Consiglio il sito LE INCHIESTE, aperto dallo
storico-giornalista siciliano Carlo Ruta, a due mesi dalla chiusura a
titolo preventivo del suo precedente sito da parte del tribunale. C'è fermento in Sicilia, mi piacciono questi giornalisti tenaci".
Strafatti, non parole. Vai nell' ARCHIVIO DEL BANCARIO.
domenica, 27 febbraio 2005
da il manifesto, 27 febbraio 2005
sabato, 26 febbraio 2005
Il ministro dell'Economia e delle Finanze francese, Hervè Gaymard, si è dimesso perchè il suo affitto di casa - 14 mila euro il mese - era a carico del contribuente. Ribadisco. Benvenuti in un altro pianeta.
venerdì, 25 febbraio 2005
Il gesuita comunista. Vai nell' ARCHIVIO DEL BANCARIO.
giovedì, 24 febbraio 2005
Dimmi la verità. Vai nell' ARCHIVIO DEL BANCARIO.
Per la gioia di grandi e piccine IL BANCARIO raddoppia. Da questo momento potete accedere a L'ARCHIVIO DEL BANCARIO, una sorta di blog-deposito che ospiterà post più o meno chilometrici (articoli lunghi, inchieste, riflessioni sull'universo mondo, interviste). IL BANCARIO rimane lo spazio di discussione e di confronto, con una struttura un po' snella, qualche foto e post dalle dimensioni umane. L'ARCHIVIO è invece una sala lettura nella quale proporrò degli approfondimenti. Insomma, mi sto espandendo. Quasi quasi divento presidente del Consiglio.
venerdì, 18 febbraio 2005
Dopo 13 lunghissimi giorni di silenzio da quando hanno sequestrato
Giuliana Sgrena ( la seconda giornalista italiana dall'inizio della Guerra in
Iraq) arrivano sue notizie. E' viva, si esulta. Non basta, aggiungo...
Non posso dire che sia una mia amica personale: ci siamo visti
poco, ma lavora per uno dei giornali per cui anch'io scrivo sovente e l'ho avuta
per collega in una delle guerre cui ho assistito, e che ho raccontato. Fu in
Afghanistan. E' una buona giornalista e ho sempre letto le cose che scriveva:
precise, attente, informate. L'ho vista ieri nel video che i suoi sequestratori
hanno mandato fuori dalla sua prigione. Certo l'hanno fatto per i loro scopi.
Scopi che non conosciamo e sui quali possiamo soltanto congetturare.
L'ho vista in lacrime, spezzata dalla paura della morte, implorare soccorso
dal governo italiano, da coloro che hanno lavorato con lei, dal marito che ben
poco può fare. Fanno ricadere su di lei, i suoi rapitori, - pare, questo e'
quanto dicono - la responsabilità dell'aggressione anglo-americano-italiana
contro il popolo iracheno, contro l'Iraq. L'Italia fa parte del gruppo dei paesi
occupanti, occupa la terza posizione per numero di truppe. Tutto sembra molto
logico.
I mass media scrivono : sono terroristi. E intendono : sono quelli
di Al Qaeda. Ma a me questa disinvolta successione di passaggi " logici ", questi
sillogismi, non convincono affatto. Qualche giorno fa il presidente francese,
Jacques Chirac, commentando la situazione analoga della giornalista francese
di Liberation, Florence Aubenas, rapita in Irak da oltre due mesi e sparita
nel nulla, ha pronunciato una frase sibillina, ma molto significativa come "
segnale ". Voleva scoraggiare altri giornalisti francesi dall'andare in quel
tritacarne che, da due anni, si chiama Iraq.
E ha detto, all'Incirca : " State attenti, voi che insistete per
andare laggiù, che noi poi dobbiamo pagare dei prezzi molto gravi ". Mi sono
chiesto cosa significassero queste parole. Forse che Chirac ha dovuto pagare
un alto, o altissimo riscatto per liberare i due giornalisti che hanno preceduto
Florence Aubenas in qualche scantinato di Baghdad? Non credo che si riferisse
ai soldi. Uno stato come la Francia, per salvare un suo cittadino, per salvarsi
la faccia, può bene tirare fuori qualche milione di euro, perfino qualche decina
di milioni di euro, dai suoi forzieri. Non e' certo questo il punto. Il punto
e' un altro.
Chirac parla di un prezzo politico. E non rivela di quale prezzo
si tratti. Ma quale prezzo politico potrebbero chiedere i terroristi a un governo
che non ha preso parte all'aggressione ? Un governo che, anzi, al contrario,
ha osteggiato la guerra voluta da Bush, definendola illegale ? E' chiaro che
a Chirac hanno chiesto qualche seria ritirata politica, di fare ammenda per
qualcosa, di cedere su altri scenari, su altri problemi.
Per questo il presidente francese non rivela, ma e' evidente che
non può trattarsi del ritiro di truppe che la Francia non ha mai schierato sul
terreno iracheno. Eppure i " terroristi " (ora comincio a mettere tra virgolette
questa parola) trattano la Francia come nemica. Ecco il punto : perché ? Forse
perché non sono precisamente terroristi. O, per meglio dire, non sono soltanto
terroristi islamici. Forse perché, insieme ai terroristi, che svolgono opera
di manovalanza,ci sono altri " terroristi ", ben più potenti e meglio organizzati,
che hanno buone ragioni per " vendicarsi " del fatto che la Francia non ha partecipato
all'aggressione.
Naturalmente in termini politici e strategici, la vendetta e'
una categoria insoddisfacente, troppo piena di sentimento. Ma quando si tratta
di liquidare il nemico, ogni criterio e' buono. E' la stessa logica che nei
giorni scorsi spingeva Thomas Friedman a descrivere (sul New York Times) la
politica di Bush in questi termini : " non deve restare un solo mullah sulla
faccia della terra ". Che ne dicono i miei 24 lettori di questa ipotesi ?
Prevedo l'obiezione di alcuni : ma all'Italia i terroristi hanno
qualcosa da chiedere. E' vero. Ma allora perché se la prendono con una giornalista
di sinistra, che scrive per un giornale di sinistra, che e' sempre stata contro
la guerra in Irak, che - si può dire - simpatizza apertamente per la causa del
popolo iracheno aggredito ? A che serve attaccare un amico degli iracheni ?
Torturarlo, ucciderlo ? C'e' una sola spiegazione : non sono terroristi, sono
" terroristi ".
Giulietto Chiesa http://www.megachip.info/index.php
MA CON CHI "TRATTA" BERLUSCONI?Apparentemente,
i fatti più recenti sembrerebbero darci torto. Fino a ieri avevamo
sostenuto che rapimenti come quello di Giuliana Sgrena non debbano
sfuggire alla ferrea legge del cui prodest, il che rendeva illogico per
dei "veri" iracheni sia il rapire che tanto meno l'uccidere un
personaggio del genere. L'impossibilità di ottenere infatti la
liberazione del paese dalle truppe occupanti, in seguito al ricatto
sulla sua vita era e rimane nulla.
Ma ieri l'appello accorato di
Giuliana Sgrena in TV ci ha rimesso di fronte al dilemma in maniera
drammatica: questa volta ce lo ha detto lei in faccia, chiaro e tondo,
o ritiriamo le truppe o questi mi ammazzano. Ma allora è vero? Sarà
davvero così? Ci sarò davvero un gruppo di folli islamici che si illude
di poter ottenere l'impossibile, attraverso un gesto del genere? In
fondo, bastano quattro esagitati nemmeno tanto furbi a mettere in piedi
una baracconata del genere. Perchè non deve poter essere successo,
allora?
Per più di un motivo, diciamo noi. Innanzitutto, l'Iraq di oggi non è un paese…
…
qualunque, dove ti raccatti per strada il giornalista che preferisci,
te lo porti a casa e te lo tieni legato in salotto finchè soddisfano le
tue rìchieste. L'Iraq di oggi è un vero e proprio stato di polizia,
dove fra militari della coalizione, polizia irachena, servizi segreti
americani, servizi iracheni, agenti Mossad, informatori, spie e venduti
di ogni tipo nulla di così vistoso può avvenire senza che si riesca a
risalire in pochissimo tempo al prigioniero. Questo sempre che lo si
voglia davvero cercare. Via Gradoli insegna.
In secondo luogo,
se davvero si trattasse di un manipolo di "cani sciolti", fuori da ogni
regola e da ogni logica, Berlusconi non parlerebbe di "fondate ragioni
di ottimismo", come invece ha fatto oggi. Di fronte ad una improvvisa
svolta negativa, infatti, ci farebbe doppiamente una brutta figura,
mentre la cautela assoluta in quel caso sarebbe d'obbligo.
In
terzo luogo, al di là della forma estrema del ricatto, il cui prodest
non si sposta di una virgola: Sgrena è una giornalista scomoda, e sia
che venga uccisa sia che venga risparmiata nulla ne viene all'Iraq,
mentre ne giovano comunque gli americani, che mandano un chiaro
messaggo a quei pochi "ficcanaso" della stampa estera che ancora
rimangono in circolazione. Evidentemente, avranno pensato, Baldoni non
era bastato. Nè di certo c'è bisogno di violentare troppo il nostro
cervello per accettare come gli americani farebbero tranquillamente
questo ed altro. Non dimentichiamo che sono ormai una quarantina, ad
oggi, i liberi giornalisti morti in circostanze poco chiare fra
Israele, Afghanistan ed Iraq. E quasi nessuno risulta ucciso dal
"nemico".
Nella gelida filosofia di conquista neocon, persone
come Sgrena o Baldoni appaiono come semplici granellini di sabbia che
non possono certo nè fermare nè rallentare la grande macchina da
guerra, che ormai viaggia d'inerzia verso un futuro che a questo punto
nessuno di noi può più prevedere con un minimo di certezza.
Ma
allora Berlusconi con chi "tratta", come dice di stare facendo dal
mattino alla sera? Forse direttamente con gli americani, perchè no? Non
è difficile immaginare i cowboy di Rumsfeld e Cheney che sbottano alla
notizia dell'ennesimo reportage "fastidioso" di questi "fucking
italians" che si infilano dappertutto, se ne battono sonoramente
dell'"embedding", e sfuggono così al controllo dello Stato Maggiore
italiano in Iraq. Prendi quattro dei soliti marocchini, Johnny, e
fammela rapire, che poi con l'amico Silvio ci parlo io.
Ed ecco
allora che Berlusconi può arrischiarsi a dirsi fiducioso, perchè con
l'alleato bene o male ci può ragionare. Ci sta ragionando,
probabilmente. Si starà quindi trattando su come riuscire a mettere
completamente il bavaglio ai freelance italiani, senza per questo
apparire da noi come totali censori della libertà. Se mi garantisci che
li tieni buoni una volta per tutte - starà dicendo l'uomo di Negroponte
a "Silvio" - te la restituisco sana e salva, se no a questi la voglia
di mettere il naso negli affari altrui gliela facciamo passare noi a
modo nostro.
Ma per mettere quel bavaglio, senza che il popolo
se ne accorga, c'è bisogno che l'"opposizione" non si opponga troppo,
ed ecco allora che si spiegherebbero anche le sibilline frasi
pronunciate dagli esponenti della sinistra al momento del rapimento di
Giuliana Sgrena: collaboreremo in ogni modo con le forze di governo.
E
noi polli che ci domandavamo se mai fosse necessario dire una cosa del
genere! Evidentemente lo era, la cosa non era affatto scontata. Un
altro lurido "do ut des" politico, quindi, si sta probabilmente
consumando sulla pelle di una professionista coraggiosa, all'oscuro di
un intero popolo di beoti che crede davvero - oppure, peggio ancora,
finge di credere, per calcolo personale - alla favoletta della
democrazia da esportazione.
Sono tutte illazioni, ovviamente,
e solo a cose fatte potremo cercare di valutare meglio cosa possa esser
successo dietro le quinte di questo ennesimo rapimento insensato, ma
una cosa ormai sembra certa: il video della Sgrena implorante non è
stato altro che un alzare la posta emotiva, all'interno della stessa
partita che non ha mai cambiato nè direzione nè giocatori fin
dall'inizio. Massimo Mazzucco http://www.luogocomune.net/
venerdì, 11 febbraio 2005
Il 30 gennaio si sono svolte le elezioni irachene, che quasi tutti si sono affrettati a definire come un “successo”. In realtà, osservano alcuni, se si fossero svolte con le stesse modalità in altri paesi, sarebbero state dichiarate illegittime. Salim Lone, ex portavoce dello scomparso Sergio Vieira de Mello (inviato speciale di Kofi Annan in Iraq) scrive sul Guardian che se “si fossero svolte, diciamo, nello Zimbabwe o in Siria, la Gran Bretagna e l’America sarebbero state le prime a denunciarle”.Vedi qui.
Mickail Gorbaciov è di questa opinione: “Considerarle valide (o addirittura un trionfo della democrazia)è offesa alla democrazia e cosa priva di senso comune”. Vedi qui.
A pesare non è stata solo l’assenza di osservatori internazionali, ma tutto il contesto e le condizioni costrittive in cui si sono svolte (a cominciare dall'occupazione militare), fino al ricatto - anche se mai esplicitato - di un voto in cambio di cibo. Vedi qui.
Il dopo voto racconta tuttavia una realtà che, malgrado fosse prevedibile, non era stata volutamente considerata. In primo piano tutte le questioni legate alla fine dell’occupazione militare, sempre rimandata per motivi logistici:l’assenza di un esercito, economici, politici. Ci sono poi le rivendicazioni dell’Islam come unica fonte della futura Costituzione, avanzate da quelli che sembrano i probabili vincitori, ovvero le forze politiche sciite unite nella coalizione voluta dal Grande Ayatollah Ali al Sistani. Vedi qui.
Altrettanto importanti gli scenari relativi alla regione del Kurdistan, che potrebbe avviarsi verso l’indipendenza. Vedi qui. Sul voto e sulle sue conseguenze, maggiori approfondimenti, storie, analisi e commenti. Vedi qui.
(fonte: Osservatorio Iraq- Un ponte per Bagdad)
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