IL BANCARIO

   "I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono che il sen. Andreotti ha coltivato amichevoli rapporti con gli stessi boss mafiosi, ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui; ha omesso di denunciare la loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella" (sentenza corte d'Appello, 2 maggio 2003, confermata in Cassazione)

 



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lunedì, 28 febbraio 2005
 

Rilancio una segnalazione di Malita, assidua visitatrice di questo blog: "Consiglio il sito LE INCHIESTE, aperto dallo storico-giornalista siciliano Carlo Ruta, a due mesi dalla chiusura a titolo preventivo del suo precedente sito da parte del tribunale.  C'è fermento in Sicilia, mi piacciono questi giornalisti tenaci".

postato da fcaffa | 22:33 | commenti (5)| link

 

Strafatti, non parole. Vai nell'ARCHIVIO DEL BANCARIO.
postato da fcaffa | 21:13 | commenti | link



domenica, 27 febbraio 2005
 



da il manifesto, 27 febbraio 2005
postato da fcaffa | 11:20 | commenti (3)| link



sabato, 26 febbraio 2005
 

Ribenvenuti in un altro pianeta

Il ministro dell'Economia e delle Finanze francese, Hervè Gaymard, si è dimesso perchè il suo affitto di casa - 14 mila euro il mese - era a carico del contribuente.  Ribadisco.  Benvenuti in un altro pianeta.



venerdì, 25 febbraio 2005
 

Il gesuita comunista. Vai nell'ARCHIVIO DEL BANCARIO.
postato da fcaffa | 21:36 | commenti | link



giovedì, 24 febbraio 2005
 

Dimmi la verità. Vai nell'ARCHIVIO DEL BANCARIO.
postato da fcaffa | 22:44 | commenti (1)| link

 

Il bancario raddoppia

Per la gioia di grandi e piccine IL BANCARIO raddoppia. Da questo momento potete accedere a L'ARCHIVIO DEL BANCARIO, una sorta di blog-deposito che ospiterà post più o meno chilometrici (articoli lunghi, inchieste, riflessioni sull'universo mondo, interviste).  IL BANCARIO rimane lo spazio di discussione e di confronto, con una struttura un po' snella, qualche foto e post dalle dimensioni umane. L'ARCHIVIO è invece una sala lettura nella quale proporrò degli approfondimenti. Insomma, mi sto espandendo. Quasi quasi divento presidente del Consiglio.



venerdì, 18 febbraio 2005
 

CUI PRODEST/2 ?

Dopo 13 lunghissimi giorni di silenzio da quando hanno sequestrato Giuliana Sgrena ( la seconda giornalista italiana dall'inizio della Guerra in Iraq) arrivano sue notizie. E' viva, si esulta. Non basta, aggiungo...

Non posso dire che sia una mia amica personale: ci siamo visti poco, ma lavora per uno dei giornali per cui anch'io scrivo sovente e l'ho avuta per collega in una delle guerre cui ho assistito, e che ho raccontato. Fu in Afghanistan. E' una buona giornalista e ho sempre letto le cose che scriveva: precise, attente, informate. L'ho vista ieri nel video che i suoi sequestratori hanno mandato fuori dalla sua prigione. Certo l'hanno fatto per i loro scopi.

Scopi che non conosciamo e sui quali possiamo soltanto congetturare. L'ho vista in lacrime, spezzata dalla paura della morte, implorare soccorso dal governo italiano, da coloro che hanno lavorato con lei, dal marito che ben poco può fare. Fanno ricadere su di lei, i suoi rapitori, - pare, questo e' quanto dicono - la responsabilità dell'aggressione anglo-americano-italiana contro il popolo iracheno, contro l'Iraq. L'Italia fa parte del gruppo dei paesi occupanti, occupa la terza posizione per numero di truppe. Tutto sembra molto logico.

I mass media scrivono : sono terroristi. E intendono : sono quelli di Al Qaeda. Ma a me questa disinvolta successione di passaggi " logici ", questi sillogismi, non convincono affatto. Qualche giorno fa il presidente francese, Jacques Chirac, commentando la situazione analoga della giornalista francese di Liberation, Florence Aubenas, rapita in Irak da oltre due mesi e sparita nel nulla, ha pronunciato una frase sibillina, ma molto significativa come " segnale ". Voleva scoraggiare altri giornalisti francesi dall'andare in quel tritacarne che, da due anni, si chiama Iraq.

E ha detto, all'Incirca : " State attenti, voi che insistete per andare laggiù, che noi poi dobbiamo pagare dei prezzi molto gravi ". Mi sono chiesto cosa significassero queste parole. Forse che Chirac ha dovuto pagare un alto, o altissimo riscatto per liberare i due giornalisti che hanno preceduto Florence Aubenas in qualche scantinato di Baghdad? Non credo che si riferisse ai soldi. Uno stato come la Francia, per salvare un suo cittadino, per salvarsi la faccia, può bene tirare fuori qualche milione di euro, perfino qualche decina di milioni di euro, dai suoi forzieri. Non e' certo questo il punto. Il punto e' un altro.

Chirac parla di un prezzo politico. E non rivela di quale prezzo si tratti. Ma quale prezzo politico potrebbero chiedere i terroristi a un governo che non ha preso parte all'aggressione ? Un governo che, anzi, al contrario, ha osteggiato la guerra voluta da Bush, definendola illegale ? E' chiaro che a Chirac hanno chiesto qualche seria ritirata politica, di fare ammenda per qualcosa, di cedere su altri scenari, su altri problemi.

Per questo il presidente francese non rivela, ma e' evidente che non può trattarsi del ritiro di truppe che la Francia non ha mai schierato sul terreno iracheno. Eppure i " terroristi " (ora comincio a mettere tra virgolette questa parola) trattano la Francia come nemica. Ecco il punto : perché ? Forse perché non sono precisamente terroristi. O, per meglio dire, non sono soltanto terroristi islamici. Forse perché, insieme ai terroristi, che svolgono opera di manovalanza,ci sono altri " terroristi ", ben più potenti e meglio organizzati, che hanno buone ragioni per " vendicarsi " del fatto che la Francia non ha partecipato all'aggressione.

Naturalmente in termini politici e strategici, la vendetta e' una categoria insoddisfacente, troppo piena di sentimento. Ma quando si tratta di liquidare il nemico, ogni criterio e' buono. E' la stessa logica che nei giorni scorsi spingeva Thomas Friedman a descrivere (sul New York Times) la politica di Bush in questi termini : " non deve restare un solo mullah sulla faccia della terra ". Che ne dicono i miei 24 lettori di questa ipotesi ?

Prevedo l'obiezione di alcuni : ma all'Italia i terroristi hanno qualcosa da chiedere. E' vero. Ma allora perché se la prendono con una giornalista di sinistra, che scrive per un giornale di sinistra, che e' sempre stata contro la guerra in Irak, che - si può dire - simpatizza apertamente per la causa del popolo iracheno aggredito ? A che serve attaccare un amico degli iracheni ? Torturarlo, ucciderlo ? C'e' una sola spiegazione : non sono terroristi, sono " terroristi ".

Giulietto Chiesa
http://www.megachip.info/index.php

postato da fcaffa | 23:38 | commenti (17)| link
politica

 

CUI PRODEST/1 ?

 MA CON CHI "TRATTA" BERLUSCONI?

Apparentemente, i fatti più recenti sembrerebbero darci torto. Fino a ieri avevamo sostenuto che rapimenti come quello di Giuliana Sgrena non debbano sfuggire alla ferrea legge del cui prodest, il che rendeva illogico per dei "veri" iracheni sia il rapire che tanto meno l'uccidere un personaggio del genere. L'impossibilità di ottenere infatti la liberazione del paese dalle truppe occupanti, in seguito al ricatto sulla sua vita era e rimane nulla.

Ma ieri l'appello accorato di Giuliana Sgrena in TV ci ha rimesso di fronte al dilemma in maniera drammatica: questa volta ce lo ha detto lei in faccia, chiaro e tondo, o ritiriamo le truppe o questi mi ammazzano. Ma allora è vero? Sarà davvero così? Ci sarò davvero un gruppo di folli islamici che si illude di poter ottenere l'impossibile, attraverso un gesto del genere? In fondo, bastano quattro esagitati nemmeno tanto furbi a mettere in piedi una baracconata del genere. Perchè non deve poter essere successo, allora?

Per più di un motivo, diciamo noi. Innanzitutto, l'Iraq di oggi non è un paese…

… qualunque, dove ti raccatti per strada il giornalista che preferisci, te lo porti a casa e te lo tieni legato in salotto finchè soddisfano le tue rìchieste. L'Iraq di oggi è un vero e proprio stato di polizia, dove fra militari della coalizione, polizia irachena, servizi segreti americani, servizi iracheni, agenti Mossad, informatori, spie e venduti di ogni tipo nulla di così vistoso può avvenire senza che si riesca a risalire in pochissimo tempo al prigioniero. Questo sempre che lo si voglia davvero cercare. Via Gradoli insegna.

In secondo luogo, se davvero si trattasse di un manipolo di "cani sciolti", fuori da ogni regola e da ogni logica, Berlusconi non parlerebbe di "fondate ragioni di ottimismo", come invece ha fatto oggi. Di fronte ad una improvvisa svolta negativa, infatti, ci farebbe doppiamente una brutta figura, mentre la cautela assoluta in quel caso sarebbe d'obbligo.

In terzo luogo, al di là della forma estrema del ricatto, il cui prodest non si sposta di una virgola: Sgrena è una giornalista scomoda, e sia che venga uccisa sia che venga risparmiata nulla ne viene all'Iraq, mentre ne giovano comunque gli americani, che mandano un chiaro messaggo a quei pochi "ficcanaso" della stampa estera che ancora rimangono in circolazione. Evidentemente, avranno pensato, Baldoni non era bastato. Nè di certo c'è bisogno di violentare troppo il nostro cervello per accettare come gli americani farebbero tranquillamente questo ed altro. Non dimentichiamo che sono ormai una quarantina, ad oggi, i liberi giornalisti morti in circostanze poco chiare fra Israele, Afghanistan ed Iraq. E quasi nessuno risulta ucciso dal "nemico".

Nella gelida filosofia di conquista neocon, persone come Sgrena o Baldoni appaiono come semplici granellini di sabbia che non possono certo nè fermare nè rallentare la grande macchina da guerra, che ormai viaggia d'inerzia verso un futuro che a questo punto nessuno di noi può più prevedere con un minimo di certezza.

Ma allora Berlusconi con chi "tratta", come dice di stare facendo dal mattino alla sera? Forse direttamente con gli americani, perchè no? Non è difficile immaginare i cowboy di Rumsfeld e Cheney che sbottano alla notizia dell'ennesimo reportage "fastidioso" di questi "fucking italians" che si infilano dappertutto, se ne battono sonoramente dell'"embedding", e sfuggono così al controllo dello Stato Maggiore italiano in Iraq. Prendi quattro dei soliti marocchini, Johnny, e fammela rapire, che poi con l'amico Silvio ci parlo io.

Ed ecco allora che Berlusconi può arrischiarsi a dirsi fiducioso, perchè con l'alleato bene o male ci può ragionare. Ci sta ragionando, probabilmente. Si starà quindi trattando su come riuscire a mettere completamente il bavaglio ai freelance italiani, senza per questo apparire da noi come totali censori della libertà. Se mi garantisci che li tieni buoni una volta per tutte - starà dicendo l'uomo di Negroponte a "Silvio" - te la restituisco sana e salva, se no a questi la voglia di mettere il naso negli affari altrui gliela facciamo passare noi a modo nostro.

Ma per mettere quel bavaglio, senza che il popolo se ne accorga, c'è bisogno che l'"opposizione" non si opponga troppo, ed ecco allora che si spiegherebbero anche le sibilline frasi pronunciate dagli esponenti della sinistra al momento del rapimento di Giuliana Sgrena: collaboreremo in ogni modo con le forze di governo.

E noi polli che ci domandavamo se mai fosse necessario dire una cosa del genere! Evidentemente lo era, la cosa non era affatto scontata. Un altro lurido "do ut des" politico, quindi, si sta probabilmente consumando sulla pelle di una professionista coraggiosa, all'oscuro di un intero popolo di beoti che crede davvero - oppure, peggio ancora, finge di credere, per calcolo personale - alla favoletta della democrazia da esportazione.

Sono tutte illazioni, ovviamente, e solo a cose fatte potremo cercare di valutare meglio cosa possa esser successo dietro le quinte di questo ennesimo rapimento insensato, ma una cosa ormai sembra certa: il video della Sgrena implorante non è stato altro che un alzare la posta emotiva, all'interno della stessa partita che non ha mai cambiato nè direzione nè giocatori fin dall'inizio.

Massimo Mazzucco
http://www.luogocomune.net/
postato da fcaffa | 23:27 | commenti | link
politica



venerdì, 11 febbraio 2005
 

DEVESPIZZIAMOCI

Il 30 gennaio si sono svolte le elezioni irachene, che quasi tutti si sono affrettati a definire come un “successo”. In realtà, osservano alcuni, se si fossero svolte con le stesse modalità in altri paesi, sarebbero state dichiarate illegittime. Salim Lone, ex portavoce dello scomparso Sergio Vieira de Mello (inviato speciale di Kofi Annan in Iraq) scrive sul Guardian che se “si fossero svolte, diciamo, nello Zimbabwe o in Siria, la Gran Bretagna e l’America sarebbero state le prime a denunciarle”.Vedi qui.

Mickail Gorbaciov è di questa opinione: “Considerarle valide (o addirittura un trionfo della democrazia)è offesa alla democrazia e cosa priva di senso comune”. Vedi qui.
 
A pesare non è stata solo l’assenza di osservatori internazionali, ma tutto il contesto e le condizioni costrittive in cui si sono svolte (a cominciare dall'occupazione militare), fino al ricatto - anche se mai esplicitato - di un voto in cambio di cibo. Vedi qui.

Il dopo voto racconta tuttavia una realtà che, malgrado fosse prevedibile, non era stata volutamente considerata. In primo piano tutte le questioni legate alla fine dell’occupazione  militare, sempre rimandata per motivi logistici:l’assenza di un esercito, economici, politici. Ci sono poi le rivendicazioni dell’Islam come unica fonte della futura Costituzione, avanzate da quelli che sembrano i probabili vincitori, ovvero le forze politiche sciite unite nella coalizione voluta dal Grande Ayatollah Ali al Sistani. Vedi qui.

Altrettanto importanti gli scenari relativi alla regione del Kurdistan, che potrebbe avviarsi verso l’indipendenza. Vedi qui. Sul voto e sulle sue conseguenze, maggiori approfondimenti, storie, analisi e commenti. Vedi qui.

(fonte: Osservatorio Iraq- Un ponte per Bagdad)
postato da fcaffa | 22:04 | commenti (12)| link
politica