IL BANCARIO

   "I fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono che il sen. Andreotti ha coltivato amichevoli rapporti con gli stessi boss mafiosi, ha chiesto loro favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui; ha omesso di denunciare la loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella" (sentenza corte d'Appello, 2 maggio 2003, confermata in Cassazione)

 



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martedì, 29 aprile 2008
 

Deliri amorosi /3

Luglio 1990. Daniele si invaghisce di una ragazza, che chiamiamo Marilena, con un nome di fantasia. Conosciuta a una festa di amici, riesce a sapere il suo numero di telefono attraverso una pirotecnica ricerca che vede impegnata mezza Torino e l’agenzia investigativa Tom Ponzi, che stila apposita relazione. Inizia a telefonarle per sondare il terreno, come normalmente si fa in questi casi. Daniele è uno che prende le cose alla larga: “Che ne dici di un giro sul Monviso? Domenica andiamo a far fondo? Un cinemino? Se faccio le pizzette verresti una sera a casa mia?”. Marilena non è sintonizzata sulla stessa lunghezza d’onda. “Monviso? No, quando vado in montagna mi gira la testa. Sci di fondo? Vedi sopra. Cinema? Patisco il buio. Le tue pizzette? Sono intollerante al glutine”. Le risposte della ragazza sono, a dir poco, enigmatiche . La montagna le fa male? Ma nella relazione dell’agenzia Tom Ponzi c’è scritto che è socia del Club Alpino Italiano. Intollerante al glutine? Eppure, quella sera a casa di amici, Daniele l’ha vista mangiare un abbondante porzione di spaghetti alla carbonara. Il Nostro non demorde, con quella tigna che lo contraddistingue. Le scrive una lettera. Nessun risposta. Riscrive. Silenzio assoluto. La richiama al telefono: “Marilena, hai ricevuto le lettere che ti ho inviato?”. “Ah, scusami, non ti ho risposto perché so leggere, ma non so scrivere”. Analfabetismo di ritorno? Eppure dalla relazione di Tom Ponzi risulta che è diplomata e lavora in ufficio…magari fa la centralinista. Un giorno Daniele la incrocia alla fermata del pullman e osa l’inimmaginabile : “Marilena, ti voglio sposare!”. E lei: “Ah...non oggi, però, perché sono in ritardo per andare al lavoro. Possiamo ri sentirci tra una ventina d’anni?”. Una speranza sembra aprirsi. Ma quale sono i reali sentimenti della ragazza?

postato da fcaffa | 08:54 | commenti | link
deliri amorosi



lunedì, 28 aprile 2008
 

Cicciobello, braccia rubate all'agricoltura

Berlusconi l'ha triturato nel 2001 e oggi Alemanno l'ha spazzato via. Visto? La mia proposta di referendum di qualche anno fa non era campata in aria.
postato da fcaffa | 19:42 | commenti (2)| link
il bancario scrive



mercoledì, 23 aprile 2008
 

Il Peggiore che ritorna

Mentre ero impegnato a far altro (ho scritto alcune cose dedicato ad amici che si sono sposati), il Peggiore è tornato sullo scranno di Palazzo Chigi e ci rimarrà, salvo clamorose sorprese, per altri cinque anni. Una parte consistente del paese ha ridato fiducia a un uomo che in qualsiasi paese democratico non avrebbe governato un minuto, mentre la sinistra è stata spazzata via dal Parlamento per demeriti propri e volontà altrui. Penso di scrivere un commento più analitico nei prossimi giorni. Non dimentichiamo, invece, di scendere in piazza per la festa del 25 aprile, festa della nostra libertà. Ora e sempre, resistenza!



venerdì, 11 aprile 2008
 

Fuori di testa

Il Cavaliere ce l'ha con il Pupone perchè appoggia Cicciobello come sindaco di Roma. Più tasse per Totti.
postato da fcaffa | 11:51 | commenti | link
ironie, il bancario scrive



sabato, 05 aprile 2008
 

Il bancario vi pensa

Un messaggio per dirvi che sono vivo e lotto insieme a voi (ciao Paolino, i tuoi commenti sono sempre i benevenuti!). I temi da affrontare sono, come sempre, tanti e il tempo a disposizione insufficiente. In questo periodo sono impegnato nella scrittura pro-amici. Il 19 aprile si sposa un mio carissimo compagno d'avventure e il mio cervellino è concentrato nel preparare un giornalino che racconterà, in chiave ironica, le sue vicende personali e quelle della futura moglie (Paolo sa di che cosa parlo...anche a lui ho rifilato una cosa simile). Insomma, non contate molto sulla mia presenza, anche se qualche articolo proverò a linkarlo.
postato da fcaffa | 18:59 | commenti | link
il bancario scrive



domenica, 23 marzo 2008
 

Tortura di stato /4

Enzo Mangini, Carta.org, 21 marzo 2008

La notizia è in fondo, nell’ultima colonna della lunga intervista del ministro dell’interno Giuliano Amato pubblicata venerdì dal quotidiano La Repubblica. E la notizia è che la commissione d’inchiesta sui fatti del G8 genovese del 2001 non si farà. Era nel programma dell’Unione, due anni fa, ed è stata per tutta la breve legislatura del governo Prodi una richiesta costante delle forze che ora formano la Sinistra e l’Arcobaleno. Amato lo sa benissimo e per questo ripete a Giuseppe D’Avanzo che «per accertare la verità di Bolzaneto conviene affidarsi al lavoro del giudice e lasciar perdere le commissioni parlamentari». Fine. Salvo un piccolo particolare, che manca nell’intervista: i procedimenti per cui sono imputati 44 agenti di vari corpi di polizia [e non solo quella penitenziaria come dice Amato nell’intervista] sono a rischio prescrizione, per cui l’esito probabile del lavoro testardo dei pm genovesi potrebbe essere un nulla di fatto. E a quel punto?

C’è qualcosa che non torna nella campagna degli ultimi giorni, innescata dalle requisitorie dei pm nelle udienze per le torture subite da decine di persone nella caserma di Bolzaneto. Nulla o quasi di quanto i pm hanno detto in aula è nuovo: da subito dopo i giorni del 2001 le testimonianze raccolte dal Comitato verità e giustizia per Genova e dal Supporto legale avevano evidenziato il chi, il come, il quando di quello che è successo. E’ tutto ampiamente documentato, negli articoli pubblicati su questo tema, dal 2001 a oggi, su Carta, il manifesto e Liberazione, i tre giornali che hanno continuato a tenere viva l’attenzione su Genova. Amato dice che la «politica è stata indifferente». Non è vero. Non è stata indifferenza: ogni volta che, per un passo nuovo delle indagini o per un’inchiesta giornalistica, qualcuno in parlamento e fuori tornava a chiedere la commissione d’inchiesta, c’è stata una levata di scudi, spesso bipartisan, contro uno strumento legittimo e previsto dalla costituzione.

Negli ultimi due anni, quello che oggi è il Partito democratico è stato zelante nell’applicazione del diritto di veto su quella richiesta, alleandosi con le destre quando è stato necessario. Amato incluso. Tanto che il primo applauso all’intervista di Amato è venuto da uno dei colonnelli di Alleanza nazionale, Alfredo Mantovano, che ha definito «sagge» le parole del ministro dell’interno. Perfino Veltroni che improvvisamente si è accorto che sette anni fa è successo qualcosa a Genova, ha detto che «bisogna fare chiarezza», ma non ha detto né come, né quando. L’intervista ad Amato illustra molto bene quale sia la linea, sottile, tenuta fin qui dal Viminale, dal 2001 in poi: da un lato, si grida allo «scandalo», ai fatti «inconcepibili», dall’altro però, i reati ascritti agli imputati sono considerati troppo «leggeri» [violenza privata e abuso d’ufficio, su tutti] per giustificare la sospensione dal servizio o il blocco delle promozioni arrivate sistematicamente negli ultimi anni. Ma, terza piroetta, l’esistenza di inchieste giudiziarie per quei reati «lievi» sono l’alibi per non fare la commissione d’inchiesta. Che però, Amato fa finta di dimenticare, non deve stabilire le responsabilità penali, che rimangono personali e sono presunte fino a condanna definitiva, ma quelle «di sistema», politiche, se si preferisce. Amato rovina il giallo di Bolzaneto, e di Genova, rivelando non il colpevole, ma l’innocente: Gianni De Gennaro, nominato capo della polizia durante il primo centrosinistra, confermato da Berlusconi e ora capo di gabinetto di Amato, nonché supercommissario per l’emergenza rifiuti in Campania. Chiunque sia il colpevole del disastro del G8 del 2001, De Gennaro non c’entra, dice in sostanza Amato. Una presunzione d’innocenza rafforzata. E un’indicazione per il prossimo governo, quale che sia: la politica continuerà ad essere «indifferente».
postato da fcaffa | 11:11 | commenti (2)| link
politica

 

Tortura di stato /3

Giuseppe D'Avanzo, La Repubblica, 19 marzo 2008

ll processo per i fatti di Bolzaneto, scrivono i pubblici ministeri nella memoria consegnata ieri al tribunale di Genova, è «un processo dei diritti». Le testimonianze, le fonti di prova raccolte, le timide ammissioni degli imputati, la ricostruzione di quel che è accaduto in una caserma italiana diventata, per tre giorni, un argentino Garage Olimpo parlano della dignità della persona umana, della libertà fisica e morale del cittadino detenuto. Ci ripetono che anche una democrazia è capace di torturare. Che anche la nostra giovane democrazia può avvitarsi, senza preavviso, in una spirale autoritaria, e non solo i regimi che si nutrono dell' annientamento dell' altro per sopravvivere. Ci ricordano che l' umiliazione di un uomo prigioniero e indifeso, abbandonato a un deserto di regole, garanzie e umanità apre un solco profondo tra il cittadino e lo Stato. Ci annunciano come può collassare la cultura stessa della nostra convivenza civile.

L' indignazione non può bastare per quel che accaduto a Genova Bolzaneto. Non è sufficiente un sentimento. Occorrono ragione e intelligenza delle cose. E' necessario interrogarci con radicalità sulla debolezza delle nostre istituzioni; sui deficit culturali di chi - in alto o in basso - li rappresenta; sulla qualità delle prassi di governo e comando di quelle istituzioni; sulla peculiarità dei meccanismi di selezione dei ceti dirigenti di quelle amministrazioni, sulla loro permeabilità a una volontà - politica, burocratica - che può capovolgere i valori costituzionali. «Bolzaneto è un "segnale di attenzione"», hanno ragione i pubblici ministeri di Genova. E' «un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell' uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere». I magistrati sembrano chiedere ascolto, più che al tribunale, a chi ha il dovere di custodire gli equilibri della nostra democrazia. Bolzaneto, sostengono, insegna che «bisogna utilizzare tutti gli strumenti che l' ordinamento democratico consente perché fatti di così grave portata non si verifichino e comunque non abbiano più a ripetersi». E' un' invocazione, ci pare.
postato da fcaffa | 11:02 | commenti | link
politica

 

Tortura di stato /2

Giuseppe D' Avanzo, La Repubblica, 18 marzo 2008

Marco Poggi, infermiere penitenziario, entrò in servizio a Bolzaneto alle 20 di venerdì 20 luglio 2001 e ci rimase fino alle 15, 15.30 di domenica 22 luglio. «Ho visto picchiare con violenza e ripetutamente i detenuti presenti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro». «Picchiava la polizia di stato ma soprattutto il "gruppo operativo mobile" e il "nucleo traduzioni" della polizia penitenziaria. Ho visto trascinare un detenuto in bagno, da tre o quattro agenti della "penitenziaria". Gli dicevano: "Devi pisciare, vero?". Una volta arrivati nell' androne del bagno, ho sentito che lo sottoponevano a un vero e proprio linciaggio».

Marco Poggi dice che sa che cos' è la violenza. «Ci sono cresciuto dentro. Ho "rubato" la terza elementare ai corsi serali delle 150 ore e sono andato infermiere in carcere per buscarmi il mio pezzo di pane. Per anni ho lavorato al carcere della Dozza a Bologna. Un posto mica da ridere. Tossici, ladri di galline, mafiosi, trans, stupratori. La violenza la respiravi come aria, ma quel che ho visto a Bolzaneto in quei giorni non l' avrei mai ritenuto possibile, prima. Alcuni detenuti non capivano come fare le flessioni di routine previste dalla perquisizione di primo ingresso in carcere. Meno capivano e più venivano picchiati a pugni e calci dagli agenti della polizia penitenziaria. Gli ufficiali, i sottufficiali guardavano, ridevano e non intervenivano. Ho visto il medico, vestito con tuta mimetica, anfibi, maglietta blu con stampato sopra il distintivo degli agenti della polizia penitenziaria, togliere un piercing dal naso di una ragazza che era in quel momento sottoposta a visita medica e intanto le diceva: "Sei una brigatista?"»...
postato da fcaffa | 10:54 | commenti | link
politica



martedì, 18 marzo 2008
 

Tortura di stato /1

Dispiace rovinare la magica armonia che regna nel mondo di Walter Veltroni. Consigliamo al leader del Pd di leggere con attenzione quest'articolo di Repubblica e magari fare qualche postilla al suo programma.



Giuseppe D'Avanzo, La Repubblica, 17 marzo 2008

C´era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. «Giovanissimo». Più o meno ventenne, forse «di leva». Altri l´hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di «sospensione dei diritti umani», ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell´amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell´acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato – contro i 45 imputati – che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.
Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista…). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che «soltanto un criterio prudenziale» impedisce di parlare di tortura. Certo, «alla tortura si è andato molto vicini», ma l´accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.
Il reato di tortura in Italia non c´è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell´Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d´uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l´abuso di ufficio, l´abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell´indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa «degli altri», di quelli che pensiamo essere «peggio di noi». Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.
postato da fcaffa | 19:37 | commenti | link
politica



martedì, 04 marzo 2008
 

Il senso delle misure

Uno spettro si aggira per l'Italia. Sono le imprecisate misure impopolari che Silvio Berlusconi sta evocando nei suoi comizi. Sinora ha parlato di riduzione della pressione fiscale, eliminazione dell'ICI, detassazione degli straordinari, rate dei mutui meno care, migliaia di carabinieri e poliziotti in più, bonus per bebè, asili per l'infanzia in ogni angolo, vantaggi per l'acquisto di latte artificiale, riduzione dell'Irap e chissà che cos'altro sbucherà nelle prossime settimane. C'è in giro per l'Italia un giornalista che abbia l'ardire di chiedergli: "Scusi, Cavaliere, ma 'ste misure impopolari, quali sono? Ce ne dica, una, solo una". Attendiamo con fiducia.